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Economia, il Green Pass preoccupa gli imprenditori

da | Ott 15, 2021 | Attualità

La nuova limitazione denominata Green Pass diventa obbligatoria, dal 15 ottobre al 31 dicembre 2021, quando finisce l’emergenza sanitaria del Covid 19. Le linee guida per l’applicazione del famoso documento, promotore a sua insaputa di accesi dibattiti, sono state stabilite definitivamente con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri approvato il 12 ottobre 2021. Ed è in questo momento che iniziano i problemi legati alla certificazione verde. Il problema principale riguarda il lavoro perché gli imprenditori sono costretti a far rispettare le regole, rimandando a casa i dipendenti sprovvisti del documento squisitamente burocratico. Conviene ricordare che il Green Pass approvato in Italia, dove sono presenti forti tensioni sociali a causa della certificazione verde, è differente dalle altre nazioni d’Europa, nelle quali è richiesto soltanto in determinate circostanze. Aumentano le reazioni degli imprenditori che spiegano le difficoltà del Green Pass, in un momento dell’economia italiana dove si registra una discreta ripresa.

Il rischio dell’economia 

“Facciamo fatica a comprendere – commenta Paolo Bianchini, presidente dell’associazione di categoria MIO Italia, Movimento Imprese Ospitalità – come un Governo, pur di giustificare le sue opinabili scelte, possa per la prima volta nella storia di questo Paese agire contro i lavoratori e contro il mercato del lavoro, alimentando il fenomeno della disoccupazione. Nel 2020, ben 300mila aziende (dati Cgia) hanno abbassato le serrande, e fra queste ci sono ristoranti, pub, bar, pizzerie e cocktail bar, cioè il settore Horeca nel suo complesso che è trainante per l’economia. Ora il provvedimento del Green Pass non farà altro che aggravare il quadro generale”. Purtroppo si registra molta confusione sull’applicazione del Green Pass nei luoghi di lavoro, mentre gli imprenditori lamentano l’ulteriore dovere di vigilare sui propri dipendenti, per assicurarsi che abbiano il certificato verde. È del tutto evidente che questo ‘obbligo’ rappresenta una vera e propria complicazione a danno del lavoro, senza dimenticare che rischia di vanificare i controlli perché troppo complessi da gestire. “Non è tutto condivisibile – commenta Gianfranco Della Mura, titolare del Centro Studi Liberté Voltaire di Roma – l’approccio governativo. Con il Green Pass avremo milioni di lavoratori senza retribuzione. A questo punto chiedo: se il Governo guidato da Mario Draghi fosse stato un esecutivo forte perché non imporre l’obbligo del vaccino, senza usare il Green Pass come un obbligo mascherato? E ancora. Pur non condividendo la linea dei no vax la Costituzione lascia libertà di cura ai singoli cittadini; non avendo l’Esecutivo la determinazione di rendere il vaccino obbligatorio, è necessario dare a costoro la possibilità di accedere ai tamponi in maniera gratuita o comunque con una spesa contenuta, aumentando la validità degli stessi da 48 a 72 ore. Non solo. È giusto che il datore di lavoro si comporti come uno sceriffo avendo l’obbligo di controllare i dipendenti? Che ruolo affidare allo Stato? Supporti i datori di lavoro nell’improbo compito e abbia veramente una linea unitaria sulla obbligatorietà del vaccino, assumendosi la responsabilità su cosa viene iniettato alla popolazione, senza farla ricadere sui cittadini che si affidano alla scienza per preservare la propria salute e quella dei loro figli”.

La situazione sociale  

C’è la preoccupazione che il Green Pass possa diventare un ostacolo alla ripresa economica, gli imprenditori temono disagi che impediscano un rapido ritorno alla normalità. La situazione sociale dell’Italia rileva forti divisioni tra vaccinati e no vax, mentre è auspicabile che la ripresa economica sia accompagnata da una maggiore serenità fra le persone, al fine di riprendere le normali attività economiche e puntare sulla ripresa. “Da persona vaccinata – commenta Morgana Rosano, titolare della scuola Morgan Roses Show Academy di Latina, affiliata con l’Accademia Internazionale del Musical – ho sempre creduto nella libertà, un valore assoluto che suggerisce di non giudicare le scelte altrui. È innegabile che la scienza abbia fatto sviluppi straordinari in tempi rapidissimi, così da fronteggiare la pandemia e rendere disponibile per quante più persone possibile il vaccino contro il Covid 19. Per contro, però, l’essere umano è sempre stato animato da un po’ di timore per le novità, soprattutto in tema di salute personale. Credo che l’introduzione del Green Pass andrebbe ammorbidita, proseguendo parallelamente con la campagna vaccinale, al fine di lasciare alle persone la possibilità di tutelarsi secondo le normative e le regole vigenti. Il rischio è che il Green Pass si trasformi da strumento sanitario a incubatore di forti tensioni; una dinamica rischiosa in un momento come questo in cui l’Italia è chiamata all’unità per ricostruire dopo la pandemia. Sono dunque per la libera scelta purché questa includa l’assumersi le conseguenze che ne derivano, in questo caso la limitazione alla propria libertà di movimento”. 

Francesco Fravolini

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