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“Merende letterarie”: un ponte tra passato e futuro

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Nel corso degli anni, le mie rubriche e la mia fervida attività professionale, si è sempre mossa, cercando di creare un equilibrio – possibilmente affascinante – tra l’essere naif e quel tocco di autenticità che avvicina il lettore a riflessioni più o meno profonde, ma certamente libere da strategie di distrazioni.

 Sto Spingendo, con forza, a guardare il mondo con occhi puliti, come se si vedesse per la prima volta. Cerco di orientare la “cultura”, o ciò che ne deriva, fuori dalle biblioteche polverose per riportarla alle sensazioni primordiali.

Il mio approccio naif rifiuta le sovrastrutture accademiche per cercare l’essenza, proprio come i pittori di questa corrente artistica che dipingevano la realtà con colori “sinceri”, senza troppi chiaroscuri tecnici. 

Insomma, per quanto sia una sfegatata appassionata del “gioco” di luci e ombre di Caravaggio ritengo, in questo preciso momento storico: cinico e, a tratti, vacuo, che ci siano anime da salvare e, per poterlo fare, sia necessario un ritorno a una forma gentile e, appunto, naif.

È proprio su queste riflessioni che scelgo la strada più agevole, priva di ornamenti, ma che rende la mia scrittura più abitabile. Una comoda casa, in cui si incrociano i destini di più generazioni, dove però il mio occhio curioso si pone con leggiadria e curiosità sull’infanzia e sulla terza età.

La mente corre e cerca immagini che colleghino il buon vivere al saper vivere. Quando siamo spenti e cupi, il ricordo va sempre alla nostra infanzia e cosi, ci vengono in mente i ricordi fatti di merende, favole, condivisioni. 

La merenda nutre il corpo, la favola nutre l’immaginario. Entrambe richiedono una pausa dal ritmo frenetico del mondo. Mangiare e ascoltare una storia sono tra i primi gesti di civiltà che impariamo da bambini e tra gli ultimi che ci danno conforto da anziani. 

Le favole collegano le generazioni perché usano simboli (il lupo, il bosco, il dono, il viaggio) che un bambino capisce per istinto e un anziano riconosce per esperienza.

Pensate quanto possa essere importante l’idea di una “merenda letteraria che faccia da ponte perfetto tra quelle generazioni che più d tutte “sanno di puro”: l’infanzia, che sta scoprendo il mondo e, la terza età, che quel mondo lo ha già attraversato e ora può permettersi di osservarlo con una nuova essenzialità.

A suon di pane e marmellata, le favole non sono solo intrattenimento ma “lezioni di vita” mascherate. La favola riporta l’ordine: c’è un problema, c’è un ordine da superare, c’è una trasformazione. È l’essenza della cultura degli adulti portata sul piano della fantasia. 

In fondo, la merenda letteraria con le favole è il tentativo di ricostruire una comunità: un cerchio di persone che si ferma, condivide un pezzo di pane e una storia, e per un attimo smette di sentirsi perso.

La merenda letteraria per gli anziani sarebbe un atto di resistenza poetica alla solitudine, dove il libro non è un esame di memoria, ma un attivatore di vita.

Non posso rinunciare a descrivervi l’ambiente che immagino dove il “Bello” che cura fa da padrone: Niente luci al neon o sale d’aspetto asettiche. Una tavola rotonda, una tovaglia dai colori vivaci, tazzine spaiate che sanno di casa e, il nostro amato pane e marmellata, magari di fichi, con sapori che richiamino l’orto. Il sapore del caffè si mescola a quello della carta dove poesie di rima chiara o albi illustrati vengono letti e visonati, tra sorrisi e vite trascorse.

Non è una lezione!

Si legge una pagina e poi si lascia spazio al silenzio, interrotto da dolci melodie unite al ricordo alle quali quelle parole rimandano. Lì, l’erudizione, diventa testimonianza. L’anziano non è più un “utente” passivo, ma il custode di un senso che noi abbiamo smarrito.

Francesca Della Valle – Giornalista Conduttrice Autrice Scrittrice Attivista civile

Presidente di Labirinto 14 Luglio

Labirinto14luglio@libero.it

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