Nata nel maggio 2024 in concomitanza con l’avvio dei progetti eolici nell’area del porto di Oristano, la Rassegna si è rapidamente affermata come uno spazio di riflessione, denuncia e mobilitazione culturale. L’obiettivo dichiarato fin dall’inizio è stato chiaro: accendere i riflettori sulla trasformazione del territorio sardo e sulle implicazioni, ambientali e sociali, che molti attivisti definiscono senza esitazioni come una forma di colonizzazione.
Al centro dell’iniziativa vi è una narrazione alternativa rispetto a quella dominante sullo sviluppo energetico. Secondo gli organizzatori, infatti, ciò che sta accadendo non può essere ridotto a un semplice fenomeno di investimento che in realtà è una speculazione economica, perchè rappresenta un processo più profondo di espropriazione e ridefinizione del territoriosardo.
A sottolinearlo è Silvia Spanu, portavoce della Rassegna e del Gruppo Giuridico Popolare Sardo: “È importante chiarire che non si tratta di una mera speculazione, ma di colonizzazione, di sfruttamento e di oppressione, atti coloniali che sono crimini internazionali e violazioni dei diritti umani, dei popoli e dell’ambiente.”

Parole forti, che delineano una chiave di lettura precisa: la questione energetica viene inserita in un contesto più ampio di autodeterminazione e tutela identitaria. In questo senso, la Rassegna non si limita alla denuncia, ma si propone come laboratorio culturale e politico, capace di unire linguaggi diversi – dall’arte alla musica – per costruire consapevolezza e partecipazione.
Un momento centrale sarà il concerto anticolonialista solidale “Pro Mamai Manna e Sa Libertade”, che vedrà la partecipazione di numerosi artisti e musicisti impegnati a sostenere la causa “Stop Colonizzazione Sardegna”. La dimensione artistica diventa così strumento di mobilitazione collettiva, capace di raggiungere un pubblico più ampio e di trasformare l’indignazione in azione condivisa.
“La straordinaria presenza di molti artisti e musicisti – prosegue la Spanu – conferma l’intento condiviso di proseguire con una rivoluzione culturale, unire le forze e alzare la voce a difesa della nostra terra, come forma di denuncia dello stato di occupazione e colonialismo interno eterodiretto che stiamo subendo da troppo tempo.”
Particolarmente simbolica è la scelta di organizzare il 6° Atobiu in occasione del 25 aprile. Una data che, nella memoria collettiva italiana, rappresenta la liberazione dal nazifascismo, ma che gli organizzatori reinterpretano in chiave contemporanea e locale.
L’intento è quello di evidenziare come, per il popolo sardo e per molti altri popoli, il percorso di liberazione non sia ancora concluso. Una rilettura che pone la questione sarda all’interno di un dibattito più ampio sui diritti dei territori e delle comunità.
L’iniziativa si realizza grazie al contributo di istituzioni locali e realtà associative: dal Comune di Santa Giusta ai volontari del soccorso, dai Barracelli alle numerose associazioni e partner coinvolti. Un tessuto collaborativo che dimostra come il tema della difesa del territorio sia sempre più sentito a livello comunitario.
In un contesto globale segnato dalla speculazione della transizione energetica e dalla corsa alle risorse, la Rassegna si propone dunque come un punto di osservazione critico. Non contro il cambiamento in sé, ma contro modalità percepite come imposte dall’esterno e non condivise dalle comunità locali.
La questione che solleva è netta: sviluppo per chi, e a quale costo? E soprattutto, quale ruolo devono avere i territori nelle scelte che li riguardano?Domande aperte, che trovano nella cultura e nella partecipazione collettiva uno spazio di elaborazione e resistenza.
Andrea Caldart
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