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Aristotele, il divenire e la lezione bontadiniana

da | Lug 27, 2022 | Costume e società

Aristotele (384 a.C. – 322 a.C.), nel I e nel III libro della “Fisica”, ha cercato, attraverso la dimostrazione dell’Atto puro, di rimuovere la contraddizione del non-essere dell’essere inerente al divenire dell’esperienza. 

In particolare, non potendo il divenire costituire un passaggio dal non-essere all’essere in quanto “ex nihilo nihil fit”, il fondatore del Liceo introduce i noti concetti di potenza ed atto: il divenire, in altri termini, presuppone che da un “ente in potenza” si arrivi ad un “ente in atto”, ossia da un certo essere si passi ad un altro essere. 

Tuttavia, nella struttura aristotelica del divenire rimane un residuo di non-essere, di nihil, dal momento che ciò che diviene prima non era ciò che è divenuto. 

Ora, Aristotele, “il Maestro di coloro che sanno” come lo chiama Dante (1265-1321) nella Commedia, perviene all’Atto puro (ciò che muove, ma che non viene mosso) quale causa della realtà diveniente, affermando in questo modo il primato dell’atto sulla potenza. 

Ora, il principio del primato richiede, però, di essere giustificato. 

Detto diversamente, se c’è una realtà che sorge, che inizia, deve anche esserci una causa che la fa essere, ma questa causa non può essere il nulla che non è.

È necessario, dunque, afferma Gustavo Bontadini (1903-1990) nella sua opera “Discussione sul principio della metafisica”, fondare lo stesso principio di causa.

Questo fondamento è quello che il Maestro di Emanuele Severino (1929-2020) definisce il “Principio di Parmenide”, cioè la permanenza assoluta dell’essere. 

Questo implica che se il divenire fosse originario, si dovrebbe giungere alla conclusione che, nel divenire medesimo, il non-essere limiterebbe originariamente l’essere con l’esito contraddittorio che conosciamo. 

Pertanto, il divenire deve discendere dall’Immobile, dall’Atto puro di cui parla Aristotele, da ciò che è e che non è possibile che non sia, altrimenti ci troveremmo a sostenere l’assurdo per cui si farebbe del nulla un positivo.

Prof. Daniele Trabucco Costituzionalista In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

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