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ANDREA RA, la musica contro il rumore del conformismo e la lotta al green pass

da | Ott 8, 2022 | Costume e società

Andrea Ra, voce intensa e basso formidabile, con il suo carisma rock, è sulla scena musicale da oltre trent’anni, ha suonato con grandi nomi del panorama musicale italiano ed internazionale, ma ci tiene a ribadire che è sempre stato fedele a sé stesso. 

Questa coerenza l’ha pagata cara, soprattutto per aver criticato la gestione pandemica. 

Andrea è un artista che non ci sta ad essere una pedina del mercato musicale, della società transumana e dei poteri occulti. E’ stato premiato come miglior bassista italiano alternative nel 2017 al MEI (Meeting delle etichette indipendenti), e nel 2002 già era stato definito dalla rivista Rocksound il “Les Claypool italiano” che, per un bassista è forse uno dei complimenti più grandi da ricevere, un po’ come se dicessero a un chitarrista  di essere un nuovo Jimi Hendrix. Conosciamolo meglio.

Dagli Atto Terzo all’appellativo di “Cane sciolto del Rock” dato da Liberazione nel 2007, come ha iniziato a suonare Andrea Ra?

Beh, ho iniziato a suonare…suonando. Oggi si diventa musicista dopo una stagione a X Factor, prima la carriera musicale si costruiva dal basso, suonando ovunque per anni, magari avevi talento e qualcuno ti notava. Oggi si costruiscono le carriere al contrario. Prima diventi famoso (in un mese) grazie ai talent e poi forse inizi a scrivere canzoni (o a fartele scrivere). La musica abita già nel Metaverso, nella dimensione virtuale, e spesso oggi serve ad attrarre i giovani nella propaganda e nell’illusione di un successo effimero. La mia storia artistica è invece un percorso instabile, fatto di discese e salite ma sempre vero, umano. Con gli Atto terzo abbiamo realizzato quattro album, dal ’92 al ’98, tanti live, tanta musica suonata e vissuta. Siamo nati e cresciuti al famoso Il Locale, dove insieme a noi si esibivano nomi come Max Gazzè, Niccolò Fabi, Tiromancino, per quanto noi fossimo più duri musicalmente parlando, di questo cantautorato di scuola romana. Da bassista ho lavorato molto anche come turnista e session man. Me la cavo con tutti gli strumenti eccetto la batteria. Un anno di svolta è stato il 1997 quando il produttore di Daniele Silvestri venne ad ascoltarci. Lui in quel periodo produceva anche i Giuliodorme il cui bassista era Gazzè, che nel frattempo era anche il bassista di Silvestri. Ancora non era esploso a livello nazionale, come poi avvenne di lì a poco. Fu proprio per questo che Gazzè, non avendo più il tempo di fare il bassista per altri a tempo pieno, dovette lasciare anche i Giuliodorme e chiamarono me per sostituirlo. Con i Giuliodorme ho iniziato quella mia attività di turnista che mi ha portato da allora fino ad oggi a suonare sia live che in studio con tanti artisti nazionali ed internazionali come Gazebo, Daniele Groff (con cui ho aperto anche i concerti di Renato Zero in tanti Stadi), Piotta, Damo Suzuki, Brusco, Alberto Camerini, Diaframma, I Ratti della Sabina e tanti altri. Negli ultimi 6 anni ho anche suonato il basso per Fabrizio Moro. L’attività da turnista è comunque sempre stata secondaria rispetto ai miei progetti originali.

Poi è arrivata la fase come solista.

Sì, dopo gli anni di Atto Terzo ho iniziato come solista, affiancato da diversi produttori. Biagio Pagano fu sicuramente il più importante. Pensa che in quello stesso periodo Biagio iniziò a seguire anche un ragazzo di nome Fabrizio Moro. Scoprii dopo diverso tempo che Moro mi aveva seguito, apprezzato negli anni seguenti e che ero stato per lui fonte di ispirazione – come dichiarò nel 2010 in un’intervista apparsa su Tv Sorrisi e Canzoni -. Da lì in poi iniziammo anche a sentirci e a frequentarci tanto che poi nel gennaio del 2016 mi chiese se potessi suonare il basso per lui.  

