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Niscemi non è crollata per caso: è crollata perché qualcuno ha scelto di lasciarla cadere

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Non è la pioggia a distruggere Niscemi. Non è un fulmine improvviso. È l’indifferenza della politica, la superficialità delle istituzioni, l’inerzia di decenni di gestione fallimentare del territorio. Niscemi frana oggi, ma questa frana era annunciata da anni: nei piani di protezione civile, nelle relazioni tecniche, nelle ordinanze rimaste chiuse nei cassetti della Regione Siciliana. Qui non c’è tragedia naturale: c’è un crimine politico per omissione.

Le carte parlano chiaro: versanti a rischio elevato, piani idrogeologici aggiornati, interventi previsti e mai realizzati. Negli anni 2020-2022, con la firma del presidente Musumeci, tutto era noto. E cosa è stato fatto? Nulla. Progetti abbandonati, fondi mai spesi, commissariamenti inutili, rinvii infiniti. Le case franano, e la politica arriva solo a fare passerella tra le macerie, proclamando vicinanza e solidarietà. Sono attori, non salvatori.

Il caso di Niscemi non è isolato. Guardate al Nord: la Liguria è un laboratorio di fragilità dimenticata. Genova, La Spezia, Levante: frane che si ripetono ciclicamente, torrenti che esondano, colline che cedono. Anche qui, ogni volta, le stesse scuse: emergenza dichiarata, fondi promessi e mai concretizzati, cantieri mai aperti. La prevenzione resta una parola vuota; l’emergenza diventa metodo di governo.

E proprio accanto a Niscemi, mentre le case cedono, troneggia un’opera mastodontica: il MUOS, con antenne che emettono onde elettromagnetiche ad alta frequenza, pericolosissime per le persone e per l’ambiente. Un gigante tecnologico osteggiato fin dall’inizio dai cittadini con il movimento: “NO MUOS”. 

Il fisico Corrado Penna, già nel 2011 dichiarava: “E’ forte il sospetto che il sistema di antenne del MUOS possa servire anche per fini non dichiarati di modificazione ambientale in sinergia con il sistema HAARP dislocato in Alaska. La modificazione ambientale realizzata attraverso l’uso di forti campi elettromagnetici e scie chimiche è responsabile di alcuni disastri recenti. Sappiamo con certezza che queste tecnologie possono servire a causare terremoti o altri disastri naturali (siccità, uragani, inondazioni, ect.), sia indirizzando le emissioni sul nucleo della terra (influendo così sul magnetismo terrestre), che indirizzandole sulla ionosfera”. 

Dunque, un sistema capace di provocare terremoti e uragani, cioè gli stessi eventi di proporzioni colossali che ci si sono verificati nei giorni precedenti la frana di Niscemi. Lo si comprende meglio osservando le vistose frane, spaccature e cedimenti che hanno rovinosamente attraversato strade, terreni e infrastrutture circostanti il territorio nisseno, che rafforza l’ipotesi che la frana potrebbe essere stata provocata da un terremoto.

Milioni spesi in antenne, radar, sistemi avanzati per assicurare sicurezza ai militari americani e alla NATO verso l’Asia, mentre chi abita il territorio rischia ogni giorno la vita. La politica italiana sa fare grandi opere, sì, ma solo quelle che brillano in conferenze stampa e proclami: i cittadini e le case franano, e loro restano indifferenti.

Guardando la storia italiana recente, il quadro è tragicamente chiaro:

I numeri parlano chiaro: fondi stanziati per la prevenzione idrogeologica sono una frazione minima rispetto ai danni provocati dai disastri. E intanto, grandi opere militari o infrastrutture faraoniche, come ad esempio l’Einstein Telescope in Sardegna, vengono costruite senza spiegare un reale beneficio ai cittadini. Milioni spesi per apparire efficienti, mentre chi vive sotto le colline instabili resta in balia del destino.

Chi paga? Sempre gli stessi: cittadini, commercianti, agricoltori, famiglie. Chi non paga mai? Presidenti, assessori, dirigenti, tecnici. Nessuno risponde. Tutti passano. Tutti lasciano macerie.

Guardate l’Italia: Sud e Nord, montagne e coste, città e borghi. Ovunque la storia si ripete: lo Stato scopre l’urgenza solo quando il disastro è già compiuto. L’eccezionale non è il maltempo, non sono le frane. L’eccezionale è l’insopportabile normalità dell’inerzia politica.

Niscemi grida verità tra le macerie. Ma chi dovrebbe ascoltarla, chi dovrebbe proteggerla, continua a voltarsi dall’altra parte. Fino alla prossima frana annunciata, fino alla prossima emergenza decretata, fino al prossimo cantiere gigantesco che non serve a nessuno, tranne che a far apparire attivi i politici.

Andrea Caldart

Foto copertina: credits by www.geopop.it  

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