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Roger Waters in Tour accusa Biden di essere un “Criminale di Guerra”

da | Ago 8, 2022 | Attualità

Rispetto ai “colleghi” italiani che si sono sperticati in ogni tipo di dichiarazioni e manifestazioni in sostegno a Kiev, il co-fondatore dei Pink Floid, ha accusato pubblicamente Joe Biden di essere un “Criminale di Guerra”.

Mentre è in viaggio in Nord America con il suo Tour: “This Is Not A Drill” il celebre artista ha concesso un’intervista alla CNN dove ha letteralmente “demolito” la “democrazia” americana di Biden & Co.

Il giornalista Smerconish, incalzando Waters, punta il dito su alcuni elementi dichiaratamente politici, che l’Artista porta sul palco del suo tour, in particolare un montaggio video: War Criminals” che mostra un’immagine “diretta” di Biden.

La Risposta di Waters al giornalista non si è fatta attendere e ha dichiarato:  “Beh, tanto per cominciare sta alimentando il fuoco in Ucraina.“È un crimine enorme. Perché gli Stati Uniti d’America non incoraggiano Volodymyr Zelensky a negoziare, evitando la necessità di questa orribile, orrenda guerra?“.

Ma il “povero” conduttore della CNN lo incalza nuovamente dicendogli: “Ma lei sta dando la colpa alla parte che è stata invasa, ha invertito le cose“.

E Rogers Waters anche qui è stato magistrale rispondendo: “Beh, per qualsiasi guerra si può dire…quando è iniziata? Bisogna guardare alla storia e si può dire: Beh, è iniziata in questo giorno. Si può dire che è iniziata nel 2008… Questa guerra riguarda fondamentalmente l’azione e la reazione della NATO che si spinge fino al confine russo, cosa che aveva promesso di non fare quando Mikhail Gorbaciov negoziò il ritiro dell’URSS dall’intera Europa orientale“.

Michael Smerconish proprio non resite, anzi si direbbe che non capisca, è incredulo, sbalordito e ancora insiste dicendo: “è il nostro ruolo di liberatori?”

A quel punto l’espressione di Waters diceva più di questa sua risposta diretta:

“Non abbiamo alcun ruolo di liberatori. Ti suggerirei, Michael, di andare a leggere un po’ di più e poi cercare di capire cosa farebbero gli Stati Uniti se i cinesi mettessero missili con armamento nucleare in Messico e Canada…“.

Ed ha inoltre ricordato all’intervistatore: “La Cina non sta circondando Taiwan: Taiwan fa parte della Cina. E questo è stato assolutamente accettato dall’intera comunità internazionale dal 1948, e se non lo sai, non stai leggendo abbastanza”.

Questo tour di Waters è una realtà visiva e intellettuale attuale in cui Roger condanna apertamente la spietatezza con cui l’élite al potere negli Stati Uniti, provoca la stabilità del mondo.

L’offerta musicale delle canzoni che propone, mettono l’accento su questioni come il fascismo, la difficile situazione dei rifugiati, la povertà globale, la disuguaglianza sociale e il pericolo di annientamento nucleare.

Waters si è accorto dell’assenza di promozione mediatica del suo tour sulla stampa mainstream, dopo la sua esibizione di due notti a Toronto, ma al contrario invece, si è accorto come gli hanno attribuito la sua posizione riguardo al conflitto in Ucraina.

È stato citato per aver affermato che “una lunga insurrezione in Ucraina sarebbe stata grandiosa per i falchi gangster a Washington. È ciò che sognano”; mentre 1° agosto, nel concerto al Target Center di Minneapolis, si è rivolto al pubblico dicendo: “Se sei uno di quei ‘Amo i Pink Floyd ma non sopporto il pensiero politico di Roger’, faresti bene a fotterti al bar in questo momento”.

Insomma, Waters non è andato tanto per il sottile e, a distanza di pochi giorni, le sue dichiarazioni, iniziano a fare il giro del globo anche perché, dopo le rivelazioni di questi giorni del rapporto shock di Amnesty International sull’esercito ucraino che ha preso di mira i civili nel Donbass, ormai è chiara “L’Operazione Speciale” del Cremlino per fermare una guerra che va avanti da oltre 8 anni, ad opera di Kiev in quell’aerea, usando armi fornite dagli Usa e dai loro alleati occidentali.

Ma per il mainstream italiano ed internazionale e la gran parte del mondo culturale che, come invita Waters, dovrebbe studiare un po’ di più, il cattivo è sempre Putin.

Andrea Caldart

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