Tornando ai miei esordi da solista, nel 2001, dopo tante porte chiuse in faccia, riuscii a firmare un contratto discografico con la Mescal, l’etichetta che allora produceva, tra gli altri, Afterhours, Subsonica, Bluvertigo, Modena city Ramblers e tanti nomi noti di quella bellissima scena musicale.

Evito di raccontarti come sono riuscito ad arrivare a quel contratto dopo anni di lotte e lavoro perché sembra la trama di un film. Alla fine, comunque l’album uscì (esattamente 20 anni fa il 4 ottobre 2002) e lo chiamai Scaccomatto. La copertina ritrae una scacchiera, un omaggio a Il settimo sigillo di Bergman. Il primo brano che apre l’album si chiama appunto “Scacchi assassini” e l’ultimo che lo chiude è “Il Pazzo”, da qui anche il titolo Scaccomatto. E’ un concept che racconta il continuo conflitto duale tra gli uomini (in questo caso le pedine). E’ una metafora sociale, dunque una critica al nostro essere pedine bianche o nere di un sistema corrotto, in cui si è manipolati da poteri invisibili che dettano le regole in una scacchiera che produce un continuo Dividi et impera. Si vive da “tifosi” dove si il diverso da noi è considerato un eretico. La pedina “folle” è quella che diceva “No” a certe regole era lo “Scacco Matto”, ma forse era l’unica sana in un mondo di pazzi. In nome della sua Libertà veniva discriminata, derisa ed esclusa dagli altri ossequiosi occupanti del quadrato malefico perché aveva un pensiero “diverso” da loro. Ti ricorda qualcosa con la situazione di oggi?  A me un po’ si, anche se l’ho scritto vent’anni fa.

Però subentrano anche altri conflitti e difficoltà.

Sì, pubblicare nel 2002 il mio primo Album solista dopo 15 anni di dura gavetta fu una grandissima soddisfazione ma anche l’inizio di tante difficoltà.

Nel 2001 Manuel Agnelli, voce degli Afterhours organizzava il Tora! Tora! Festival, in cui sarei stato inserito quasi automaticamente facendo parte della stessa scuderia Mescal. Non so se rivalità, pregiudizio o cosa ma ha sempre voluto evitare la mia presenza. “Se c’è Andrea Ra io il festival non lo faccio”. Lui, tra l’altro, non mi aveva mai visto dal vivo. Probabilmente Agnelli fece un grosso errore di valutazione nei miei confronti. Gli stavo profondamente sul cazzo e al tempo non ne capivo il motivo. Poi sono passati anni e negli ultimi ho compreso molto chiaramente perché alla base di tutto c’era questa totale incompatibilità. Lui, al tempo si ergeva a guru delle rock alternative e forse mi considerava, a torto, come uno di quei prodotti che adesso sponsorizza e promuove in tv. 

Sbagliava di grosso.  La storia e il tempo ha dato ragione a me. Io sono restato fedele a quello che ero. Lui no. Io ho continuato a dire e a suonare con coerenza quello che faccio da 30 anni, Agnelli è diventato il paladino dei Måneskin e del pop in prima serata.

L’arte è quindi chiamata ad avere una funzione sociale a tuo avviso?

Io rivendico con forza il fatto di aver continuato a contare solo sulla forza della musica attraverso la quale ho veicolato anche temi legati alla critica sociale e alla dissidenza, perché anche questo è il compito e il valore dell’arte. Gli artisti non devono trattare solo argomenti “innocui”. Non critico a prescindere chi lo fa nelle sue canzoni. Ma esiste anche il ruolo pubblico degli artisti e, in quello, non devono tacere o nascondere. Devono denunciare senza paura la manipolazione dell’informazione, di diritti sociali calpestati, di tutte le guerre che accadono nel mondo e non solo di quelle che piacciono ad alcuni leader. Devono parlare ai loro fan del pericolo economico e sociale generato da tutti quei colossi come Amazon e non fargli da testimonial come Fedez. Questi colossi distruggono la classe media, schiavizzano i lavoratori e poi neppure redistribuiscono la ricchezza nel paese dove guadagnano cifre pari a Pil di molti stati nazionali, perché non pagano le tasse. Gli artisti dovrebbero denunciare questo ed altro perché hanno un seguito e possono contribuire ad elevare la consapevolezza di milioni di persone.  E invece finiscono spesso per fare il contrario, contribuendo ad annebbiare le coscienze di troppi. Ciò è imperdonabile.

