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Opacità della norma, incertezza del diritto. Il pasticcio del “super bonus” per l’edilizia

da | Apr 22, 2022 | Attualità

Il Gruppo Class Action Nazionale dell’Edilizia denuncia come il sistema della cessione del credito basato sullo sconto in fattura del Super Bonus 110%, in seguito alle modifiche normative, sia diventato di fatto quasi inesigibile. E molte aziende con bilanci in attivo rischiano di fallire.

Il Super Eco Bonus 110% per l’edilizia rischia di diventare una trappola per centinaia di aziende del settore che, pur avendo ottimi bilanci nel 2021, potrebbero dover portare i loro libri in tribunale a causa delle successive modifiche e ai provvedimenti, che si sono susseguiti dallo scorso mese di novembre, come il Decreto Antifrodi, la Finanziaria, e il decreto Sostegni Ter.

A denunciarlo è il gruppo Class Action Nazionale dell’Edilizia, che ha annunciato una manifestazione a Napoli, il prossimo 18 maggio. Per capire come le aziende sono, di fatte, finite in un vero e proprio cul-de-sac bisogna partire da come è stato concepito dal legislatore il superbonus 110% che si basa sulle cessioni del credito come meccanismo di pagamento alle imprese e di finanziamento da parte dello Stato degli interventi edilizi previsti.

Nella stesura originaria del “super bonus” era previsto anche il meccanismo dello sconto in fattura, il quale prevedeva che il credito generato potesse essere ceduto in un numero illimitato di volte a soggetti terzi, comprese le banche, le assicurazioni e gli intermediari finanziari per essere convertito in denaro sonante.

È a partire dal mese di novembre 2021, tuttavia, che qualcosa si inceppa, in seguito alla modifica di alcune normative, a partire dal cosiddetto “decreto antifrodi” che, di fatto paralizza il mercato della cessione dei crediti. Non solo, infatti, vengono bloccate le nuove cessione, ma anche, con effetto retroattivo, anche quelle già contrattualizzate, ma non ancora liquidate, dagli istituti di credito. Tra questi c’è Poste Italiane, il maggior acquirente di crediti fiscali sul territorio nazionale, che dal mese di febbraio 2022 ha praticamente chiuso il canale di acquisto dei crediti per le imprese. In seguito, anche le maggiori banche italiane, tra cui Unicredit e Intesa San Paolo, hanno annunciato l’imminente chiusura di cessione dei crediti. Questo perché le banche, essendo gli unici cessionari rimasti sul mercato, hanno alzato i costi della cessione in maniera vertiginosa e, in seconda battuta, perché la capienza fiscale complessiva degli istituti di credito non è sufficiente ad assorbire i crediti di imposta generati dal mercato delle ristrutturazioni edilizie. Il risultato disastroso è stato, più che contenere le frodi, quello di paralizzare il sistema dei crediti, facendo accumulare alle imprese un ritardo di 6 mesi. E la prospettiva è destinata ad aggravarsi, con il rischio che molte imprese debbano dichiarare il fallimento con la conseguente ricaduta sui lavoratori dell’edilizia. 

LE PROPOSTE DEL COMITATO 

Per questo che il comitato Class Action Nazionale dell’Edilizia chiede una norma seria e ben concepita. Tra le proposte avanzate, c’è l’istituzione di un serio sistema antifrode. Deve essere l’Agenzia delle Entrate, prima di riversare i crediti nel cassetto fiscale del beneficiario e dell’impresa, ad assicurarsi (anche con la collaborazione di enti, vigili urbani, carabinieri, tecnici comunali) che il cantiere esista e che i lavori siano in corso.

Inoltre, deve implementare una piattaforma con accesso tramite SPID, per il caricamento di semplici documenti come il contratto di appalto, la notifica preliminare e il titolo abilitativo dell’intervento. A questo punto, appurata l’esistenza del cantiere e acquisita la documentazione, il credito fiscale dovrà essere certo, liquido, frazionabile e trasferibile un numero illimitato di volte.

La proposta si allarga anche al ruolo delle banche, delle assicurazioni e di altri soggetti interessati all’acquisto dei crediti, che non devono avere nessuna responsabilità in merito all’autenticità del credito in virtù dei controlli preliminari.

Il comitato chiede poi che venga allargata la platea dei concessionari, includendo anche soggetti non bancari, ma anche privati, aziende, società sorvegliate dalla Consob e multinazionali, in modo da permettere anche a chi acquista crediti da “seconde cessioni” di poterli cedere a un mercato più ampio, consentendo quindi a Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti di rientrare nel mercato dei crediti fiscali acquistando anche quelli provenienti da aziende che applicano lo sconto in fattura.

Poste Italiane spa, poi, deve riammettere tutte le pratiche rifiutate senza alcuna motivazione e consentire a quelle già avviate di concluderle, dal momento che la maggior parte degli istituti di credito non accettano pratiche parzialmente cedute ad altri soggetti.

Infine, il comitato chiede di prolungare al 21/12/2023 il Superbonus 110%, che di fatto ha avuto applicazione solo per sei mesi, per gli edifici unifamiliari, e al 31/12/2024 per i condomini.

Redazione

Per informazioni ci si può iscrivere al gruppo Facebook “Class Action Nazionale dell’Edilizia” o scrivere a azionediclasse2022@gmail.com 

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