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Home Attualità Italia “Il diavolo fa le pentole … e anche i coperchi” – Orgoglio, dignità e pena, scomparsi dal vocabolario!

“Il diavolo fa le pentole … e anche i coperchi” – Orgoglio, dignità e pena, scomparsi dal vocabolario!

Una tragedia immane, come l’abominevole assassinio di Giulia, non meritava di essere trascinato nella mischia politica. Un femminicidio come tantissimi altri, che il codice rosso non è riuscito a limitare, che però è stato utilizzato per un ennesimo colpo al Governo Meloni e messo sotto accusa un presunto “patriarcato” ormai scomparso, ma evocato e abusato a uso e consumo tanto quanto la parola fascismo.

Personalmente rifiuto l’accusa di essere figlio di quella società patriarcale, pur avendone l’età,  che sottomette le donne e le considera inferiori al punto di deciderne per la vita o la morte.

No, io sono figlio di una educazione del rispetto per tutti, per tutti i generi nonostante negli anni ’60 di transgender non si conoscesse nulla. Una educazione cresciuta in casa da una madre che mi assisteva dalla colazione al dopo scuola, che mi consegnava al catechismo e ai lupetti.

E credo, almeno è quello che apparso dalle interviste, che il padre dell’assassino appartenga a questa generazione, che del patriarcato hanno ereditato solo l’amore per i propri figli, maschi, femmine o fluidi che possano essere.

Ecco quindi che mi risulta disgustoso, che personaggi d’alta visibilità, come la Boldrini, piuttosto che la Lilli Gruber o il leghista Stefano Valdegamberi, che ebbe l’indelicatezza di prender di punta le infelici dichiarazioni di Elena Cecchettin. Invece di compatirla per la circostanza dolorosa, è stata colta l’occasione per accusare il Governo e una presunta società patriarcale che essi presumono rappresenti questa maggioranza parlamentare. Ma Patriarcale non è di una setta dedita allo stupro, all’assassinio e a qualsiasi genere di rappresentazione negativa della società, bensì una organizzazione societaria che, alla pari di quella matriarcale, trova l’uomo, piuttosto che la donna, al vertice, a gestire e governare i fatti familiari.

Il cap* famiglia detta le regole e richiama i membri affinché vengano rispettate, a partire dai dieci comandamenti, utili a cattolici e atei per una scelta di vita rispettosa degli altri e di ciò che li circonda.

Ma a quanto pare Dignità, Orgoglio e Pena, sono termini scomparsi dal vocabolario alla pari di “Buongusto”, perdono e comprensione.

Prendiamo esempio dal padre di Giulia, dalla sua eleganza e dignità, dalla sua forza emotiva che irrompe in un contesto macabro e ben poco elegante, come una pecora bianca in un gregge di pecore nere. Altrettanto va rispettato il dolore e la compattezza dell’altro genitore, sconvolto per la tragedia che il figlio ha cagionato e al quale dovrà comunque portare esistenza ma soprattutto sostenere, per i resto della sua vita, un fardello emotivo e un senso di colpa difficile da sopportare.

Per approfondire l’argomento a seguire riporterò le varie dichiarazioni affinché possiate giudicare personalmente nella speranza di stimolare un senso di vergogna a coloro che certe posizioni hanno esposto, in tempi e modi inopportuni.

Da L’Espresso – Le parole di Elena Cecchettin

«Giulia è morta e la mia vita non sarà più la stessa. Sono giorni terribili. Ho provato sollievo per l’arresto di Filippo, almeno so che non l’ha passata liscia, che non è riuscito a scappare. È in carcere, ma è vivo. Vorrei tanto abbracciare mia sorella».

Così Elena Cecchettin, 24enne sorella di Giulia, in un’intervista a Repubblica. «Tutte le donne sanno che devono stare attente a qualcosa, il pericolo spesso è più vicino di quanto pensiamo, l’assassino ce lo troviamo dentro casa più di quanto possa avvenire in strada. L’80% dei femminicidi avviene in famiglia, una percentuale spaventosa», ha sottolineato. Elena ha parlato di “omicidi di Stato» riferendosi ai femminicidi.

