Il 15 maggio scorso Washington ha annunciato una proroga di 45 giorni (a partire dal 16 aprile scorso) della tregua tra Libano e Israele, in vista di “nuovi negoziati” tra i due Paesi in programma nella Capitale americana il 2 e 3 giugno prossimi.
Di per sé la notizia sarebbe confortante; nella quotidianità ormai avulsa di significato in cui è immerso il mondo occidentale è invece totalmente priva di senso. L’esercito israeliano ha infatti salutato l’annuncio della proroga del Cessate il fuoco con un attacco in grande scala nel sud del Libano: bilancio, 6 morti di cui tre paramedici che stavano lavorando in un centro sanitario a Harouf e 30 feriti in decine di villaggi nel distretto di Tiro.

La nuova escalation di IDF, tuttora in corso, ha fatto ravvedere chi in Libano riponeva forse qualche flebile speranza nelle negoziazioni di Washington dove, com’è ormai chiaro al mondo intero, il Paese dei Cedri non ha nessuna voce in capitolo né alcuna carta da giocare. Avanti con le stragi di civili in territorio libanese, dunque, e con gli ordini di evacuazione indirizzati da IDF a decine di località del sud del Paese (ma ad oggi è più corretto dire del centro-sud, perché una parte delle sei Divisioni impiegate sul campo si è spinta fino a nord del fiume Litani, circa 40 chilometri dal confine con Israele) e della valle della Bekaa, nel silenzio della comunità internazionale.
Dal canto suo Hezbollah ha rimpiazzato in tempi sorprendentemente rapidi il proprio arsenale militare, in gran parte distrutto da IDF, con i droni FPV a fibra ottica, già impiegati nel conflitto russo – ucraino. Apparecchi low tech poco costosi ma in grado di colpire qualunque obiettivo, i droni FPV sono collegati all’operatore tramite un sottilissimo cavo in fibra ottica che può essere lungo chilometri; non servendosi di frequenze radio né di GPS non temono i disturbatori elettronici e sono difficilmente intercettati dai radar. Grazie all’uso di questi velivoli Hezbollah pare aver ritrovato un po’ di vigore nella battaglia disperata che lo impegna con l’esercito israeliano.
La settimana scorsa un drone del Partito di Dio ha ucciso il capitano Maoz Israel Recanati, 24 anni, che secondo una dichiarazione di IDF è il ventesimo soldato caduto in Libano dall’inizio dell’aggressione israeliana il 2 marzo scorso; del resto, portare avanti un’operazione su vasta scala quale la “Roaring Lion” (Leone Ruggente) ha un suo costo. Mentre scriviamo, giunge da fonte israeliana la notizia che un ufficiale riservista dell’esercito israeliano, il capitano Itamar Sapir Hy’d dell’Unità Maglan delle Forze Speciali, 27 anni, è rimasto ucciso in uno scontro a fuoco con “un terrorista di Hezbollah” in un villaggio all’interno della “Zona di difesa avanzata controllata da IDF” nel sud del Libano.
In un comunicato, IDF ha dichiarato che Sapir “è caduto mentre difendeva Israele sul fronte nord”.
Qualche ora prima, un drone della milizia sciita aveva ferito tre civili a Rosh Hanikra, nel nord di Israele; IDF ha dichiarato che l’episodio costituisce una “palese violazione” del Cessate il fuocotra lo Stato Ebraico e “il gruppo appoggiato dall’Iran”.
Senza soffermarci sul tono surreale di tale dichiarazione, ricordiamo che Hezbollah non riconosce i negoziati di Washington, a cui del resto non è stato invitato a partecipare, né gli accordi che ne derivano – Israele, che siede al tavolo delle trattative, si limita a violarli.
Secondo gli ultimi dati del Ministero libanese della Salute Pubblica, dal 2 marzo scorso IDF ha provocato in Libano 3042 vittime, di cui 22 nelle ventiquattr’ore precedenti alla rilevazione. I feriti sono 9273.
Elisa Gestri
Foto copertina: credits by Elisa Gestri
Foto interne: credits by Elisa Gestri
Link utili:
https://www.theguardian.com/world/2026/may/15/israel-and-lebanon-agree-ceasefire-extension-us-says
https://www.ynetnews.com/article/sj1ejmckgg
https://vinnews.com/2026/05/19/idf-reserve-captain-killed-in-southern-lebanon-fighting
https://www.jpost.com/israel-news/defense-news/article-896688

