Nella notte tra il 16 e il 17 aprile è scattato in Libano il Cessate il fuoco con Israele che sulla carta ha messo fine a un mese e mezzo di attacchi dello Stato Ebraico al Paese dei Cedri, volti ad eliminare la milizia sciita di Hezbollah ma che in realtà sono costati la vita di migliaia di civili.
Secondo le autorità di Beirut, dal 2 marzo al 16 aprile IDF ha causato in tutto il Paese 2200 vittime e più di 7000 feriti, oltre alla distruzione di decine di villaggi e città, soprattutto nel sud e nella valle della Bekaa. La tregua di dieci giorni, annunciata da Donald Trump su Truth, è stata preceduta da un meeting a Washington tra le diplomazie dei due Paesi (il primo incontro diretto dal 1983, come è stato sottolineato dalla stampa), che dovrebbe aprire la strada a “negoziati di pace” tra Israele e Libano.

Solo il tempo giudicherà se si tratta di pace o di normalizzazione dello status quo(buona parte del territorio del sud del Libano è sotto controllo di IDF); intanto, il premier israeliano Netanyahu ha dichiarato che le operazioni nel sud del Libano continuano – così come le vittime di attacchi, il cui numero è ancora aumentato dopo la tregua.
Sebbene Trump abbia imposto a Israele di smettere di aggredire il Libano, e invitato Hezbollah a “comportarsi bene” – come si trattasse di una classe di scolari – le ostilità non sono cessate. A cavallo del cessate il fuoco e nei giorni successivi le autorità libanesi hanno registrato un ulteriore centinaio di vittime, tra cui un soldato francese del Corpo di pace di UNIFIL, morto per un attacco di cui sia Hezbollah che IDF hanno negato la responsabilità.
All’annuncio della tregua, migliaia di sfollati (più di un milione e mezzo, secondo il Ministro libanese degli Affari Sociali) hanno preso la via del ritorno, anche se IDF ha intimato ai residenti del sud di non rientrare nelle loro case. In questo momento si registrano incolonnamenti sulle autostrade nella direzione opposta: chi ha tentato di raggiungere il proprio villaggio con l’aiuto dell’esercito libanese ha rinunciato e sta rientrando verso nord, a Beirut o nelle località in cui ha trovato rifugio.
La situazione è molto instabile e si teme già che, scaduti i dieci giorni, Israele torni ad “offrire il proprio supporto al Libano per sgominare Hezbollah – come ha dichiarato a Washington l’ambasciatore israeliano – con le conseguenze che ben conosciamo.
Elisa Gestri inviata da Beirut
Foto copertina: credits by Elisa Gestri