«Lo Stato non fa abbastanza per prevenire. Non finanzia adeguatamente i percorsi educativi, l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. È complice perché non condanna apertamente questi episodi, non rende sicure le donne», ha argomentato. Sui social ha attaccato il ministro Salvini. «Ha messo in dubbio che Turetta possa essere colpevole», ha spiegato Elena. «Nessuno lo è finché non viene giudicato come tale, ma sappiamo tutti cosa è successo. In altri casi non si è espresso allo stesso modo, quando il presunto colpevole non era una persona bianca. Penso che la sua sia stata una mancanza di rispetto verso mia sorella, un’ambivalenza di cattivo gusto».

https://bit.ly/47o3Dq7

Stefano Valdegamberi (Lega)

Ho ascoltato a Dritto e Rovescio le dichiarazioni della sorella di Giulia. Posso dire che non solo non mi hanno convinto per la freddezza ed apaticità di fronte a una tragedia così grande ma mi hanno sollevato dubbi e sospetti che spero i Magistrati valutino attentamente. Non condivido affatto la dichiarazione che ha fatto. Mi sembra un messaggio ideologico, costruito ad hoc, pronto per la recita. E poi quella felpa con certi simboli satanici aiuta a capire molto…spero che le indagini facciano chiarezza. Società patriarcale?? Cultura dello stupro?? Qui c’è dell’altro. Fossi un Magistrato partirei da questa intervista la quale dice molto…e non aggiungo altro. Basta andare a vedere i suoi social e i dubbi diventano certezze. Il tentativo di quasi giustificare l’omicida dando la responsabilità alla “società patriarcale”. Più che società patriarcale dovremmo parlare di società satanista, cara ragazza. Sembra una che recita una parte di un qualcosa predeterminato e precostituito. Forse mi sbaglio ed è solo la mia suggestione… (le foto che pubblico sono tratte dal profilo facebook della sorella intervistata e sono molto significative)

Maurizio Acerbo

LA CROCE ROVESCIATA

Ho postato sulla mia pagina Maurizio Acerbo il comunicato che ho scritto con Eleonora Forenza in polemica con il consigliere regionale veneto che ha attaccato la sorella di Giulia Cecchettin adombrando una possibile pista satanista. Se andate a leggere il post scoprirete nei commenti che di imbecilli che si associano al consigliere ce ne sono vari. Le immagini trovate sui social di Elena Cecchettin per questi dementi attesterebbero il ruolo di #satana nella vicenda. La felpa con il pentacolo è di una rivista di skate ma sempre traccia di satanismo per questi detective. La foto di Elena Cecchettin con la croce rovesciata, noto simbolo satanista, sarebbe la prova https://it.wikipedia.org/wiki/Croce_di_san_Pietro Non ho mai amato black o death metal e generi affini per il loro immaginario lugubre ma che la croce rovesciata o il pentacolo siano simboli ricorrenti è cosa nota. Ora che diventino per i complottisti indizi di chissà quale responsabilità in un omicidio è da neurodeliri.

la croce rovesciata fu introdotta nel mondo del rock dall’ideatore della copertina del capolavoro dei Black Sabbath del 1970 https://www.rollingstone.it/…/la-storia-della…/480957/ La cosa emblematica è che il gruppo non ne sapeva nulla della trovata della casa discografica. Ne è derivato un filone dell’immaginario che dura da decenni attraverso hard rock, heavy metal, goth, grind ecc.

Tra poco scopriremo che la responsabilità dell’assassinio di Giulia è di Satana, Ozzy Osbourne, Ac/D, Venom, Iron Maiden, Slayer, Deicide, Hate e Marylin Manson.

Elene Cecchettin

Laura Boldrini

Omicidio Giulia Cecchettin, Laura Boldrini: “Il patriarcato è radicato, una porcheria, l’arretratezza della destra è un problema”.

“La violenza degli uomini sulle donne non si risolve con le misure penali. Le misure ci sono ma le ragazze continuano a essere uccise, peraltro sempre più giovani. Dobbiamo fare un lavoro culturale a 360 gradi, che sia radicale e trasversale, di tutta la società. Nel nostro Paese il patriarcato è radicato” 20/11/2023

https://awsvodpkg.iltrovatore.it/local/hls/,/content/entry/data/0/591/0_hpxnutu6_0_5xucd7fm_1,/content/entry/data/0/591/0_hpxnutu6_0_nkezp8ao_1,.mp4.urlset/master.m3u8

Lilli Gruber a LA7 8 e Mezzo

Lilli Gruber, pronunciate durante la puntata di Otto e mezzo, in onda su La7. 
«Non si può negare che in Italia ci sia una forte cultura patriarcale e che questa destra-destra al potere non la sta proprio contrastando» ha detto la giornalista. «Non so come facciano certe persone a trovare il coraggio di strumentalizzare anche le tragedie più orribili pur di attaccare il governo» replica Giorgia Meloni su Facebook allegando un’immagine che la ritrae con la figlia Ginevra in braccio, a pochi giorni dalla nascita, insieme alla madre e alla nonna della stessa premier. «Ora la nuova bizzarra tesi sostenuta da Lilli Gruber nella sua trasmissione – aggiunge la presidente del Consiglio – è che io sarei espressione di una cultura patriarcale. Come chiaramente si evince da questa foto che ritrae ben quattro generazioni di ‘cultura patriarcale’ della mia famiglia. Davvero senza parole».
«Ringrazio Giorgia Meloni per l’attacco che considero una prima dimostrazione della sua volontà di aprire un dialogo costruttivo con la stampa, un esercizio di democrazia al quale lei è poco abituata. Le porte di “Otto e mezzo” sono sempre aperte» la replica di Lilli Gruber alla presidente del Consiglio e al post pubblicato sui social. «Ritengo comunque che sia sempre pericoloso, per il buon funzionamento democratico, quando un/una presidente del Consiglio attacca direttamente la stampa e singoli giornalisti. Per fortuna, il diritto al pensiero libero e critico è ancora ben tutelato dalla nostra Costituzione». 

