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Il voto è ancora libero?

da | Set 30, 2022 | Attualità

Domenica 25 settembre ci sono state le elezioni politiche con l’introduzione di un “controllo”, il quale ha suscitato dei malumori, non tanto per le code che si sono venute a creare, quanto nella sua “utilità” e soprattutto quale “utilità”.

Molti elettori entrando nei seggi domenica, vista la dinamica di come si svolgevano le operazioni di voto, si son fatti proprio questa domanda soprattutto in riferimento al tagliandino antifrode.

È un semplice tagliando perforato rettangolare rimovibile in basso nella scheda, nel quale viene applicato un adesivo con codice identificativo alfanumerico, che il presidente o lo scrutatore staccano prima di inserire la stessa scheda nell’urna.

Ma come funziona l’operazione?

Il presidente di seggio, prima di consegnare la scheda di voto all’elettore, annota il relativo codice del tagliando sulla lista sezionale in corrispondenza del nominativo dell’elettore stesso, nella colonna delle annotazioni associando così univocamente, quel codice a quell’elettore. 

L’elettore esprime il proprio voto e riconsegna la scheda piegata al presidente di seggio che, prima di inserirla nell’urna, verifica che la scheda sia ancora dotata del tagliando antifrode e se il codice identificativo alfanumerico riportato su tale tagliando coincida con quello annotato sulla lista sezionale all’atto della consegna della scheda stessa. 

Poi, davanti all’elettore, rimuove l’appendice contenente il tagliando e inserisce la scheda nell’urna.

Ma quello che rimane è che il codice antifrode è annotato come assegnato all’elettore.

Da qui i dubbi sulla sicurezza della “non tracciabilità” del voto.

Secondo alcuni giornali, il tagliano antifrode, introdotto nel 2018 serve a combattere il voto di scambio, ovvero a non entrare nell’urna con la scheda già compilata.

Francamente a noi ha fatto un po’ sorridere perché le schede, i registri e i kit per gli scrutatori, vengono stampati su carta speciale dal Poligrafico dello Stato, in 100 sedi, dislocate nelle città italiane e, il medesimo, ne cura la distribuzione.

Quindi come è possibile, anche in passato, che si potessero intercettare le schede da parte dei candidati per realizzare il voto di scambio?

Fantasia e immaginazione non mancano, però il dubbio della “non” tracciabilità, in moltissimi elettori è rimasto.

Vero è che sul registro si annota il codice in rifermento all’elettore, ma non sembra, per ora, si possa risalire al suo voto.

Il voto digitale ormai è una realtà e anche da noi verrà sperimentato su un campione di 5 milioni di aventi diritto secondo un recente decreto firmato dalla Lamorgese e da Colao.

Questo del bollino antifrode è solo una sperimentazione di come il cittadino accoglie le innovazioni, ma noi ci preoccupiamo molto di più per la frode che potrebbe avvenire, in quanto tuttora, non vi è nessuna piattaforma software, neanche la blockchain che possa garantire l’inviolabilità del segno della matita sulla scheda.

Oggi si è fatta una “prova” dando un bollino accanto al nome e cognome dell’elettore, domani una cybersecurity “inattaccabile”, che è impossibile da realizzarsi, e qui inizierebbero le vere perplessità per la tenuta della democrazia rappresentativa.

Nell’immaginario di questi “fautori del progresso neoliberista”, il voto assume solo la connotazione della filiera di un semplice prodotto da acquistare e soprattutto, senza nessuna garanzia che la filiera possa essere inattaccabile, sicura e soprattutto, vera.

L’Anonimato del segno a matita fatto sulla scheda cartacea è per ora, l’unica verità, a meno che non vi siano “nanotecnologie nascoste” sul prodotto, che potranno anche in futuro, decidere per la democrazia rappresentativa a nostra insaputa.

Andrea Caldart

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