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Libano – Israele: non chiamatela tregua

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Le tre settimane di proroga del Cessate il fuoco tra Israele e Libano che Donald Trump ha di fatto imposto a Benjamin Netanyahu il 23 aprile scorso hanno a quanto pare lo scopo di permettere allo Stato Ebraico di “farla finita con il Libano”, nelle parole dello stesso Premier israeliano. Evidentemente, in cambio dell’estensione della tregua, Tel Aviv ha ricevuto dall’amministrazione USA il via libera per sradicare Hezbollah dal Paese dei Cedri – o meglio, per eliminare militarmente cose e persone da quasi un terzo del territorio libanese. Non si spiega altrimenti la drammatica escalation delle operazioni militari di IDF, che da sabato scorso ha ricominciato a mietere quotidianamente decine di vittime in vaste aree del Paese. Netanyahu ha dichiarato che l’intensificarsi degli attacchi dell’esercito israeliano contro Hezbollah fa parte delle clausole dell’accordo di Cessate il fuoco ed è stato concordato con Beirut. 

Il Presidente della Repubblica libanese e la milizia sciita si sono scambiati accuse reciproche di tradimento: il primo ha imputato al Partito di Dio di aver attirato sul Libano gli attacchi dello Stato Ebraico, mentre Hezbollah ha rinfacciato a Aoun di aver acconsentito alle negoziazioni dirette di Washington, che la milizia sciita rifiuta, costringendo il Libano a sottostare alle condizioni altrui.

Sia come sia, nonostante la tregua continua l’ecatombe dei libanesi, che pagano il conto di una guerra che non hanno voluto e non li riguarda. Solo nelle ultime ventiquattr’ore, nel sud del Paese sono stati uccisi dal fuoco israeliano cinque civili, tra cui tre soccorritori della Protezione Civile a Majdal Zoun, distretto di Tiro; due fratelli, soldati dell’esercito libanese, che si recavano a prendere servizio in scooter a Kharbet Selm, nel distretto di Bint Jbeil, città a chiunque chilometri dal confine con Israele demolita da IDF; una famiglia di tre persone a Hanniye, villaggio nel distretto di Tiro; due donne a Jouaya, località di montagna nello stesso distretto.

Giornale locale con mappa del conflitto

Inoltre, IDF continua l’opera di demolizione dei villaggi al confine con Israele, e non solo. Il portavoce di IDF in lingua araba, Avichay Adraee, indirizza quotidianamente ai residenti di svariate zone del Paese ordini di evacuazione che hanno ormai raggiunto un centinaio di località. Ai libanesi è interdetto l’accesso non solo ai villaggi compresi all’interno della “zona tampone” stabilita unilateralmente da Israele in Libano, ma anche a decine di località a nord del fiume Litani, dunque fuori (almeno fino ad ora) dall’area occupata militarmente da IDF. Nelle ultime ore è stato ingiunto alla popolazione tutta presente a sud della città di Saida di spostarsi verso nord, nell’omonimo distretto.

Frattanto Hezbollah continua la sua disperata controffensiva, prendendo di mira come può le postazioni di IDF sia in territorio libanese che nel nord di Israele, con lanci di razzi, missili e droni, uccidendo ogni tanto un soldato israeliano e facendo qualche danno alle strutture militari. IDF ha reso noto recentemente di aver eliminato ad oggi “mille infrastrutture” di Hezbollah in Libano.

Secondo gli ultimi dati del Ministero libanese della Salute Pubblica, le vittime dell’aggressione israeliana in tutto il Paese sono salite a 2534 (quasi 8000 feriti), a fronte delle 2294 registrate al momento dell’entrata in vigore del Cessate il fuoco il 17 aprile.

Elisa Gestri inviata da Beirut

Foto copertina: credits by Elisa gestri

Link utili:

https://www.arabnews.com/node/2641430/middle-east

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