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Sciarra: “Marina” conferenza mondiale giustizia

da | Ott 12, 2022 | Attualità

Al forum mondiale per la Giustizia Costituzionale WCCJ tenuta a Bali dal 4 al 7 ottobre scorso, c’è stata un’assenza passata inosservata.

Alla Conferenza mondiale WCCJ partecipano 119 Corti e Consigli costituzionali e Corti supreme di Africa, America, Asia, Australia/Oceania ed Europa, per fare il punto sulla giustizia e sulla democrazia come strumento di protezione dei diritti umani e dello Stato di diritto.

Alla sessione “Rendiconto sull’indipendenza dei tribunali membri” presieduta dal presidente della Corte Costituzionale austriaca Christoph Grabenwarter, è mancata la Presidente della Corte Costituzionale italiana, Silvana Sciarra.

La presidente Sciarra ha inviato però una relazione sulla quale abbiamo chiesto un parere all’avv. Angelo Di Lorenzo, presidente dell’associazione Avvocati Liberi – ALI

Avvocato Di Lorenzo, come giudica l’assenza della presidente Sciarra a questo Forum mondiale? 

Effettivamente il forum è stata una un’occasione mancata. La presidente Sciarra ha fatto sapere di essere rammaricata dall’assenza causata “dall’inaspettata coincidenza di un’importante sessione della Corte a Roma”.

L’importanza dell’incontro, però, andava oltre lo specifico tema in discussione nella sessione di lavoro, perché durante la Conferenza i giudici delle Corti costituzionali possono interloquire tra loro, possono esprimersi liberamente in discussioni, rapporti o approfondimenti che non sconfinano nella violazione del dovere di moderazione giudiziaria da parte del giudice, tanto più quello costituzionale.

L’occasione avrebbe favorito il dialogo tra i giudici costituzionali sui principi che, seppure declinati in diversa maniera in ciascun ordinamento, riflettono valori comuni insiti nel diritto naturale ed in concetti fondamentali trasversali.

Inoltre, con riferimento allo specifico tema di intervento della presidente italiana, di grande interesse sarebbe stato l’incontro e lo scambio di idee, informazioni, soluzioni o esperienze con colleghi di altri Paesi che, per storia diffusa, soffrono il conflitto e la pressione di altri poteri dello Stato.

La presidente Sciarra ne avrebbe tratto grande beneficio da questo scambio; invece, il donodella relazione sostitutiva che ha fatto ai suoi colleghi non restituisce alla nostra Corte Costituzionale alcun ritorno in termini di idee, esperienze, contatti o informazioni.

Cosa conteneva il report inviato in sua sostituzione?

La relazione esamina la questione “autonomia e indipendenza” sotto il profilo del rispetto reciproco con il potere esecutivo o legislativo quando la decisione della Corte costituzionale non è autoesecutiva e deve, perciò, essere attuata.

In ordine a questo profilo la relazione contiene un’elencazione di casistiche nell’esperienza internazionale e, quando arriva a parlare dell’Italia, si porta l’esempio della vicenda del trattamento di fine vita e dell’eliminazione di presunzioni severe per i detenuti accusati di ergastolo, al fine di consentire loro di richiedere misure alternative.

In entrambi quei casi il Parlamento italiano non adottava la legge sollecitata entro il termine stabilito dalla Corte costituzionale, costringendo così la Consulta a pronunciarsi dopo l’ordinanza “provvisoria” iniziale. 

Questa tecnica è nuova per la Corte costituzionale italiana – si legge nella relazione – e consiste nel rilevare, ma non dichiarare incostituzionali, le disposizioni in esame. La decisione finale è rinviata a un’udienza successiva”.

SI tratta della tecnica delle c.d. sentenze “monito”, che sono decisioni sostanzialmente di rigetto o di inammissibilità della questione proposta, con cui la Corte, invece di accogliere, sollecita al Legislatore una modifica all’insegna di un preciso indirizzo per evitare di dover dichiarare illegittima la disposizione salvata dalla pronuncia di rigetto o di inammissibilità.

Le tecniche “monitorie” utilizzate dalla consulta sono sostanzialmente di tre tipi: 1) “auspici di revisione legislativa” (che indicano semplici desiderata della Corte, senza alcuna conseguenza); 2) la “costituzionalità accertata ma non dichiarata”; 3) la “dichiarazione di costituzionalità provvisoria”, (cioè a tempo).

In sostanza la Corte ammonisce il legislatore, come se gli dicesse: “questa norma sarebbe incostituzionale, per ora non la elimino, ma tu rifai tutto da capo secondo quanto ti dico io, altrimenti, se stai fermo, la prossima volta provvederò a dichiarare incostituzionale la norma”.

