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Intervista all’Aracnologo: Dai ragni che sputano e sognano alle manipolazioni genetiche sugli insetti

da | Set 23, 2022 | Attualità

Piergiorgio Di Pompeo, professione aracnologo. Di Pompeo, che ha studiato Scienze Ambientali a L’Aquila e Biodiversità ed Evoluzione a Bologna, è esperto di ragni, creature da incubo per alcuni, affascinanti predatori in miniatura per altri. 

Di certo esseri antichissimi, infatti i primi ragni fossili veri e propri sono stati rinvenuti in rocce del Carbonifero, databili fra 299 e 318 milioni di anni fa. 

Iniziamo dalla domanda più ovvia, ma la cui risposta non è scontata. Come mai abbiamo paura dei ragni? Fattori biologici, evolutivi, legati alla sopravvivenza? 

Sarebbe una domanda da porre ad un antropologo evolutivo. 

Molti studi mostrano come ci sia una propensione biologica ad un certo sospetto e timore verso animali che soprattutto ancestralmente rappresentavano una minaccia https://www.nature.com/articles/s41598-021-01325-z, tuttavia credo che la diffusa paura dei ragni abbia molto a che fare con un condizionamento culturale per così dire moderno e sociale. 

Le paure sono spesso legate a stimoli negativi che si ricevono da bambini.

Ragni come topi o pipistrelli vengono sempre mostrati in un contesto sinistro, tetro, orrorifico, in un ciclo che alimenta questa avversione. 

C’è uno studio che dimostra una riduzione significativa dell’aracnofobia dopo l’aver guardato film in cui i ragni vengono rappresentati con accezione positiva:

https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fpsyt.2019.00354/full

Solitamente i genitori o le figure di riferimento quando un bambino si avvicina ad un insetto lo allontanano, presentano quell’animale come ostile o disgustoso, mentre i bambini potrebbero essere incuriositi o affascinati da questi animaletti. 

Pensiamo all’attrazione per le api e la demonizzazione delle vespe, eppure il loro aspetto e la loro pericolosità non sono dissimili, quindi sembrano influire ragioni culturali stereotipate.

Il ragno violino è molto “gossippato” dai giornali, quanto c’è di vero sulla pericolosità di questo artropode?

I media hanno enfatizzato con articoli allarmistici la pericolosità di questo animale. 

Il morso di Loxosceles rufescens è di rilevanza medica e può effettivamente causare delle lesioni cutanee dolorose, che necessitano anche di giorni o settimane per guarire. 

Spesso si legge che può essere mortale, ma in realtà vi è solo un caso riportato nella letteratura scientifica, peraltro dubbio, di decesso a causa del ragno violino, in cui il morso non è effettivamente dimostrato e il corpo dell’artropode non è mai stato rinvenuto tra vestiti o lenzuola della vittima, che soffriva di problemi di salute pregressi. 

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5019911/

Il ragno violino sono molto comuni nelle case, ma l’abitazione deve essere infestata per avere una probabilità significativa di essere morsi. 

Aggiungo e ricordo che mordono solo se maneggiati maldestramente o schiacciati accidentalmente contro la pelle (ad esempio se sono tra indumenti o coperte). 

La maggior parte dei ragni consuma la sua preda succhiando l’interno molle di essa, è davvero così?

Dipende dalle specie. Tutti i ragni hanno un apparato boccale munito di cheliceri con zanne che iniettano il veleno e che in alcune specie possono anche spappolare meccanicamente la preda; altre non ne sono in grado e, dopo aver iniettato il veleno che immobilizza la preda e contribuisce a liquefare i tessuti interni, pompano degli enzimi digestivi che sciolgono ulteriormente quei tessuti e permettono quindi al ragno di ingerirli con lo stomaco succhiante. 

Della preda resta l’esoscheletro che di solito rimante attaccato alla ragnatela oppure viene staccato da lì e cade nelle vicinanze.

“Durante il riposo dei ragni saltatori sono stati notati rapidi movimenti degli occhi e contrazioni, un fenomeno mai osservato prima negli aracnidi che suggerisce che questi piccoli animali potrebbero fare sogni visivi”. Lo dice uno studio della National Geographic del 2022, guidato da Daniela Rössler, ecologa dell’Università di Costanza.

È un tema complesso, a cavallo tra filosofia, etologia, neuroscienze e domande universali. 

Ci sono ragni che hanno una spiccata intelligenza, lo sappiamo perché rispondono in modo diverso in base alle situazioni poste dall’ambiente. 

