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Intervista all’Epidemiologa Sara Gandini: “Vaccini utili solo per giovani fragili, un errore obbligarli”

da | Set 5, 2022 | Attualità

La professoressa Sara Gandini, epidemiologa e biostatistica, si è laureata in Statistica presso l’Università di Bologna e ha conseguito un master in biometria a Reading (UK) e un dottorato di ricerca in Epidemiologia all’Università di Birmingham (Public Health). 

Attualmente è docente all’università statale di Milano in statistica medica, con abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professoressa associata. 

E’ inoltre autrice di più di 300 articoli su riviste scientifiche internazionali peer reviewed. Si trova nella classifica dei Top Italian Scientist, gli scienziati italiani ad alto H-index e produzione scientifica. 

E davvero un’occasione preziosa poterla intervistare, ripercorrendo la vicenda pandemica, la campagna vaccinale e le conseguenze sociali delle vicende più surreali accadute negli ultimi decenni. 

Professoressa Gandini, in che fase si trova adesso il Sars-coV-2? 

Recentemente è uscito un interessante articolo (Ling Xue et al, Infectivity versus fatality of SARS-CoV-2 mutations and influenza, International Journal of Infectious Diseases, 2022.) che ha preso in esame il confronto tra il tasso di letalità della variante Omicron della Covid-19 e l’influenza stagionale, ed è emerso che tale indicatore è maggiore nell’influenza che nella variante Omicron. Quindi stiamo andando nella direzione giusta, il Sars-coV-2 è sempre più contagioso ma al contempo meno letale. Ci tengo a sottolineare che questo tipo di stime vanno sempre interpretate tenendo conto della variabilità dei rischi che non sono uguali per tutta la popolazione. Nelle varianti precedenti, tendenzialmente molto più letali, vi era comunque quello che si chiama gradiente di rischio, che è enorme; forse non si è mai visto un gradiente di rischio così elevato prima della Covid-19. Significa che i bambini correvano rischi davvero bassissimi di malattia grave e ospedalizzazione mentre gli anziani molto più elevati. Questa enorme variabilità va tenuta in conto perché è qui tutta la complessità di questa malattia. Anche il CDC (Center for Disease Control and Prevention NdR) prendendo in esame le varianti pre-Omicron mostrava che il rischio di morte per i ragazzini con la Covid era minore di altre cause come morte per suicidio, cancro o altre malattie respiratorie. Un’altra cosa di cui si parla poco: all’apice della prima ondata la mortalità per tumore è rimasta più elevata di quella da Covid. Ci si chiede quindi se sia stato corretto trascurare questa patologia per esempio rimandando gli screening. Insomma, la salute è un fatto complesso e e non può essere ridotto al rischio di infezione, il livello di banalità e violenza mediatica raggiunto ha aggravato la situazione.

A proposito di bambini, lei è stata prima firmataria dello studio scientifico condotto nel contesto delle scuole italiane che ha dimostrato come esse non abbiano contribuito in maniera significativa alla diffusione del contagio da Sars-Cov2. 

Lo confermo; i bambini avrebbero dovuto continuare a frequentare la scuola. Naturalmente all’inizio io stessa non avevo un’idea chiara di cosa si dovesse fare, e per precauzione davanti ad un virus sconosciuto, capisco che le autorità abbiamo fatto questa scelta. Poi però nell’estate 2020 abbiamo iniziato a studiare la letteratura scientifica degli altri paesi sulla Covid in relazione alla riapertura delle scuole e io e altri colleghi ci siamo resi conto che i contagi non dipendevano dalla frequenza scolastica. E più studiavamo e più le evidenze scientifiche confermavano questo dato. I nostri media però dicevano che in Italia la situazione era differente per via delle classi affollate e e gli insegnanti anziani, così noi abbiamo svolto ricerche per capire questa correlazione tra frequenza scolastica e contagi a scuola e nella popolazione. La pubblicazione scientifica è stata diffusa (Gandini et al. A cross-sectional and prospective cohort study of the role of schools in the SARS-CoV-2 second wave in Italy. The Lancet Regional Health – Europe, 2021), ma non ci ascoltavano. Così abbiamo fatto anche vari ricorsi al Tar per far riaprire gli istituti scolastici. Io personalmente ho sostenuto anche le famiglie che sono scese in piazza per protestare contro le chiusure prolungate che abbiamo subito che non tenevano conto delle sofferenze degli studenti e delle famiglie.

In un articolo di Repubblica dell’8 settembre 2021, si parla ancora di lei: “Una delle firmatarie dell’appello degli accademici italiani: “Chi è ancora scettico non va trattato come una persona sciocca o ignorante. Sono contro i No Vax ma anche contro l’eccessivo autoritarismo” . Queste posizioni mediatrici e ponderate sono oggi rare, tuttavia ne abbiamo tanto bisogno.

