Processing

Se credi nella libera informazione, puoi!

  • EUR *

Se credi nella libera informazione, puoi!

Home » Costume e società » Da Nietzsche a Bill Gates, intervista al professor Paolo Ercolani: il nuovo nazismo è cyborg ed eugenetica

Da Nietzsche a Bill Gates, intervista al professor Paolo Ercolani: il nuovo nazismo è cyborg ed eugenetica

da | Gen 19, 2023 | Costume e società

Paolo Ercolani è Docente di Filosofia dell’educazione, Storia della filosofia e Teoria e tecnica dei nuovi media presso l’Università di Urbino, scrive di cultura sul Corriere della sera e ha un Blog su: Il Fatto Quotidiano

Spesso interviene come voce autorevole su temi politici, attualità, scuola e pedagogia. 

La società postumana, ha affermato al Festival della Filosofia di Modena 2019, “è quella in gradualmente, ma inesorabilmente gli uomini smettono di vivere e cominciano a funzionare, come gli viene chiesto dalla tecnica e dal mercato, che oggi stabiliscono anche la nostra agenda valoriale”. 

Lo anticipava già nel suo L’ ultimo Dio. Internet, il mercato e la religione stanno costruendo una società post-umana (Dedalo 2012).

Professore, lei è fondatore e membro del comitato scientifico di Filosofia in movimentoCi spiega di cosa si tratta?

Filosofia in movimento nasce da quello che alcuni anni fa era l’Osservatorio filosofico, oggi è un sito e un’associazione culturale internazionale e a maggio diventerà anche una rivista. 

È una realtà che abbiamo fondato con Marco Contini e Antonio Cecere che coinvolge filosofi e ricercatori in tutto il mondo. 

Il suo compito, perché è ciò che a nostro parere mancava e purtroppo tuttora manca, è quello di portare la filosofia nelle piazze, nei luoghi dove vivono le persone; la filosofia non deve starsene arroccata nelle corti universitarie, non è un feticcio museale coperto di polvere. 

La filosofia non è un bene elitario di qualche pensatore grigio e noioso, ma è patrimonio di tutti gli esseri umani, la filosofia è quotidianità. 

In questa realtà studiosi di filosofia possono entrare in contatto con chi non ha una preparazione accademica in questa materia ma è interessato a conoscerla. 

Questo è il destino della filosofia, altrimenti morirà. Anche se assistiamo ad un fiorire di libricini di pop-sofia (ad esempio la filosofia dell’arredamento, delle bevande o di altri hobby o passioni) elaborata all’inizio da Derrida, credo che questa sia la benvenuta se crea un ponte che avvicina tra le persone alla filosofia ma se l’interesse per il pensare filosofico si esaurisce lì, temo possa banalizzarla. 

Si è partiti dal pensiero debole ma siamo arrivati al pensiero idiota e su questo occorre essere chiari. 

Nel suo ultimo libro Nietzsche l’iperboreo il profeta della morte dell’uomo nell’epoca dell’intelligenza artificiale (Il Nuovo Melangolo 2022) scrive: «Nietzsche diceva che L’uomo è un qualcosa che deve essere superato – e nel nostro tempo transumanesimo e artefici dell’intelligenza artificiale stanno lavorando alacremente – oltre che con grande utilizzo di risorse economiche – per far evolvere la specie umana verso una stirpe di superuomini: i cyborg. Come ha potuto il filosofo del male per eccellenza ispirare il nazifascismo novecentesco e al tempo stesso innervare il transumanesimo odierno, cioè i due movimenti che più hanno lavorato o lavorano per la costruzione di una nuova umanità considerata di ordine superiore?” Insomma, cosa c’entra il filosofo degli aforismi con Bill Gates, Steve Jobs ed Elon Musk?

Nietzsche è il filosofo che ha ispirato i due grandi tentativi -che l’umanità ha fatto nella storia- di costruire l’uomo perfetto. 

Il primo tentativo è stato quello nazista, con l’utopia di creare una razza superiore di ariani prestanti, compiuto nelle maniere tragiche che abbiamo conosciuto; e oggi la chimera di creare una super umanità portata avanti da filosofi transumanisti, che più o meno consapevolmente si rifanno al pensiero Nietzschiano, come Elon Musk ma anche Steve Jobs, Bill Gates, i fondatori di Google. 