Accade per sete di successo, foga di potere, avidità di denaro?

Perché misurano il loro successo solo dagli zeri presenti nel loro conto in banca.

Quello che dovrebbero misurare è invece la loro dignità. E la dignità non ha prezzo.

La tua musica ti ha reso popolare, molti temi a cui sei legato sono invece impopolari e ti sono costati spesso l’esclusione mediatica. 

Radio Rock mi ha dato enorme visibilità nei primi anni 2000, anni che hanno coinciso anche con tante collaborazioni. Tra le tante ricordo con affetto quella con I ratti della Sabina in cui cantai “Lo scemo del villaggio”.  Ad ogni modo in tutto quel decennio mi sono diviso tra la carriera come turnista e quella come solista. Nel 2011 pubblicai lo Psyco-concept album “Nessun Riferimento” in cui sono presenti 23 tracce che raccontano un incubo di 6 ore che va da Mezzanotte all’alba. I miei temi sono sempre stati legati tanto alla sfera individuale e psicologica quanto alla narrazione di temi sociali. Se ascolti questo album trovi canzoni che trattano della corruzione della società, dell’esoterismo, della massoneria, e di tutti quegli apparati di potere funzionali a mistificare i fatti e a sopprimere la coscienza degli individui e dei popoli. Questi temi sono poi alla base per spiegare quello che accade nella mente del protagonista dell’incubo. Quella società per me generava già follia, smarrimento e solitudine negli uomini. Sempre più divisi. Sempre più soli. E’ per questo che l’ho ambientato nel mare. Mare come metafora delle nostre vite e dei nostri viaggi. Le tracce dell’album narrano proprio le vicende di un naufrago che non riesce a trovare la meta da raggiungere perché è totalmente disorientato (da qui il titolo NESSUN RIFERIMENTO). Lo smarrimento però rappresenta la sua solitudine in un mare sconosciuto e pieno di pericoli. L’immagine del mare è molto ricorrente: simbolo dell’inconscio, icona mitica del viaggio dentro e fuori da sè stessi, che attraversa il tempo e lo spazio, elemento spirituale non solo fisico e terreno. 

Lo stesso mare di quella scena surreale, violenta e grottesca, quando le forze dell’ordine rincorrevano un runner solitario perché le disposizioni dello Stato di emergenza proibivano di uscire di casa…

Durante il lockdown, quando molti cantavano sui balconi e dicevano che sarebbe andato tutto bene ero furioso. I miei colleghi invitavano all’obbedienza, per me era una follia. Percepivo che qualcosa non tornava e che non saremmo affatto usciti migliori da quello che ci stava capitando. Non voglio entrare nella questione dell’esistenza o meno del Sars-coV-2 ma ciò che è mi era chiaro è che la situazione sanitaria veniva sfruttata per altri scopi e strumentalizzata per ragioni politiche e finanziarie. Nessuno si stava prendendo cura della nostra salute. In quel momento di reclusione forzata ho scritto, suonato, registrato e prodotto nel mio studio il brano “Mi vuole sigillare Gates”. “Gates” è pronunciato proprio come si scrive per sfuggire alle segnalazioni e agli algoritmi: si riferisce al Bill, ai “cancelli” serrati delle menti e anche alle serrande chiuse in quei lockdown folli. Le occasioni di scambio culturale erano prese di mira, sigillate appunto, questo mi ha immediatamente allarmato. Racconto l’impazzimento di una società al collasso che vive inconsapevolmente all’interno di una pericolosissima Matrix.

