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Home Attualità Italia Olbia: la festa della Moby Fantasy e il composto dolore dei familiari della Moby Prince

Olbia: la festa della Moby Fantasy e il composto dolore dei familiari della Moby Prince

i famigliari delle vittime dell'incidente della Moby Prince con indosso le magliette "io sono 141"

La più grande tragedia della marineria italiana, il disastro della Moby Prince avvenuta il 10 aprile del 1991, dopo tre processi, ancor oggi rimane avvolta in quello che, dopo 32 anni, è uno dei più grandi misteri e depistaggi del nostro Paese.

Ma nonostante questo sempre la stessa compagnia armatrice, con oltre 72 milioni di euro annui, garantisce il trasporto marittimo pubblico da e per la Sardegna, in base a una convenzione più volte prorogata.

E così mentre sabato 17 giugno ad Olbia si stava lavorando per i preparativi del “battesimo” del nuovo traghetto Moby Fantasy, sempre dello stesso armatore del disastro Moby Prince, sulla banchina del porto sono giunti un grande numero dei familiari di quelle vittime, indossando la maglietta rossa con scritto: “io sono 141”.

Il loro composto silenzio con alle spalle il porto e quindi il nuovo traghetto, vogliono ricordare i 140 morti in modo da non spegnere i riflettori su questo drammatico evento.

Tra le varie testimonianze ci ha colpito quella di Pino Cossu e Claudia Saccaro che, il 13 aprile del 1991 avevano programmato il loro matrimonio in terra sarda.

Pino e Claudia aspettavano in Sardegna i parenti partiti dal bellunese e dal trevigiano che, in quella maledetta sera del 10 aprile 1991, erano a bordo della Moby Prince.

Pino Cossu ci racconta che a bordo c’erano anche: “Il Padre, la Madre, il fratello, la Nonna, un Cugino, Padrino e Madrina e una coppia di cugini del Padre di Claudia”.

Mentre lo ascoltiamo raccontare, con gli occhi lucidi, ci colpisce questo suo pensiero: “E’ come uno zunami di emozioni e sentimenti mai sopiti che entrano di prepotenza sul tuo cuore e sulla tua mente, che mai sarà pronta a sopportare questo carico. Potrei scrivere ancora fiumi di parole che servirebbero soltanto a far montare ancora di più la rabbia e lo sconcerto su quanto successo, evidenziandone ancor più il vuoto che non si riempirà mai”.

Un abbraccio stretto quello di Claudia a Pino mentre asciugandosi le lacrime e con gli occhi ancora lucidi, ma con lo sguardo concreto verso l’orizzonte di chi cerca la verità, dice: “Bastava che gli Stati Uniti d’America ci avessero fornito il tracciato radar di quello che è successo quella sera, ma nessuno lo dice e ne parla”.

Un’affermazione secca e chiara probabilmente anche alla luce della scoperta fatta dalla commissione parlamentare d’inchiesta che a settembre 2022 affermò, senza se e senza ma, che a creare la collisione fu una terza nave ancor oggi rimasta senza nome e senza traccia.

La visibile sofferenza di Pino e Claudia termina con una aspettativa: “Che quella piccola luce di speranza che abbiamo acceso non si spenga mai e che anzi porti ad illuminare in futuro il tunnel buio di un sistema che ancora con la sua omertà ci nega la verità su questa terribile vicenda”.

Con questa tragedia del Moby Prince a Pino e Claudia e purtroppo a tanti altri come loro, non solo sono stati portati via gli affetti, ma è stata portata via, una gran parte di vita.

Sono passati 32 anni senza sincerità, quanti ne serviranno ancora per dare ai familiari delle vittime, verità e giustizia e soprattutto quello che nessuno ancora oggi è rimasto nella “nebbia” è che Moby Prince chiamò i soccorsi ma nessuno rispose una nebbia che non c’era.

Ora la Procura di Livorno ha riaperto le indagini con ipotesi di reato di strage e speriamo che anche questa volta non vengano tombate la giustizia e la verità.

Andrea Caldart

Fuori dal Silenzio

SatiQweb

dott. berardi domenico specialista in oculistica pubblicità

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