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La Jihad islamica palestinese giura di rispondere al “massacro” in Cisgiordania

gruppo di appartenenti alla Jihad islamica palestinese

Nella giornata di ieri, il gruppo terroristico di Hamas ha invitato i palestinesi a unirsi ai combattimenti dopo che le Forze di Difesa israeliane hanno lanciato un’importante offensiva antiterrorismo nella città di Jenin (Cisgiordania), mentre i terroristi con sede a Gaza minacciavano di lanciare raffiche di razzi contro le città israeliane.

“Il nostro popolo e la sua resistenza sanno come rispondere ovunque a questa barbara aggressione”, ha dichiarato il leader di Hamas (organizzazione politica e paramilitare palestinese islamista, sunnita e fondamentalista di estrema destra), Ismail Haniyeh, poche ore dopo che Israele ha dato il via alla sua più grande offensiva in Cisgiordania in circa 20 anni.

Jenin è vista come un focolaio di attività terroristiche e l’operazione, che ha coinvolto circa mille soldati, è arrivata in risposta a una serie di attacchi mortali provenienti da Jenin e dalle aree circostanti.

Secondo alcune stime dei Funzionari sanitari palestinesi, circa otto persone sarebbero state uccise e almeno altre 27 rimaste ferite durante i combattimenti con le Forze israeliane.

Haniyeh, il cui gruppo governa da Gaza, ma mantiene diversi sostegni in Cisgiordania, dominata dal rivale Fatah, ha spiegato: “Chiediamo a tutta la popolazione della Cisgiordania di stare al fianco di Jenin e difendere la sua gente per contrastare il piano del nemico. Il sangue versato a Jenin determinerà la natura della prossima tappa in tutte le direzioni”.

L’alto leader della Jihad islamica palestinese Ziad Nakhleh, definendo l’operazione dell’IDF a Jenin un “massacro”, ha promesso che il gruppo terroristico, con sede a Gaza e sostenuto dall’Iran, risponderà inequivocabilmente.

“Quello che sta accadendo a Jenin è un massacro del nemico contro il popolo palestinese – ha sottolineato Nakhleh – La resistenza palestinese e le brigate di Al-Quds [costituiscono il braccio armato del Movimento per il Jihad Islamico in Palestina e sono attive in particolar modo nella Cisgiordania e nella Striscia di Gaza] risponderanno per porre fine a questo bagno di sangue”.

Inoltre, Saleh Al-Arouri, vice capo dell’ufficio politico di Hamas, facendo riferimento al fallito lancio di un razzo dall’area di Jenin la scorsa settimana, ha esortato i palestinesi della Cisgiordania a unirsi alla lotta a Jenin, “Siamo pronti a sacrificare le nostre vite e le minacce del nemico non ci spaventano. Colpiremo l’avversario nel momento e nel luogo di nostra scelta, e con qualsiasi mezzo: pietre, proiettili o razzi, come il Qassam che è stato lanciato pochi giorni fa da Jenin”.

Nell’ultimo anno, infatti, la Jihad islamica ha lanciato razzi contro Israele dalla Striscia di Gaza in risposta a membri uccisi o arrestati in Cisgiordania.

“Coloro che hanno risposto ai crimini dell’occupazione in Cisgiordania appartengono a tutte le fazioni della resistenza – ha specificato Al-Arouri – Stanno combattendo insieme come un corpo unico, anche se le dichiarazioni sono rilasciate da gruppi diversi. Centinaia di migliaia di persone sono disposte a sacrificare la propria vita”.

In tale contesto, dunque, il Presidente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, dell’Autorità Nazionale Palestinese e dello Stato di Palestina, Mahmoud Abbas, oltre ad alcuni colloqui che si sarebbero già svolti con la Cisgiordania sulla questione, ha chiesto alla leadership palestinese di tenere una “riunione urgente” sull’operazione di Jenin.

In precedenza, la Giordania ha condannato “l’aggressione israeliana” a Jenin e ha invitato la comunità internazionale a fare pressioni su Israele affinché interrompa l’operazione prima che la situazione “esploda”. 

Un portavoce di Abbas, infatti, avrebbe spiegato che “Quello che il Governo di occupazione israeliano sta facendo nella città di Jenin e nel suo campo è un nuovo crimine di guerra contro il nostro popolo indifeso”.

Il portavoce ha, infine, concluso: “Il popolo palestinese rimarrà fermo sulla propria terra di fronte a questa brutale aggressione fino a quando l’occupazione non sarà sconfitta e la libertà non sarà raggiunta”.

Flavia De Michetti 

Fuori dal Silenzio

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