La popolazione fugge da Beirut per timore di attacchi sulla Capitale.
Mentre l’amministrazione USA bombarda l’Iran – anche se sono tuttora in corso le trattative tra i due Paesi – Israele decide una nuova escalation militare in Libano. In un video diffuso sui social media, il Premier israeliano Netanyahu ha dichiarato che IDF allargherà le proprie operazioni militari al di fuori della Linea Gialla – la “Zona di difesa avanzata” stabilita unilateralmente dallo Stato Ebraico nel sud-est del Libano e attualmente occupata dall’esercito israeliano – “per distruggere i droni di Hezbollah”. Secondo la stampa israeliana, Netanyahu avrebbe ricevuto da Trump il via libera a una “intensificazione” del “conflitto contro Hezbollah”, visti i danni che il Partito di Dio sta infliggendo alle truppe di IDF in Libano grazie all’utilizzo dei droni a fibra ottica.
“Non rallenteremo,” ha dichiarato in lingua ebraica Netanyahu nel video “anzi, la situazione ci obbliga ad incrementare numero e potenza degli attacchi”. La dichiarazione di Netanyahu ha fatto seguito all’appello che il Capo di Stato Maggiore di IDF Eyal Zamir ha rivolto al Consiglio di Sicurezza israeliano: Zamir ha suggerito alla Knesset di “colpire edifici a Beirut e Tiro” per contrastare la minaccia dei droni della milizia sciita.

Detto fatto: violentissimi attacchi in simultanea hanno scosso nelle ultime ore il Paese dei Cedri e indotto migliaia di persone a fuggire da Beirut, nel timore di raid sulla Capitale. A Mashghara, nella valle della Bekaa, quindici civili sono stati uccisi in attacchi ripetuti sia lunedì che martedì; nel distretto di Nabatyie l’artiglieria israeliana ha bombardato i villaggi di Arnoun, Yohmor al-Shaqif, Zawtar al-Sharqiya e Mifadoun; in contemporanea aerei israeliani colpivano l’area di Kawthariyet al-Riz, al di fuori della “Zona di difesa avanzata” stabilita da IDF, a coprire le “operazioni terrestri” di avanzamento nell’area del fiume Zahrani, 40 chilometri dal confine con Israele. Frattanto, l’esercito israeliano sta continuando ad attaccare il sud del Paese, segnatamente i distretti di Tiro e Bint Jbeil – già pesantemente colpiti negli ultimi due mesi – provocando decine di vittime nel giro di poche ore. In un attacco intenzionale a Srifa è stato ucciso un paramedico e altri due sono rimasti feriti – secondo fonti ufficiali, almeno 125 operatori sanitari sono caduti vittime del fuoco israeliano dal 2 marzo scorso, inizio dell’aggressione dello Stato Ebraico al Libano.
A Tiro una rapida successione di ordini di evacuazione ha colpito l’intera città e le località vicine, compreso il campo palestinese di Rashidieh, spopolando, demolendo e rendendo inaccessibili dozzine di villaggi. Era inevitabile che i successi di Hezbollah, per quanto effimeri, avrebbero provocato gravi ritorsioni nei confronti della popolazione civile; così come era altrettanto certo che lo Stato Ebraico avrebbe colto l’occasione della “guerra dei droni” per estendere la zona che ha occupato nel Paese dei Cedri.
Del resto, il Ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, in una recente dichiarazione è stato estremamente chiaro: nelle sue parole lo Stato Ebraico deve “occupare un’area più estesa del Libano, almeno fino al fiume Zahrani”, grande «più o meno quattro volte tanto» rispetto al territorio occupato finora dall’esercito israeliano. Ben Gvir ha inoltre proposto di “tagliare l’elettricità in Libano e riprendere la guerra aperta” – qualunque cosa ciò possa significare dato che, nonostante dal 17 aprile scorso sia in vigore una tregua tra i due Paesi, Israele non ha mai interrotto le ostilità.
Sebbene Ben Gvir venga presentato dalla narrazione ufficiale come la “punta più avanzata” della destra estrema israeliana, sembra tuttavia che i suoi “suggerimenti” siano stati pienamente accolti dai vertici di governo del suo Paese. Secondo il Ministero libanese della Salute pubblica, martedì 26 maggio il numero delle vittime di IDF dal 2 marzo scorso è salito a 3213, 28 nelle sole ventiquattr’ore precedenti alla rilevazione; 9737 i feriti, 104 nelle ventiquattr’ore precedenti.
Elisa Gestri
Foto copertina: credits by Elisa Gestri
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