Perché la politica, i media e i giornalisti hanno messo i cittadini gli uni contro gli altri? Non sembra troppo vecchio l’adagio latino che recita “Dividi et impera”…

Io credo che sia stato fatto un drammatico errore di comunicazione che pagheremo per molti anni in termini di rottura del tessuto sociale, sfiducia politica e paura della cittadinanza nei confronti delle istituzioni e degli organi scientifici. 

Alcuni studi epidemiologici hanno dimostrato che in Italia la realtà di veri no-vax (cioè coloro che rifiutano ogni vaccinazione, non solo quella contro la Covid) è una percentuale bassissima rispetto ad altri paesi europei. Una revisione sistematica della letteratura mostrava che che quando abbiamo percentuali altissime di vaccinati, come in Italia, introdurre gli obblighi non aumenta significativamente la percentuale di vaccinati. 

Le strategie di obbligo vaccinale nei confronti di questi scettici verso la medicina non sortiscono gli effetti sperati, anzi rafforzano quel solco di sfiducia che queste persone nutrono verso la scienza. Esse diciamo così, sentendosi violate, si radicalizzano nelle loro posizioni. E’ dunque preferibile lavorare per spiegare, sensibilizzare alla vaccinazione, ma non nascondendo e criminalizzando le paure. I rischi della Covid e della vaccinazione andavano esaminati alla luce del sole e non in modo ideologico e frenetico. I cittadini sono tali se possono scegliere in modo libero e non sotto ricatto, partendo dalle informazioni più oneste e chiare che si possano loro offrire e la scienza deve saper comunicare anche i propri limiti per essere efficace e credibile nei suoi compiti.

Ormai è alla luce del sole che un certo numero di persone è stato danneggiato dai vaccini. Ci rendiamo conto di quanto questo è grave in termini scientifici, sociali, etici, dopo che siamo stati ricattati anche sul diritto costituzionale al lavoro?

Innanzitutto, voglio dire che i vaccini si sono dimostrati efficaci nel prevenire la malattia grave ma meno nel ridurre l’infettività del virus almeno nel lungo periodo e su questo il governo non è stato chiaro. Intendiamoci, io non credo che questo errore sia stato fatto in malafede, però c’è stata una politica della comunicazione irresponsabile che ha criminalizzato chi aveva dubbi. Devo dire che non c’è stata chiarezza neppure sul fatto che vi potessero essere effetti collaterali -anche a lungo termine- da vaccino, soprattutto per i giovani (ossia coloro che generalmente rischiano meno contraendo la Covid). In Danimarca le autorità sanitarie hanno deciso di non vaccinare più i giovani e si sono perfino scusate: questo mi sembra un atteggiamento degno di un paese civile. 

Ci hanno ripetuto che i vaccini erano assolutamente sicuri, che il rischio di danni cardiovascolari era nullo, che non dovevamo temere. Il 14 luglio 2022 la Repubblicatitola così un suo articolo: “Miocardite e pericardite dopo vaccino Covid nei giovani, come limitare i rischi”.  Limitare i rischi? Il candore di queste affermazioni lascia senza fiato. Limitare i rischi dopo che si è stati rassicurati in mondovisione e poi obbligati con metodi polizieschi, ridicolizzando ed emarginando coloro che avevano dubbi? 

L’errore esiziale a mio avviso è stato quello di approvare per via emergenziale i vaccini nei giovani, in quanto generalmente sono coloro che hanno meno probabilità di sviluppare una forma patologica grave dal Sars-coV-2. Andava spiegato meglio che, sempre per quanto riguarda i giovani, la vaccinazione è un’opzione consigliata ai fragili e non un obbligo esteso a tutti. Meno che mai con la pena del divieto di accesso sul bus o in palestra. Non c’è stato un periodo di farmacovigilanza attiva lungo, in modo da poter osservare gli effetti collaterali più rari ma seri come le miocarditi. Durante un’emergenza è ragionevole approvare in via emergenziale dei vaccini per la popolazione ad alto rischio di mortalità ma non lo è approvarli per coloro che rischiano tendenzialmente davvero poco. La stessa Oms suggeriva di mandare i vaccini dei paesi ricchi, destinati alla popolazione giovanile, ai paesi in via di sviluppo laddove mancava anche negli ospedali.

Non dimentichiamo d’altro canto che esistono le miocarditi da Covid, più diffuse di quelle da vaccino almeno negli anziani. Per questo ripeto, la vaccinazione è un’opportunità e non una costrizione da valutare in base all’anamnesi e alla soggettività della persona. Prima di Omicron non era così facile contagiarsi con il sars-coV-2, quindi andava sempre fatto un ragionamento nell’ottica della medicina personalizzata: in questo caso sarebbe più pericolosa una miocardite da vaccino o i rischi da Covid-19? Anche perché cominciano ad emergere anche biomarcatori che possono indirizzare le scelte. Valutando anche quale vaccino, sappiamo infatti che Moderna è stata sospesa o sconsigliata in diversi paesi nei giovani per l’elevata percentuale di rischio di miocardite. 