https://awsvodpkg.iltrovatore.it/local/hls/,/content/entry/data/0/591/0_fzk0fjql_0_vk0apb1f_1,/content/entry/data/0/591/0_fzk0fjql_0_i8q3kagv_1,.mp4.urlset/master.m3u8

Giorgia Meloni dal profile facebook

Non so come facciano certe persone a trovare il coraggio di strumentalizzare anche le tragedie più orribili pur di attaccare il governo. Ora la nuova bizzarra tesi sostenuta da Lilli Gruber nella sua trasmissione di ieri sera è che io sarei espressione di una cultura patriarcale. Come chiaramente si evince da questa foto che ritrae ben quattro generazioni di “cultura patriarcale” della mia famiglia. Davvero senza parole.

Giorgia Meloni e le donne di famiglia

Gino Cecchettin (da Affari Italiani)

Gino Cecchettin, il papà di Giulia eroe del nostro sciagurato tempo. Ritratto

Lacrime e dignità. Con queste due parole si potrebbe descrivere Gino Cecchettin, il papà di Giulia uccisa a coltellate dal suo ex fidanzato. Lacrime d’amore, quello che accompagnano l’ultimo post su Facebook, in cui condivide uno degli ultimi scambi di messaggi con la figlia.

Lacrime di dolore, per la perdita nel giro di poco più di un anno della moglie Monica, colpita da una grave malattia e scomparsa nell’ottobre del 2022, e poi di Giulia, strappatagli brutalmente a soli 22 anni e che lo chiamava affettuosamente “papino”.

Un papà “eroe” che nella vita fa l’ingegnere e guida un’azienda tutta sua. Nel 2018 ha infatti fondato 4neXt, realtà che fornisce prodotti e soluzioni tecnologiche a tutte le aziende che operano nell’ambito dell’automazione. Cecchetin, si legge sul suo profilo Linkedin, ha frequentato il corso di Ingegneria Informatica all’Università di Padova, mentre svolgeva il ruolo di sviluppatore software. Ha lavorato poi all’estero in diversi paesi come il Regno Unito, gli Stati Uniti, la Spagna e la Francia. Nel 2000 ha avviato la sua prima impresa nel settore dell’elettronica e da quel momento ha cominciato a esplorare ed approfondire aspetti legati alle strategie di vendita e di marketing, fino a fondare 4neXt.

Ma non solo automazione. Come dimostrano le foto pubblicate sui social, Gino ha anche una forte passione per lo sport e per il ballo. Un uomo sempre sorridente accanto alla moglie e ai tre figli, Giulia, Elena e Davide.

In questa tragica vicenda, sin dal momento della scomparsa di Giulia, Gino ha dimostrato sempre una grande dignità. L’ha incarnata quando non ha puntato il dito contro Filippo Turetta – sparito insieme alla ragazza – e ancora quando è stato ritrovato il corpo di Giulia. L’ha dimostrata anche quando, arrestato il presunto assassino della figlia, ha dichiarato: “Non provo odio. Spero possa vivere 200 anni, proverà dolore se si renderà conto di quello che ha fatto”.

https://www.affaritaliani.it/cronache/chi-e-il-papa-di-giulia-cecchettin-un-eroe-del-nostro-sciagurato-tempo-887618.html

Nicola Turetta

“Ci fa male vederci additati come famiglia simbolo del patriarcato”.

 “Proviamo un immenso dolore per la povera Giulia – ha proseguito Nicola Turetta, intervistato dal giornalista del Corriere della sera mentre stava tornando a casa con la moglie dopo essere stato in chiesa -. Siamo vicini alla sua famiglia, siamo devastati per quello che è accaduto. Ci fa male vederci additare come genitori inadeguati, come una famiglia simbolo del patriarcato. Non lo siamo mai stati, non è quello che abbiamo insegnato a nostro figlio. Anzi, parlavamo spesso in casa di questi temi, soprattutto quando i ragazzi partecipavano agli eventi organizzati dalla scuola… Ora, non sappiamo davvero darci una spiegazione”.

Lambert “Daemon” Glue

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

Link utili:

Fuori dal Silenzio

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dott. berardi domenico specialista in oculistica pubblicità

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