Il Presidente Sciarra, dunque, ha rivelato la “tecnica” con cui la Consulta italiana indirizza il Legislatore, costringendo così un altro potere dello Stato ad esercitare le proprie funzioni in maniera etero orientata.

Il mancato rispetto delle sentenze della Corte costituzionale è, invero, un fenomeno non molto frequente, ma quasi sempre incide su questioni di altissima rilevanza etica, morale, civile o sociale che la Corte è chiamata a dirimere.

Credo però che la relazione non ha soddisfatto completamente il tema della sessione di lavoro al forum. 

Qual è l’equivoco fondamentale di questo report?

L’equivoco è proprio in quello che le ho appena detto, in doppia prospettiva.

Da una parte la relazione non affronta il vero tema della dipendenza della magistratura italiana dal potere politico, anzi, lo schiva con l’assenza giustificata e con l’accento posto su altre sfaccettature.

Dall’altra la Corte costituzionale italiana si dimostra succube e incube allo stesso tempo, perché è soggetta ad una fortissima pressione e condizionamento da parte del potere esecutivo, ma contemporaneamente esercita pressione politica sul potere legislativo attraverso il meccanismo delle sentenze monito.

Iniziamo con il dire che, per come intendiamo noi l’autonomia e l’indipendenza di un giudice, in particolare quello Costituzionale, quando una norma non è compatibile con i principi ed i valori costituzionali, essa deve essere espunta dall’ordinamento, senza se e senza ma, e senza lasciare in vigore una disposizione illegittima, ancorchè temporaneamente, per consentire ad un altro potere di porre un qualche tipo di rimedio.

La Corte costituzionale dovrebbe esercitare la funzione giurisdizionale che le è propria senza promuovere visioni politiche su questioni etiche ed ideologiche, se non nella valutazione di stretta compatibilità della norma censurata alla costituzione, e solo ai fini del giudizio di accoglimento o di rigetto.

Se la disposizione viene trovata illegittima non può essere mantenuta fino a quando il legislatore non la modifichi come indicato dalla Corte.

E qui troviamo un’altra stonatura di questa relazione – ricordo vertente sull’autonomia e indipendenza delle Corti da altri poteri dello Stato – che si è smarcata incentrandosi sul rapporto con la “comunicazione”.

La relazione, in definitiva, propone di fornire notizie corrette e accessibili per rendere l’opinione pubblica consapevole del ruolo ricoperto dalle Corti costituzionali e chiarire i tecnicismi e le possibili conseguenze delle decisioni dei tribunali: “l’’indipendenza dei tribunali è garantita dall’apertura e dall’accessibilità delle norme procedurali interne e dalla delucidazione di questioni complesse”, ha scritto Silvana Sciarra.

Ecco questa sarebbe la soluzione italiana. Mi astengo da ulteriori commenti 

Secondo lei, oggi come oggi, come “avvertono” i cittadini italiani la fiducia nella Magistratura?

La fiducia si acquista nel tempo, come nel tempo si perde.

La relazione che abbiamo esaminato si pone al limite del pleonastico, un compitino dovuto per garbo istituzionale che non offre alcuna analisi o soluzione del vero problema che si doveva discutere al forum.

Un problema che nessuno ha il coraggio o l’interesse ad affrontare, e proprio questo aspetto ha minato la fiducia dei cittadini nell’operato della giustizia.

Traduco qui un passo della relazione in commento che contiene la risposta alla domanda che mi ha posto lei: “La fiducia è il risultato del funzionamento complessivo del sistema, che implica rimedi accurati e fiducia negli altri poteri dello Stato, che presuppone la trasparenza della comunicazione esterna, per aumentare la consapevolezza delle altre istituzioni e dei cittadini”.

La fiducia nella magistratura passerebbe dunque per la fiducia negli altri poteri!?

Personalmente sono in totale disaccordo con questa impostazione, perché la fiducia negli altri poteri è assolutamente indifferente all’autonomia e all’indipendenza dei giudici costituzionali ed al loro operato.

La soluzione per il (vice)presidente della Corte Costituzionale italiana sarebbe, comunque, quella di un apparentamento delle Corti con i mass media, sia in ambito domestico sia anche in ambito congressuale WCCJ, i risultati delle cui riunioni, delle singole sessioni e delle plenarie si propone di far circolare il più possibile.

Tutto questo mentre nella magistratura italiana continua, soprattutto in quella amministrativa e tributaria, il balletto delle nomine e degli incarichi politici e ministeriali, o viceversa. E la giustizia è quella che è. 

E la fiducia è quella che è.

Andrea Caldart

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