Qui invece abbiamo avuto gli open day, ci sono inchieste aperte in tutta Italia, ad esempio per la morte della giovanissima Camilla Canepa…

Sì purtroppo. Sempre per evitare comode semplificazioni o polarizzazioni del discorso che non restituiscono la complessità della questione, vorrei aggiungere che naturalmente ci sono giovani per cui è raccomandata la vaccinazione in quanto soggetti fragili o portatori di patologie ma questo non può essere lo standard per tutta la popolazione giovane. Insomma, la Covid non è una malattia da sottovalutare, nemmeno per alcuni giovani; tuttavia, non erano da sottovalutare neppure gli effetti collaterali del vaccino. Vaccino che ritengo una importante risorsa come ricercatrice, ma che doveva essere trattato come qualsiasi rimedio medico o preventivo, valutandone caso per caso il rapporto rischi/benefici e non come un feticcio magico o come un oggetto di discordia e di conflitto sociale. Il vaccino è prezioso come opportunità, proprio come è dannoso se reso imposizione. Così come le altre cure e trattamenti.

Emerge in questi giorni il fatto che il Covid poteva essere curato (certo in base alle condizioni cliniche pregresse del paziente, l’età ecc) con tantissimi farmaci fuorché con il protocollo ministeriale Tachipirina e vigile attesa. Parliamo per esempio di un’inchiesta di Report e non della visione onirica di uno sciamano: 

C’è da dire che in effetti in un primo momento non avevamo evidenze scientifiche per poter affermare quali medicinali fossero realmente efficaci contro la Covid-19. Il protocollo “Tachipirina e vigile attesa” era una sorta di guida, di indicazione rivolta ai pazienti che non avevano un medico a cui fare riferimento. Eravamo nel panico, i medici di base non si recavano dai pazienti e andare in ospedale senza sintomi importanti era sconsigliato sia per la salvaguardia del paziente sia per ridurre il rischio di trasformare i ‘pronto soccorso’ in luoghi di contagio, così il protocollo serviva almeno a limitare i danni e a dire alle persone: non abusare di farmaci e tieni sotto osservazione i tuoi sintomi. L’indicazione per il paziente da parte ministeriale era quindi quella di non correre rischi con l’autodiagnosi e terapie improvvisate. Quello che è mancato è la medicina territoriale, di prossimità, e questo a causa dei decennali tagli alla sanità e non certo a causa dei no-vax come ci hanno fatto credere. 

La tachipirina era però l’unico farmaco da non raccomandare...

Ma all’inizio non si sapeva. Quando sono usciti diversi studi come quello del dottor Giuseppe Remuzzi, i quali dimostravano l’efficacia degli antinfiammatori, sono stati inseriti nel protocollo. Nel 2021 il Ministero ha inserito gli antinfiammatori tra le cure generalmente utili. Quindi non dobbiamo pensare che i medici che utilizzavano antinfiammatori o antivirali venissero sospesi o magari radiati. Il ministero della Sanità non ha mai impedito ai medici di fare il loro mestiere. Anche qui media e giornali hanno alimentato le polemiche, polarizzato il discorso e acuito le fazioni, con il risultato di soffiare sul fuoco dei complotti e delle frange no vax, al contempo senza però ammettere le incertezze che le autorità sanitarie e politiche avevano avuto. Anche dire che se avessimo dato antinfiammatori a tutti non avremmo avuto i morti che abbiamo avuto è del resto un’esagerazione. Per molti pazienti gli antinfiammatori non avrebbero funzionato. La realtà è molto più complessa della diatriba tra fanatici del vaccino e no-vax incalliti, o tra tragici allarmisti e sostenitori di terapie miracolose.

Il 1° settembre l’Ema, ha autorizzato a partire dagli adolescenti, due nuovi medicinali bivalenti realizzati da Moderna e Pfizer, realizzati sul ceppo originario del virus, quello di Wuhan, e su Omicron 1. 

Come ho già detto non capisco questo voler spingere sugli adolescenti francamente, soprattutto ora che Omicron è davvero poco rischiosa per i ragazzi in buona salute. E’ bene che ci siano vaccini perfezionati per i soggetti fragili, anche giovanissimi, e aggiornati per la Omicron, ma sempre per soggetti fragili valutati caso per caso e non una campagna vaccinale che omologhi tutta la popolazione come se ogni organismo fosse identico a tutti gli altri. 

Personalmente si è fatta un’idea di quale possa essere l’origine di questo virus? Non è più fantascienza pensare alla manipolazione genetica: ci sono laboratori che si occupano di queste pratiche in tutto il mondo e da anni. E alcune dovrebbero rispettare altissimi standard di biosicurezza, invece…

Non ho le idee chiare su questo, posso dire che non credo affatto che il Sars-coV-2 sia stato plasmato in laboratorio per attaccare deliberatamente la popolazione umana, ma certamente da quando maneggiamo questo tipo di patogeni nei laboratori, corriamo dei rischi. Non si può mai escludere la cosiddetta “fuga” del virus, magari per errore umano o scarsa sicurezza del laboratorio. Possiamo dire che da parte delle autorità competenti non c’è stata e non c’è tuttora trasparenza.

Giulia Bertotto

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