Oggi ci troviamo di fronte a un secondo tentativo di superare l’uomo, in un’alleanza molto solida tra mondo finanziario -che sta dietro alle multinazionali- e tecnologie digitali. 

E questi personaggi ambiziosissimi, geniali, visionari, ne sono i teorici. La loro umanità perfetta è cyborg, è un’ibridazione tra le macchine e l’uomo, fino all’evaporazione di quest’ultimo nella macchina. 

Il cerchio pare chiudersi tra il filosofo che ha dichiarato la morte di Dio e i suoi discepoli, che sembrano lavorare alla morte dell’uomo. 

È una rivoluzione inaudita, e la si vuole compiere in nome del profitto, c’è ben poco da fare. I nazisti non hanno compiuto l’orrore per profitto, mentre questo secondo grande progetto antropologico coincide anche un business economico. 

In Italia forse non ce ne rendiamo conto perché da questo punto di vista viviamo in una zona “provinciale”, ma nelle grandi capitali dell’estremo est, in Usa e Canada, in Giappone e Cina ci sono già interi corsi universitari tenuti da robot. I robot da anni servono nei ristoranti al posto di camerieri umani. 

Non voglio sembrare catastrofista o un rigido reazionario, ma credo che dovremmo osservare e vigilare su questa trasformazione così veloce della vita umana in tutti i suoi ambiti. 

Dobbiamo governare questo processo e non subirlo. Dobbiamo far sì che sia guidato coscientemente e non solo dal potere finanziario. 

L’umanità vuole una seconda opportunità ma non crede più che possa essere ultramondana, la vuole qui. Così dalla metafisica al metaverso la distanza è quella di un click.

Il tarlo dell’uomo è la vita oltre la morte, l’eternità. Una volta perse o mutilate le grandi aspirazioni metafisiche mitiche o religiose, -come la resurrezione, l’aldilà, il paradiso- oggi sono questi giganteschi imprenditori che promettono all’uomo l’immortalità, e lo affermano apertamente. 

Grazie al Metaverso la nostra personalità verrà trasferita in una macchina. Non a caso siamo partiti da colui che ha proclamato la morte di Dio. 

La morte di Dio spinge i sapiens ad eternizzare la vita umana, ma in che modo? Pare che questo si stia realizzando attraverso i dispositivi offerti dalla tecnologia. 

Eppure, paradossalmente, questa agognata vita eterna potrebbe invece segnare la fine dell’uomo per come lo abbiamo finora conosciuto. 

Marx dice che nella storia gli eventi accadono sempre due volte: la prima come tragedia e la seconda come farsa. È precipuo in questo quadro l’elemento della farsa, dell’inganno, della costruzione di un iperuranio all’altezza dei nostri sogni.

È vero. Siamo passati da una “società dell’immagine” a immagini di noi stessi, dei selfie compulsivi. 

Alcuni ricorderanno certamente Second Life, piattaforma dei primi anni duemila, che permetteva la creazione di un avatar, il quale consente di abitare un mondo parallelo; quando si dice “un nome un programma”. 

In Usa i ragazzi hanno un invisible girlfriend/boyfriend: come può un essere umano competere con un avatar creato dal proprio ideale? Viviamo nella società dell’infallibilità, ma chi può essere senza fragilità? Di più: chi può crescere senza errori?

L’esigenza ancestrale di eternità è antica quanto l’uomo, ma la via è discutibile e passa verso quella che viene chiamata singolarità tecnologica, un concetto mutuato dall’astrofisica. 

La singolarità è quel confine che secondo Ray Kuezweil attraverseremo nel 2040, il momento in cui l’intelligenza artificiale avrà sopravanzato nettamente l’intelligenza umana. 

Sarà essa o Lei a quel punto a governare la vita sulla terra e l’uomo diventerà una sua ancella. 

A chi sorride di questo concetto di singolarità tecnologica ricordiamo che anche l’aeroplano sembrava ridicolo, anzi, perfino il tostapane pareva impossibile. Qual è il problema più urgente che attualmente affligge il sistema scolastico italiano? 

Quello di ignorare o reprimere -senza voler osservare davvero- il divario tra la realtà ipertecnologizzata nella quale sono immersi i giovani e la Scuola. 

La scuola non tiene il passo con quella realtà suggestiva, affascinante e accattivante che è la rete. 

La scuola ha tra le sue caratteristiche di apprendimento la lentezza, la profondità (devi fare il sommergibile già negli abissi e non il motoscafo rapido sulle onde) e la selezione del sapere, il programma scolastico è già una selezione, come poi farà l’insegnante. 