Penso di essere stato il primo artista in Italia ad aver citato in una sola canzone Gates, il brevetto 060606 di Microsoft, l’ID2020, la Luciferasi, la criptomoneta, gli alieni e la massoneria, Malanga, il gruppo dei 30, il Bilderberg, il Grande Reset, Amazon Prime, La De Filippi… 

Nessuno però è riuscito a fare Scaccomatto ad Andrea Ra, che ha continuato il suo percorso nonostante i sigilli…il sigillo è un simbolo che torna di continuo nella tua vita. Infatti, poi è arrivato il Green Pass, un sigillo tramite QR code, un codice a barre (o sbarre!) bidimensionale a matrice. 

Quando è arrivato il Green Pass ho pensato che l’ipnosi collettiva fosse ormai riuscita: non avrei mai accettato un simile strumento infame di discriminazione. 

Mi sono sempre rifiutato di suonare laddove venisse richiesto. Ciò mi ha fatto perdere chiaramente tanto lavoro ma anche guadagnare la stima di tanti che hanno capito l’importanza e il peso della mia rinuncia. Ho fatto video di denuncia, appelli, e perso tanti finti sostenitori e falsi amici ad ogni post. Per fortuna ho ricevuto però la solidarietà e il supporto di tanti nuovi fan con cui sono entrato in contatto e ho stretto rapporti con molti nuovi amici con cui abbiamo avvertito quella strana sensazione di conoscerci da una vita. Con altri di vecchia data ci siamo avvicinati ancora di più. Subire certe stesse discriminazioni è stato un forte collante emotivo che ha unito vite e persone apparentemente anche molto diverse tra loro ma che si sono riconosciute in nome di un forte sentire comune. La maggior parte dei miei colleghi però non ha avuto la sensibilità o la voglia di percepire tutto questo. Molti lo hanno capito ma non hanno avuto il coraggio di esporsi pubblicamente perché hanno pensato di cavalcare l’onda dell’ingiustizia per convenienza personale, per accontentare i media, per farsi promuovere in Tv, insomma si sono fatti portavoce di messaggi infami che forse neanche loro sostenevano sinceramente, ma per il successo (quel successo) avrebbero fatto questo ed altro. 

Dai tuoi brani vediamo che per te ciò che accade sul piano umano, anche a livello psichico individuale e collettivo viene condizionato da energie di un Altrove. Alcune dipendono da noi in modo quasi vampiresco. 

Sì, in un altro singolo, “Dipendenza”, alludo al fatto che ci sono forze che necessitano che le nostre emozioni siano basse, che vibrino nell’angoscia, che siano pesanti e legate a frequenze di un piano terreno molto arido e materiale. Queste forze hanno preso il sopravvento negli ultimi anni, ma al contempo si assiste ad un luminoso risveglio che suona verso l’alto. E’ questo che viene rappresentato nel video del brano.

Omaggio all’inizio del video anche il prof. Corrado Malanga. So che per molti queste sono sciocchezze, io invece credo che chi fa musica debba avere un canale aperto con la spiritualità. 

Torniamo agli ultimi due anni, a quel famoso “Appello a Draghi”.

Fabrizio Moro, che conosceva le mie posizioni, mi chiamò intorno a fine settembre 2021 per esortarmi a vaccinarmi, lì per lì non capii il perché. Pensavo ad uno scherzo. Poi mi è stata chiara l’intenzione di quella telefonata. Anche lui si stava piegando al famoso appello a Draghi e fu “anche” per questo che decisi da quel momento di non suonarci più. 

L’appello uscì ufficialmente ad ottobre 2021. Gli Artisti Uniti chiedevano “AIUTO” a Draghi, un ossimoro per me.  

