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L’Italia agli italiani

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Di pochi giorni fa la notizia apparsa su tutte le testate giornalistiche che due studenti di un liceo a Cesena, all’ultimo giorno di scuola, hanno esposto un lenzuolo con scritto quanto in titolo del presente articolo ed è successo il finimondo.

Tanto per cominciare sono stati censurati dalla scuola che ha pensato bene di imporre il sei in condotta a motivo del quale non si sa che fine faranno i due ragazzetti dal punto di vista dell’esito scolastico.

A me, quel che mi stupisce, è l’altrettanto “stupore” delle reazioni politiche a tale manifestazione di pensiero che ricalca la dottrina dello statunitense Monroe del 1823 “l’America agli americani” senza che però quest’ultimo fosse accusato di fascismo come invece accaduto ai ragazzetti in questione.

Contemporaneamente, sempre sui giornali, si è inneggiato al martirio politico di Tomaso Montanari che si è dimesso dal consiglio di amministrazione della Galleria degli Uffizi di Firenze perché’ all’interno di esso è stato nominato un consigliere di destra, cosa per il professore politicizzato inaccettabile dopo anni di occupazione culturale omologata a sinistra.

I due episodi , a distanza di pochi giorni tra loro, sono strettamente collegati nel senso più deleterio perché’ denotano  che esiste un fascismo di sinistra che silenzia chi non omologato al regime radical chic che impera nel nostro paese e nell’Europa unita  ma che sta comportando, per reazione, che la destra anche estrema  stia recuperando posizioni inimmaginabili  come AFD in Germania , Le Pen in Francia e Vannacci in Italia per contrastare la cultura del politicamente corretto di cui tutti ne abbiamo le scatole piene.

L’aspetto preoccupante dell’intera questione parte da lontano con Gramsci e con la sua opera principale “Lettere dal carcere” in cui il famoso filosofo auspicava da un lato il diritto allo studio e dall’altra che la sinistra più radicale dovesse avere il dominio assoluto nell’ambito della cultura per educare le masse proletarie.

In pratica l’attuazione del pensiero di Giovanni Gentile ma in salsa rossa e facendo ulteriormente denotare che tra fascismo e comunismo il limite è assai sottile al punto che Bombacci, già fondatore del Partito Comunista in Livorno nel 1921, convertendosi al fascismo e diventando elemento di spicco di tale ideale, è considerato tutt’oggi l’anello di congiunzione tra le due idee.

L’attuazione del pensiero Gramsciano a scoppio ritardato sta portando gravi conseguenze perché’ da un lato viene compressa la libertà costituzionalmente garantita di esprimere la propria opinione in maniera non diffamatoria e dall’altra viene meno il dibattito culturale sulla valutazione delle esigenze del popolo Italiano che non sia solo la cultura woke.

Di fatto  emerge chiaramente che se , in ambito culturale ufficiale , non si sia di sinistra, si e’ inspiegabilmente fuori dal sistema del dibattito culturale e facendo affiorare , in maniera univoca , che la sinistra che canta “Bella ciao” anche alle recite all’asilo  come sinonimo di canto di libertà verso le tirannie, diventa esilarante e dovrebbe essere sostituito – detto canto- da “Faccetta nera” dato che Enio Flaiano aveva ragione quando affermava che i fascisti si dividevano in due categorie: i fascisti e gli antifascisti.

Sul punto assume importanza il ruolo della scuola e delle Università che non invogliano gli studenti al desiderio della conoscenza e del sapere sollecitando la riflessione autonoma del pensiero, ma imponendo dogmi che livellano il dibattito culturale stesso verso il basso e quindi fallendo.

E questo nasce dalla circostanza ulteriore che al governo ci sia questa destra sbiadita plutocratica ed atlantista – con buona pace di Pino Rauti che si rivolta nella tomba-governo accusato di essere fascista quando in realtà, una persona come Tomaso Montanari, se fosse fascismo, sarebbe al confino a Ventotene ad imitazione di Altiero Spinelli, isola meravigliosa ma piena attualmente di radical chic, il suo ambiente.

Quindi un fallimento a tutto tondo del concetto di democrazia parlata ed attuata ad opera non solo dei soliti sinistri che a livello culturale hanno occupato tutto l’occupabile quando si tratta di cultura, ma anche di una scuola politicizzata che non fa bene alla salute dello studente che vede minata la sua esuberanza di ideali che vengono respinti al mittente con l’ingiuria di neofascismo.

Fatti importanti di cui sono però assai contento perché è innegabile che ogni volta che emergono tali fatti deleteri, un ex democristiano si trasforma in neonazista.

Perché’ se la sinistra non ascolta più gli umori del popolo che dice di voler tutelare tradendolo badoglianamente, si capisce bene che è destinata a fallire sia in Italia che in Europa.

E chissà che ne penserebbe Gramsci.

Filippo Teglia – Avvocato cassazionista penalista, pubblicista, giurista e docente universitario a contratto

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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