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Home Attualità Italia La Persona al centro: il nuovo volto della legge sulla tutela dei fragili. Perchè siamo tutti fragili!

La Persona al centro: il nuovo volto della legge sulla tutela dei fragili. Perchè siamo tutti fragili!

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ADUSBEF ASP e Labirinto 14 Luglio, il giorno 14 febbraio hanno presentato a Roma, presso la sede nazionale ADUSBEF ASP, la legge sulla tutela dei fragili, dopo il fallimento della legge 6/04- ufficio dell’amministrazione di sostegno. 

La legge 6/04 non va riformata, va riscritta, ed è questo ciò che abbiamo fatto riunendo le competenze di due associazioni.

La proposta di legge elimina il termine “amministrato “dal linguaggio giuridico: il cittadino è prima di tutto una Persona, non un oggetto del potere statale su base ideologica. 

L’approccio della magistratura nell’applicare la legge, quando risulta eccessivamente rigido o distante dalla Persona, non può essere sopportato da coloro che definiamo “fragili”. 

La Persona fragile è uno di noi, ognuno può essere fragile, questo termine non connota un individuo specifico, una particolare ESSENZA di fragilità: fisica, mentale, spirituale.

Attribuire al Fragile una etichetta e una automatica sequenza di cure, significa applicare la legge spartana (e non solo) di buttare da una rupe l’IMPERFETTO qualunque sia il suo essere Imperfetto.

La legge 6/04 nasce per superare l’interdizione, per fare qualcosa di più morbido, più flessibile, più umano. Sulla carta, l’amministrazione di sostegno ha mirato a questo concetto. Nella realtà, invece, troppe volte abbiamo visto altro: la misura viene usata, in modo estensivo; i poteri dati all’amministratore sono vastissimi e, la persona fragile, finisce ai margini delle decisioni che la riguardano.

La valutazione della “imperfezione” bisognosa di “cura” e di quali cure non può essere un atto poco più che burocratico nelle decisioni di una sola persona, talvolta non adeguatamente preparata o non sufficientemente attenta alla complessità del caso, e comunque inevitabilmente legata alle proprie convinzioni, rispettabili ma parziali.

Fin qui abbiamo ragionato su come correggere la legge: rendere più rigidi i presupposti, limitare i poteri, rafforzare i controlli. Tutto giusto, apparentemente. Riflettendo insieme, invece, ci siamo detti: forse non basta limare. Forse occorre cambiare l’impianto culturale, cambiare le parole, cambiare i ruoli. Ed è da qui che nascono le scelte.

La prima scelta è la cancellazione del termine amministrato o addirittura beneficiario, termini ammantati di un buonismo che spesso viene annichilito dai fatti. Parliamo di PERSONA, che è la categoria a venire prima del diritto, prima dello Stato, prima dei nostri meccanismi. È l’essere umano concreto, con il suo nome, la sua storia, i suoi affetti, le sue paure e le sue testarde volontà.

La seconda riguarda la figura oggi chiamata “amministratore di sostegno”. Noi immaginiamo che, nel sistema del futuro, questa figura cambi pelle e diventi qualcos’altro: il fiduciario esecutivo. Fiduciario, perché, non è un delegato del giudice, non è un funzionario del sistema, ma è anzitutto qualcuno che la Persona sceglie o che viene scelta comunque nell’ottica della fiducia, della vicinanza, della comprensione. Esecutivo, perché il suo compito non è decidere al posto della Persona, ma eseguire ciò che la Persona – con gli aiuti e i supporti – ha deciso.

Si prevede l’introduzione di un Comitato Etico Multidisciplinare (composto da un medico, uno psicologo un filosofo ed esperti in bioetica) che affianchi il Giudice nel processo decisionale. 

Tale organo avrebbe il compito di formulare una valutazione unitaria delle prospettive di vita del fragile, traducendole in un progetto di vita vincolante. In questo modello, si delinea: una reciprocità dialettica fra il Giudice, che funge da “notaio dell’identità”, assicurando la cornice di legalità, e il Comitato Etico, che garantisce la cornice di senso e l’aderenza all’identità della Persona. L’Amministratore di Sostegno andrà superato a favore di un Esecutore fiduciario che agirebbe invece come mero attuatore del progetto concordato, perdendo ogni arbitrio decisionale sulla vita del beneficiario. Solo attraverso questa alleanza tra “saperi” è possibile restituire alla Persona (quello che la norma definiva asetticamente come beneficiario) il suo significato autentico: colui che riceve il bene della propria libertà protetta. “Ritornare umani di fronte alla fragilità” diviene così, non solo un imperativo morale, ma un obbligo procedurale per una giustizia che non voglia rinunciare alla sua missione più alta: prendersi cura dei diritti dell’uomo. 

In sintesi, la nostra è una proposta che vuole essere il seme di un cambiamento fondamentale per trasformare una camicia di forza burocratica in reale supporto umano alla fragilità.

Francesca Della Valle – Giornalista Conduttrice Autrice Scrittrice Attivista civile

Presidente di Labirinto 14 Luglio

labirinto14luglio@libero.it

Antonio Tanza – Avvocato

Presidente di Adusbef Asp

tanza@studiotanza.it

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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