Credo che sia plausibile il sogno in alcune specie di ragni. Alcuni ragni che puntano molto sulla vista e hanno questo senso molto sviluppato potrebbero avere delle reazioni durante il riposo.

ll ragno saltatore del genere Portia preda altri ragni, e in base a quale ragno deve catturare adotta delle strategie diverse. Questo fa pensare ad una forma di plasticità e duttilità e perfino pianificazione della strategia di caccia. 

E’ qualcosa di sofisticato, implica una scelta non solo istintuale. Ci sono studi su questo ragno che avanzano l’ipotesi di una coscienza. 

https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fpsyg.2020.568049/full

Come pensa sia nata la sua passione per queste creature a 8 occhi?

O anche sei! Me lo sono chiesto, innanzitutto mio padre è un naturalista e credo che questo abbia influito, sono sempre stato incantato dalle passeggiate nella natura con lui. 

Da piccolo ero più appassionato da anfibi e rettili. I ragni sono arrivati dopo, era un mondo che mi sembrava magico, misterioso, poco conosciuto. Un sentiero nella natura che mi sembrava poco battuto.

Qual è il suo ragno preferito? È difficile immagino ma…

Si chiama Scytodes thoracica. È uno dei primi ragni che ho osservato, un cosiddetto ragno sputatore. Spruzza dei getti di colla per bloccare le sue prede. Rimasi molto affascinato da bambino quando vidi questa scena. 

Altro che squali, sono proprio gli insetti a fare più vittime tra la popolazione umana.

Sicuramente questo primato appartiene alle zanzare, anch’esse contano tantissime specie che si sono coevolute con noi, direzionando e facendo pressione sulla nostra evoluzione, sia culturale che fisiologica.

La malaria trasmessa dalle zanzare del genere Anopheles influisce pesantemente sulla vita delle popolazioni umane che vivono nei luoghi in cui questa malattia è diffusa ed altre zanzare, ad esempio il genere Aedes, trasmettono malattie da non sottovalutare come la febbre Dengue o che son sempre più presenti anche in Europa e in Italia: basti pensare all’infezione da virus Zika. 

È interessante come, di riflesso, anche l’azione umana abbia influito sull’evoluzione delle zanzare, che si sono adattate in funzione della vita degli esseri umani. 

Su questo posso consigliare il simpatico e rigoroso saggio Darwin va in città di Menno Schilthuizen: nel primo capitolo si parla delle zanzare urbane che hanno mutato i loro comportamenti nella metropolitana di Londra. 

La metropolitana è infatti un luogo umido e di solito non ci sono forti escursioni termiche stagionali, un luogo adatto dove mettere su casa per la zanzara e dove il ciclo vitale può procedere tutto l’anno. 

Nella metro le zanzare pungono tutto il giorno, sono più audaci e si avvicinano in modo più sfrontato alle persone, comportamenti selezionati dalla vita underground cittadina. 

I ragni sono capaci di divorare parecchie zanzare, almeno per questo non andrebbero uccisi, sono predatori utili alla nostra casa. 

Molti ragni predano le zanzare, ma onestamente non ne farei un’arma anti-zanzare. Per limitare la presenza di questi fastidiosi insetti occorre evitare che si stabiliscano nelle nostre vicinanze, ricordo quindi sempre di svuotare sottovasi e prosciugare piccole pozze che fanno da culla alle loro larve. In ogni caso i ragni non vanno uccisi perché per lo più sono innocui e rivestono un ruolo importante a livello ecosistemico, predando animali che non devono superare una certa densità di popolazione.

Come mai non troviamo più moscerini schiacciati sui parabrezza delle automobili? 

La biomassa di insetti è diminuita negli ultimi 50 anni ed è in calo nei contesti urbani e semi-urbani per diverse ragioni legate all’impatto antropico, uso di pesticidi e al cambiamento climatico. 

La situazione è seria perché tutti possiamo infatti farne esperienza personalmente. 

La diminuzione di insetti mette a rischio tutta la catena trofica ecosistemica, in primis la sopravvivenza di uccelli, rettili e altri animali insettivori e ha ripercussioni sulle piante che li usano come impollinatori.

Le api sono in via di estinzione, ma sappiamo che ci sono molte specie di api: quali rischiano di sparire?

Non l’Apis mellifera, l’ape domestica che alleviamo per il miele, ma le api selvatiche. 

Le api sono preziosi e importanti impollinatori ma non sono gli unici. Le api domestiche sono in salute, sono invece le api selvatiche, dalle quali non ricaviamo un profitto, ad essere in netta diminuzione. 

Credo ci sia una speculazione sul presunto pericolo di estinzione dell’ape domestica: adozioni di api, campagne di sensibilizzazione, richieste di fondi…In realtà sono le api selvatiche e gli imenotteri non domestici ad essere in effettivo pericolo e a dover essere maggiormente tutelati.

Giulia Bertotto

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