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Riflessioni “tiepide” sulle recenti Elezioni Amministrative

da | Giu 16, 2022 | Attualità

Le elezioni amministrative di domenica 12 giugno 2022 (in attesa, per alcuni Comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, del turno di ballottaggio fissato per il 26 giugno 2022), pur rivestendo un carattere territoriale, vengono inevitabilmente lette in prospettiva nazionale anche in ragione del fatto che, nel mese di marzo 2023, si dovrebbe votare per il Parlamento italiano “dimezzato” a seguito della infelice e “populista” legge costituzionale n. 1/2020 sulla riduzione dei deputati e senatori la quale inciderá prepotentemente sulla rappresentativitá politica. 

Alcune prime conclusioni si possono trarre: 

1) l’affluenza dei votanti attestata al 54%. E non c’è da stupirsi con un Esecutivo che opera al di fuori della dialettica politica e che procede a prescindere dai partiti anche se con il loro beneplacito; 

2) il fallimento del Movimento 5 Stelle che, già in profonda crisi di legittimazione, ha dimostrato tutta la sua impalpabilità politica anche con il nuovo corso del prof. avv. Giuseppe Conte. La sua non nuova difficoltà in occasione del voto comunale ha certificato la necessità del “campo largo” offerto dal Partito Democratico, un tempo nemico ed oggi traino per una forza imbarazzante sia sotto il profilo delle competenze, sia sotto quello della proposta politica; 

3) la Lega, con la sua svolta nazionale “a metà” (anche con poca presenza al sud), ha perduto, da un lato, quel ruolo di “partito del territorio” che l’aveva contraddistinta (la partita autonomista non approderà ad alcunché sia per i tempi, sia per l’inadeguatezza dell’art. 116, comma 3, della Costituzione vigente), dall’altro ha pagato a caro prezzo l’appoggio al Governo della Repubblica guidato da Mario Draghi e la svolta liberal-atlantista-europeista di Giancarlo Giorgetti che, insieme ad alcuni Presidenti delle Giunte regionali, ha affossato con grande lucidità ed abilitá la leadership del segretario federale On. Matteo Salvini. Il dato della città di Verona, feudo leghista, è chiaro: il partito con l’effige di Alberto da Giussano si è fermato solo al 6%; 

4) il consolidamento di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni che, sfruttando il mancato sostegno all’Esecutivo Draghi e la “ripulitura” dei nostalgici, si riprende il posto occupato dalla Lega e dall’esuberanza salviniana; 

5) il Partito Democratico tiene al centro-nord, ma non brilla nonostante le dichiarazioni trionfalistiche del segretario nazionale On. Enrico Letta. Tre esempi: a Genova, capoluogo della Regione Liguria, cinque anni fa raccolse 43mila voti, oggi sono 39mila. Lo stesso a Padova dove la lista ha perso circa 4mila voti rispetto al 2017. Infine, Feltre, in Provincia di Belluno, ove il distacco considerato sicuro dell’ex assessore ai Lavori pubblici già al primo turno non solo non si è verificato, ma ha visto l’affermazione della candidata di centro-destra sia pure con una percentuale di 203 voti di scarto in attesa del secondo turno. Da qui la necessità di nuove alleanze, in primis con Azione di Carlo Calenda; 

6) Forza Italia, nel pieno delle manovre per un nuovo centro, ottiene nei Comuni sopra i 15.000 abitanti una media del 4,6% come lista. Se alle prossime elezioni politiche nessuno dei due schieramenti dovesse prevalere, sarà il solito ago della bilancia nei Governi delle ammucchiate e delle emergenze. Attenzione, però, a proiettare tutto in chiave nazionale poiché in questa tornata si sono presentate innumerevoli liste civiche nelle quali la figura del candidato ha assunto un ruolo fondamentale, rassicurante e, spesso, decisivo (si pensi a Belluno con Oscar De Pellegrin).

Prof. Daniele Trabucco Costituzionalista in collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it 

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