Gli Artisti Uniti sono stati tutti d’accordo nel chiedere a Draghi che il Green Pass per i concerti fosse garantito per tutto il 2022: si impegnavano anche a reiterare l’uso di mascherine e a pubblicizzare in ogni modo la campagna vaccinale ai loro fan. Se fosse stato per loro anche la discriminazione più grande dal dopoguerra ad oggi fatta in Italia, sarebbe ancora in vigore. E adesso fanno finta di niente e urlano al fascismo. Dimenticando che sono stati loro ad aver avallato, sponsorizzato e sottoscritto una norma più che fascista. La libertà per costoro cos’è?Dire “Fuck Putin” in uno stadio di fan ipnotizzati perché l’importante è sbigliettare? O non è forse quella di un Roger Waters che da anni difende ad esempio i diritti dei Palestinesi, chiede giustizia per Assange ed è critico verso la Nato anche nella questione Ucraina?           

Io tra un Roger Waters da una parte e un Damiano & co. dall’altra non ho dubbi da che parte stare.  

E allora ecco che vedi questa sfilza di nomi a difendere un abominio giuridico e umano come il Green Pass. Una lista infinita di nomi insospettabili che va dal già citato Agnelli, a Salmo, a Vasco passando per artisti che da sempre cantano di Libertà e tolleranza (solo nelle canzoni a quanto pare). Qualcuno con un piede qua e uno là (e questi ultimi sono quelli che mi fanno più schifo). Ad ogni modo, ricattati o no hanno sottoscritto questa iniziativa. Nessuno di loro ha poi ritrattato, ha chiesto scusa, nessuno ha pensato di aver sbagliato sulla spinta della paura. Hanno prima drogato la percezione della realtà e poi ne hanno sfruttato i vantaggi in termini di potere e di denaro. Ma guardiamo avanti, all’inizio del 2023 uscirà il nuovo album in Vinile, il titolo però è ancora un piccolo segreto. Ci sarà una primissima tiratura esclusiva e limitata. Per chi volesse prenotarlo può inviare una e-mail a odin_ra@hotmail.com

E allora guardiamo avanti e parliamo del futuro. Cos’è il futuro per Andrea Ra?

Per me il futuro è mio figlio James Rio, che suona con me da oltre 6 anni e ha iniziato spontaneamente a suonare la batteria sin da piccolo perché agito da una passione forte e vitale. Il Futuro sono tutti quei ragazzi che lottano per la Libertà di poter dire No e che hanno il coraggio di esporsi e manifestare le proprie idee e non seguire passivamente quelle del gregge.

Il futuro è la scintilla luminosa di chi, pur avendo compreso il Truman Show in cui vive, continua a sperare e a sognare un mondo diverso e migliore perché è agito da emozioni e vibrazioni alte.

Fanno di tutto invece per non farti sognare e per farci vivere in un circolo vizioso di basse emozioni come la rabbia, la paura, i sensi di colpa e l’ansia. A pagarne le conseguenze più grandi sono i più anestetizzati…i ragazzi. In questi due anni ho visto davvero pochi adolescenti scendere in piazza contro il Green Pass (e me le sono fatte tutte, con ogni sigla). Gli stessi che disertavano le piazze contro un provvedimento fascista come il green pass, sono gli stessi che oggi organizzano la resistenza contro il pericolo del fascismo. Peccato che questi giovani neo Resistenti non abbiano capito affatto come il centro destra stia proseguendo l’Agenda Draghi e come la Meloni sia favorevole all’invio di armi in Ucraina tanto quanto il PD. 

Meloni e Letta sono d’accordo su tutto: Nato, Ue, Oms, Draghi. Ma se parli con un ragazzino (e spesso anche con i genitori) non lo sa. Insomma, nulla è cambiato se non il camuffamento partitico. Quale sarebbe la differenza di programma e di contenuto, la polemica su Peppa Pig? 

Il fascismo più insidioso -aveva ragione Pasolini- è quello dei costumi, del mercato, del profitto e del conformismo. Queste dinamiche di abbaglio collettivo accadono anche perché l’effetto influencer è dominante, i giovani vedono come esempi di ribellione proprio coloro che sono incaricati di imbambolarli. Spero che i ragazzi si sveglino da questa condizione di asservimento e diventino protagonisti della loro vita. Il futuro deve splendere di verità e i giovani sono chiamati a difenderla, è questo che desidero. 

Giulia Bertotto

Link utili:

https://t.me/andrearamusic/524
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