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La “bomba” della Giustizia

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A Milano nei giorni scorsi, a causa di quattro telefonate anonime che affermavano circa la presenza di una bomba al Palazzo di Giustizia, sono stati scarcerate tre persone perché non si sono potute celebrare le direttissime entro i termini di legge proprio a causa l’allarme (falso) della bomba.

Per certi aspetti le telefonate anonime hanno raggiunto il loro scopo e chi le ha fatte è indubbiamente un genio del male che ha suggerito un modo invasivo e originale per la tutela degli amichetti incarcerati dal momento che, da oggi, in molti faranno in tale modo per by-passare il problema senza ricorrere alla decisione del Magistrato.

Ci ricordiamo tutti la strage al Tribunale di Milano del 9 aprile 2015 laddove un uomo entrato armato in Tribunale a Milano, uccise il Giudice Ciampi nella sua stanza, il giovane avvocato Claris Appiani, un testimone e ferendo altre due persone perché l’omicida riteneva di avere subito una ingiustizia.

Al tempo ci fu una reazione scomposta tra chi quasi si esaltò per il fatto drammatico (pochi scemi) e la stragrande maggioranza che rimase inorridita soprattutto per la facilità con la quale si era potuto entrare armati in un luogo sacro come il Palazzo di Giustizia.

Da quel giorno dell’aprile 2015 le cose sono cambiate e i controlli giustamente si sono fatti ovviamente più serrati e all’ingresso di ogni Tribunale ci sono le guardie giurate con i metal detector che controllano anche l’anziano in sedia a rotelle che attende la comparizione personale delle parti nell’amministrazione di sostegno e per tale motivo pericolosissimo.

Controlli che però trovo assai giusti e lungimiranti.

Ma ciò che preoccupa è il precedente recente dall’allarme falso della bomba e di tutte le conseguenze connesse.

Il Palazzo di Giustizia di Milano (sette piani) è grande come il centro storico della città dove vivo ed esercito la professione (Foligno in Umbria) e quindi capite bene che controllare ogni stanza e anfratto deve aver richiesto tempo.

Ma in Italia, culla non del diritto ma della furbizia rendendo drammatica ogni questione, gli accurati controlli sono stati sicuramente scrupolosi perché intimamente gli artificieri e le Forze dell’ordine avranno pensato: “e se c’è veramente la bomba che mi accade se non ho controllato bene?”

L’allarme bomba è il solito vecchio rimedio che ho vissuto anche io alla fine degli anni ‘70 del secolo scorso quando al mio liceo arrivava una telefonata di qualche coglione che, non volendo essere interrogato in greco antico, ovviava al problema con minacce bombarole alla Fabrizio De André e scombinando la vita di tutti per un solo giorno ma rendendoci felici tra le risate dell’allarme.

Qui il problema è ben più serio perché se da una parte chi vuole piazzare esplosivo non avverte prima (Italicus, Piazza Fontana a Milano, strage di Bologna alla stazione) per provocare una strage, dall’altra mi domando il motivo per cui, bonificato dal nulla una parte del Palazzo di Giustizia, non si siano celebrate le udienze perché non credo che eventualmente, abbiano piazzato una piccola bomba atomica da far saltare tutto il palazzo quartiere.

Perchè nella progressione del controllo, qualche stanza sarà stata bonificata.

Il limite tra scrupolo e pararsi il fondo schiena è sottilissimo dato che nel nostro benamato paese vige il principio di responsabilità civile e penale con particolare attenzione alla prima perché guai a toccare i soldi ad un compatriota.

Non per nulla a me accade – che sono penalista- che quando viene un cliente con tre pagine di capo di imputazione, non mi chiede se va in galera ma quanto costa la mia prestazione professionale.

Perché ci sono persone che preferiscono rischiare il gabbio piuttosto che tirare fuori schei.

Ne consegue che nel tramonto della civiltà occidentale, oltre ai noti motivi da me più volte enucleati, giochi un fattore determinante lo scarica barile delle responsabilità laddove la frase “non è colpa mia ma tua” assurge a baluardo di una vigliaccheria sociale che comporta una deriva morale paurosa perché nessuno si assume le responsabilità di accadimenti non previsti e imputandolo al fato.

E’ dai tempi dell’oracolo di Delfi, in Grecia sotto il monte Parnaso, che l’uomo cerca sempre di trovare una soluzione per addossare le colpe proprie ad altri con una carenza di rigore morale interiore da parte dei più che sta portando il nostro paese allo sfacelo che è sotto gli occhi di tutti.

Ne consegue che se da una parte si è andata a svilire la riflessione e quindi il rigore morale citato, dall’altro il pragmatismo che si afferma di voler perseguire, in realtà conforta la carenza di assunzione di responsabilità minime da parte di chi preposto alla gestione della cosa pubblica con il laconico risultato che per mancanza di logistica non si celebrino processi per questioni ipotetiche.

Si sa che gli avvocati hanno strappato a riluttanti giurie trionfanti verdetti di non colpevolezza per i loro clienti anche quando questi clienti, come spesso accade, erano chiaramente e indiscutibilmente innocenti” affermava Oscar Wilde.

Qui, nel caso in esame, piuttosto che rischiare una condanna ritenuta ingiusta si è preferita la via più folcloristica di una minaccia da liceale.

Filippo Teglia – Avvocato cassazionista penalista, pubblicista, giurista e docente universitario a contratto

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

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