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Meloni G20: Allineata alla tecnocrazia digitale

da | Nov 21, 2022 | Attualità

Puoi pulire quanto vuoi un vetro, sostituirgli il telaio, colorarlo a nuovo, ma quello che rimane è il suo contenuto che non cambia.

Così inizia ad apparire la politica della Meloni, forte di slogan in campagna elettorale, pronta a rispondere agli ordini della scuderia euroatlantica.

È il caso di dire che la sua firma alla risoluzione del G20 di Bali di qualche giorno fa, ha fatto letteralmente impazzire la rete, ma non ha smosso un commento nei media del mainstream.

Infatti, i cosiddetti organi d’informazione “importanti”, hanno decantato vittorie che tali non ci sono sembrate, piegando la loro asticella a ciò che non è importante per il pubblico, ma per i loro finanziatori e i politici.

Il vertice ha avuto un gran numero di incontri e dibattiti, ma questa volta ci è parso molto più di altre volte, un talk-show dove tutti, han applaudito tutti, ovvero se stessi, dicendosi bravi autoincensadosi.

L’oggetto del clamore degli internauti è il punto 23 della risoluzione, dove il summit ha trovato l’unanimità sull’introduzione dei passaporti vaccinali e identità digitali globali.

Il punto 23 della risoluzione del G20 recita così: “Riconosciamo l’importanza di standard tecnici e metodi di verifica condivisi, nel quadro dell’IHR (2005), per facilitare i viaggi internazionali senza soluzione di continuità, l’interoperabilità e il riconoscimento di soluzioni digitali e soluzioni non digitali, compresa la prova delle vaccinazioni. Sosteniamo il dialogo e la collaborazione internazionali continui sulla creazione di reti sanitarie digitali globali affidabili come parte degli sforzi per rafforzare la prevenzione e la risposta a future pandemie, che dovrebbero capitalizzare e basarsi sul successo degli standard esistenti e dei certificati digitali COVID-19”.

Uno schiaffo alla dignità e alla libertà dei cittadini che ben conosciamo perché, dietro la scusante di adottare standard comuni internazionali, si nasconde invece, il progetto di “ristrutturazione” del “Grande Reset, promosso congiuntamente nel 2020 dall’allora Principe del Galles – ora re Carlo III – e dal fondatore del World Economic Forum (WEF), Klaus Schwab.

Schwab non è un capo di stato, ma è comunque intervenuto al G20 indonesiano, parlando di un “piano” per la trasformazione sistemica della realtà.

Letta così sembra un delirio di onnipotenza, ma in realtà il problema è molto più grave perché è il principio fondamentale del Forum di Davos, quello del transumanesimo, della trasformazione sociale e antropologica all’insegna del controllo tecnologico sulla popolazione mondiale, reso possibile proprio dal digitale e dal sistema di passaporti vaccinali.

Fa impressione pensare che queste istanze sono state recepite e tradotte in un punto della conferenza, segno che la preoccupazione a cui dobbiamo pensare è che i nostri governi, che sembrano democraticamente eletti, in realtà non ci appartengono.

Probabilmente per molti questa potrebbe sembrare disinformazione, perché se non lo “sentono da loro”, non è vera informazione.

È proprio questo che ci deve preoccupare perché, la propaganda mediatica orchestrata da questi pseudo filantropi e dalle loro corporazioni, immettono in rete informazioni che contraddicono, anzi occultano, la possibilità della diffusione della visione reale e ufficiale dei fatti.

Chiediamoci perché Giorgia Meloni abbia voluto suggellare con la sua firma, questo G20 che ha dato il via alla stretta sul controllo digitale personale che potrebbe portare ad un primo passo per il controllo sociale che già si sta sviluppando in molti governi occidentali, con l’avvento della tecnocrazia.

Attenzione una censura è già di fatto in atto, ricordiamoci che la UE ha mantenuto fino al 30 giungo 2023 la possibilità di introdurre il Green Pass, tanto caro a chi ha osannato a suo tempo, la nuova “libertà digitale” e oggi, inizia a capirne i danni. 

Andrea Caldart

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