La recente vicenda del decesso di una bambina a Palermo il 20 agosto 2026 ha riaperto un conflitto sulla “vaccinazione di massa” che da decenni serpeggia nella popolazione. La cronaca si è scatenata secondo le logiche del marketing usando paroloni per aizzare reazioni di pancia e fare eco a una sola lettura: lo Stato dipinto come padre protettivo, rimasto inascoltato nei suoi obblighi vaccinali che l’avrebbero salvata, mentre nell’arena le fazioni si scannano accusando medici o genitori di mancanze.
Approfondire è meglio che giudicare
In una democrazia sarebbe meglio andare a fondo e usare simili tragiche occasioni per crescere come coscienza collettiva, piuttosto che condannare senza fondamento con il piacere perverso delle tifoserie da stadio.
La malattia che si presume abbia ucciso la bambina è un avvelenamento acuto da tossina batterica del Corynebacterium diphtheriae, solitamente innocuo, che talvolta provoca solo un po’ di mal di gola. Nei soggetti col terreno biologico sano, l’infezione viene contenuta dal sistema immunitario naturale senza necessità di vaccini.
Questo batterio può essere infettato da un virus chiamato fago, ed è questa infezione a renderlo in grado di produrre tossine. Ciò, tuttavia, resta solo una potenzialità. A causa delle scarse nozioni di igiene nel (come lo chiamava Indro Montanelli) “popolino bue”, non tutti sanno che per attivare la produzione di tossine serve un requisito chiave: il tessuto in cui il batterio ha attecchito deve essere gravemente infiammato e perdere ferro (Fe), come dimostrato dalla letteratura di biochimica microbica. Questa condizione si verifica solo se il tessuto è già destabilizzato, o se l’infezione viene trascurata e il corpo non ha risorse per attivare una risposta efficace.
Il mito della vaccinazione a tappeto
La vaccinazione di massa non garantisce l’immunizzazione. In molti Stati europei infatti non si osa insistere con obbligatorietà legali, forzando affermazioni illusorie. Come riportiamo dal testo ufficiale dell’Australian Immunisation Handbook, restando nello stretto giro della difterite: “Le dosi di richiamo contenenti difterite sono raccomandate per gli adulti… perché l’immunità svanisce. La maggior parte dei casi di difterite in Australia si è verificata in adulti con una storia di vaccinazione incompleta o nessun richiamo recente”. E ancora: “L’immunità alla tossina difterica derivante dalla vaccinazione o dall’infezione naturale non dura per tutta la vita e svanisce nel tempo”.
Questa frase è di un’ovvietà imbarazzante per chi conosce le basi funzionali del sistema immunitario. Proprio a partire da ciò, lo Stato ha dunque il dovere di saper intervenire comunque, indipendentemente dal certificato vaccinale. Per mere questioni di biocapitalismo invece, ovvero le scelte che decidono come usare i corpi solo per produrre soldi, ciò non avviene. Gli investimenti vanno in armi e i protocolli restano al palo, senza risorse per garantire che le conoscenze mediche del XXI secolo siano davvero disponibili.
Il fallimento del paternalismo di Stato
Indipendentemente dal patogeno, le prime 48 ore di un mal di gola sono cruciali. In queste ore sono fondamentali lo stato di nutrizione e la seria disinfezione locale, fattori dipendenti dalla cultura in tema di igiene e alimentazione. Qualora un’infezione venisse inizialmente trascurata o banalizzata, ci si troverebbe di fronte a un vuoto educativo di cui il cittadino è la prima vittima. Lo Stato ha tolto dalle scuole l’ora di igiene, quell’insegnamento elementare che conferiva “autonomia biologica”, fornendo gli strumenti per essere noi stessi la prima linea dell’intervento sanitario.
Al contrario, si pende dalle labbra dei medici di un sistema sanitario al collasso. Come confermano le analisi del Worldwide Comparison of Treatment Guidelines for Sore Throat, la medicina moderna ha standardizzato l’uso di antibiotici sistemici lasciando le indicazioni sulla cura locale “scarse o assenti”, favorendo la paranoia dello streptococco e prescrizioni superflue che nulla fanno alla replicazione microbica. In caso di difterite però, se le ore cruciali passano, la tossina si diffonde attaccando gli organi e gli antibiotici rischiano di arrivare troppo tardi.
Al comparire di sintomi severi si viene mandati al pronto soccorso dove subentra la potenziale somministrazione dell’antitossina che, secondo i protocolli d’emergenza internazionali, deve essere disponibile o ottenibile in poche ore. Peccato che il caso che le scorte non siano immediatamente fruibili è già accaduto e documentato, evidenziando come gli obblighi vaccinali siano spesso l’effetto di politiche finanziarie di contenimento dei costi, più che di una reale volontà di cura. Per risparmiare si vaccina a tappeto e se qualcuno comunque muore, si usa l’occasione per scatenare risse e allontanare dalla questione vera: i corpi sono usati solo come oggetti dal capitalismo.
Gestire un banale mal di gola
La realtà è che nessuno Stato può salvarci. La vita è nostra, i medici e la sanità uno strumento che potrebbe fallire. Dunque la responsabilità è in prima istanza nostra ed abbiamo il diritto di scegliere per noi e per i nostri figli, rivendicando una vera e propria Sovranità Biologica.
Abbiamo però anche il diritto e il dovere di conoscere la biochimica del nostro organismo per non essere schiavi di protocolli industriali. Chiunque dovrebbe avere le competenze basilari (nozioni di igiene) per entrare in azione prima che il problema si aggravi e pretendere che sia lo Stato a investire nel formare i suoi cittadini.
Dovremmo inoltre pretendere che ogni molecola utile e attiva venga resa disponibile, a partire da fitoterapici come gli oli essenziali contenenti carvacrolo — la cui efficacia antimicrobica e di distruzione delle membrane cellulari del genere Corynebacterium è documentata da recenti studi internazionali di microbiologia — e che un mal di gola potrebbero farlo sparire in poche ore.
Oppure possiamo sempre ammettere come in fondo ci piaccia restare il popolo bue e accontentarci del rancio minimo, quando e se il biocapitalismo ritiene di concedercelo.
Eva Melodia – www.inatural.it
Foto copertina: immagine generata dall’AI