La rete è esattamente l’opposto: le sue categorie sono la velocità, la superficialità (siamo informati su tutto ma non conosciamo nulla) e opulenza di nozioni, più di quelle che possiamo incamerare probabilmente. 

Tuttavia, come diceva Platone l’occhio umano non vede in due circostanze: al buio certamente, ma anche se viene abbagliato da troppa luce. 

Quando il saggio esce dalla caverna inizialmente resta accecato. 

Questo bombardamento di informazioni ha lo stesso effetto di quando guardiamo il sole in faccia.

Queste tre caratteristiche della rete hanno certamente i loro vantaggi perché in parte potenziano alcuni aspetti del pensiero umano, ma al prezzo della perdita di capacità di fare connessioni autonomamente, di liberare la fantasia, dell’impoverimento del linguaggio e del pensiero. 

La rete non accompagna la scuola ma è sua nemica. 

Lo stesso accade con la pornografia e la dissociazione cognitiva: sempre più adolescenti non riescono a confrontarsi con la sessualità e l’intimità con un coetaneo o una persona reale, perché nulla può competere con l’ideale pornografico illusoriamente perfetto nel suo eccitare e che oltretutto non giudica prestazioni e non pretende comprensione, non implica il rischio emotivo dell’affettività. 

L’iperconnessione che derealizza sembra davvero una tendenza molto coerente che abbraccia tutte le sfere della vita umana: appare quasi più forzata l’ipotesi che tutti questi elementi siano una tendenza non voluta, che vederci dietro un disegno…

Tuttavia, il riconoscimento sociale che ogni individuo della specie umana cerca è un bisogno sano ma la modalità in cui oggi lo ricerchiamo è alterata

Sì, e soprattutto questo bisogno viene filtrato da strumenti che impongono come due esseri umani debbano relazionarsi. 

Il mezzo non è solo uno strumento perché vincola la modalità e la qualità del contatto tra gli individui. 

Non possiamo permettere che la profondità del pensiero, la capacità di soffermarsi sulle parole, la profondità dell’analisi di un testo e quindi la Scuola venga distrutta; però non possiamo neanche fare finta che la rete non ci sia. Insomma, oggi si va da Milano a Roma in un’ora, non possiamo pretendere che si viaggi ancora con la locomotiva del Novecento: dobbiamo costruire binari paralleli per queste due realtà, altrimenti ci schianteremo. 

Per restare in metafora direi che questo binario deve essere la consapevolezza e l’etica. 

Questo rapporto squilibrato tra rete e realtà non può essere gestito solo da forze economiche e poteri finanziari, insomma dagli interessi dettati dal profitto. Si fa una fatica immane per portare nelle scuole lavagne digitali o altri strumenti di ultima generazione, ma lo si fa con un criterio che è quello degli investimenti e degli affari. 

Questo vale per le scuole ma anche per le università. Le istituzioni non osano mettersi contro questi giganti del business. 

Oggi anche l’etica nasconde delle trappole insidiose…l’utero in affitto è una pratica schiavista camuffata da servizio di alta caratura morale. 

Rientra coerentemente con quanto detto finora, basta prenderne due elementi lampanti: il retrocedere dell’umano rispetto all’artificiale (la donna-fattrice è bombardata di ormoni, gli ovuli vengono fecondati artificialmente ecc) e la pervasività del fattore economico. 

Ciò che non posso ottenere lo compro dando denaro e ricevendo tecnica. 

Inoltre, c’è fattore eugenetico molto grave, come scrissi in un articolo in cui criticavo la scelta di Vendola e del suo compagno di ricorrere alla Gpa. 

Ci si reca in una struttura con brochure che elencano i prezzi in base al QI e alla fisicità del donatore di seme; un menù per ordinare un figlio! 

Che cos’era il nazismo se non l’idea di far riprodurre soggetti con caratteristiche selezionate? E inoltre questo possono permetterselo solo i ricchi, dunque un’eugenetica e anche a pagamento. 

La natura è solo una costruzione culturale come dicono alcuni? Io non credo.

Non sto affermando che si debba fermare la spinta umana verso una qualche forma di progresso, ma dobbiamo domandarci chi c’è alla guida di questo ideale.

Giulia Bertotto

Contenuti correlati

Condividi

Condivi questo Articolo!