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Fenomeni paranormali e messaggi dall’aldilà, intervista a Ghost Hunters Roma: “la morte è un tabù per la scienza”

da | Ott 13, 2022 | Costume e società

Chi ha paura della parapsicologia? Se vi aspettate acchiappa fantasmi del 21esimo secolo siete fuori strada, c’è molto di più

Daniele Cipriani è fondatore e presidente dell’associazione Ghost Hunters Roma, la quale si occupa da diversi anni e in maniera totalmente gratuita di ricerca sui cosiddetti fenomeni paranormali, ossia non spiegabili secondo i criteri della scienza tradizionalmente accettata. 

Una vera missione in quest’epoca in cui domina un rigido paradigma scientista. Ma di cosa si tratta? Acchiappa fantasmi del 21esimo secolo? Sciamani urbani? Niente di tutto ciò…e molto di più.

Ghost Hunters Roma si definisce istituto di ricerca scientifica, quindi non vi ponete in maniera antitetica al metodo scientifico, anzi. Come funziona concretamente il vostro lavoro? Un sopralluogo tipo in cosa consiste?

La nostra attività di ricerca inizia solitamente con una segnalazione, qualcuno ci contatta perché nella propria abitazione privata, nell’esercizio commerciale o altri luoghi percepisce o dice di percepire o crede di percepire, qualcosa che non sa spiegarsi. Di solito oggetti che si spostano, voci in assenza di altre persone. La quasi totalità delle volte si tratta di suggestione e non vi è alcun fenomeno cosiddetto paranormale. Il nostro lavoro, totalmente gratuito, consiste nel monitorare e misurare quello che accade in questi luoghi. Posizioniamo un set di strumenti come telecamere termiche o registratori particolarmente sensibili, fotocamere modificate per acquisizione di infrarossi e ultravioletti. Una volta posizionata la strumentazione noi facciamo quella che chiamiamo stimolazione ambientale ossia sollecitiamo eventuali presenze a manifestarsi ponendo delle domande. Eventuali risposte possono essere voci o anche oggetti che si spostano, ad esempio.  Restiamo per diverse ore in attesa, tuttavia la maggior parte dei fenomeni non accade davanti ai nostri occhi, ma quando noi lasciamo la strumentazione a riprendere. La strumentazione rende oggettivabile ciò che altrimenti sarebbe non oggettivabile, anche se non per questo falso. La parte più corposa viene successivamente, quando analizziamo il materiale raccolto. Quando possibile ci spostiamo in tutta Italia, ma ribadisco che siamo tutti volontari; perciò, facciamo il possibile con le risorse che abbiamo. Generalmente lavoriamo di notte e non certo per creare atmosfere horror, ma perché vi sono meno stimoli, distrazioni, rumori di fondo e possiamo captare e raccogliere meglio il materiale.

Gli strumenti li avete costruiti voi, o provengono da università o altro? 

Sono strumentazioni che nascono per altri scopi, cioè la misurazione classica dell’ambiente; nei secoli si è scoperto e compreso che aiutano anche a rilevare eventi anomali. Alcuni parametri che cambiano durante la manifestazione mutano come la temperatura, suoni o effetti luminosi. Nessuno rileva “fantasmi” ma l’ambiente in cui la manifestazione si presenta. Se qualcuno vi dice di poter misurare un fantasma non credetegli, non sappiamo neppure cosa sia un fantasma.

Come è nata la passione per i fenomeni cosiddetti “paranormali”? 

Capisco la necessità di distinguere linguisticamente questi eventi, tuttavia a pensarci bene ha poco senso: come se esistere fosse “normale”… Non solo la morte è un mistero, ma lo è la vita stessa, non c’è nulla di razionale nel fatto di essere vivi.

C’è un evento che mi è accaduto durante la preadolescenza, ero in una casa di montagna con degli amici per un fine settimana quando davanti a me un grosso posacenere di cristallo di spostò per almeno un metro e cadde giù da un mobile. La prima reazione fu il terrore e la fuga per tutti noi. Due porte finestre si aprirono senza vento e quella di sinistra girò la maniglia, quelle maniglie che si sollevano. Sulla porta si accesero due interfoni che comunicavano tra primo e terzo piano…ma le spine non erano attaccati alla corrente. Da quel momento non ho più potuto scegliere, dovevo interessarmi di fenomeni come questo.

La mia formazione è di ambito informatico e psicologico. In Italia purtroppo non esistono facoltà di parapsicologia riconosciute e questo nonostante la letteratura scientifica sul tema sia sterminata.

All’esterno dell’associazione ci avvaliamo anche della collaborazione con fisici, psicologi, medici.  Nel Regno Unito esiste la La Society for Psychical Research o SPR Società per la Ricerca Psichica, è un’organizzazione senza scopo di lucro il cui scopo dichiarato è quello di studiare “gli eventi e le capacità comunemente definite ‘medianiche’ o ‘paranormali. Uno degli autori tra i tanti che ho apprezzato e mi ha guidato è Ernesto Bozzano.

Non parla mai di fantasmi, non nomina spettri, insomma sembra molto lucido, misurato e sobrio.

Io ho il dovere di essere il primo scettico. Per non impazzire, e perché la nostra attività di ricerca abbia valore. Questo campo di studi è immenso, vastissimo, complesso, le implicazioni sono innumerevoli e ci si può suggestionare, occorre coltivare la disciplina del dubbio se non ci si vuole prendere in giro. Non viviamo quello che facciamo con l’adrenalina di un film horror ma con l’attesa e la pazienza di un documentarista nella savana. Noi non diciamo mai abbiamo fotografato uno spirito o uno spettro ma diciamo che abbiamo registrato qualcosa di anomalo, che non sappiamo classificare ma evitando sovraccarichi interpretativi. Il dubbio tutela la genuinità della ricerca, protegge dal fanatismo, è grazie al dubbio che possiamo dirigerci verso la verità.

Ci racconta un episodio di quelli più eclatanti o rivelativi?

Ce ne sono molti ma uno è stato emotivamente fortissimo. Potrebbe trattarsi di un ADC, After Dead Communication. La chiamata ci è arrivata da una mamma che aveva perso la bimba di pochi anni per un male incurabile. La giovane mamma percepiva la presenza della figlia in casa. Ci trovavamo all’interno della casa. Riascoltando la registrazione si sente nitidamente una voce infantile dire “Salve mamma”; la parola salve ci appariva strana, non propria per il registro di una bambina. La mamma ci spiegò che avevano sentito in un programma televisivo questa espressione e giocavano dicendosi queste parole. In casi come questo in cui c’è una perdita straziante, occorre a mio avviso superare il lutto più che rivolgersi ad esempio ad un medium. La cosa più grave che si possa fare è illudere qualcuno che ha perso un caro e desidera mettersi in contatto con lui. Non è questo che facciamo con Ghost Hunters, e personalmente ritengo che in questi casi sia da preferire eventualmente una psicoterapia che aiuti ad attraversare la fase del lutto. A qualcuno che vive un lutto non serve un sensitivo che nutrirebbe l’attaccamento al defunto, aumentando l’illusione di poter restare al fianco della persona scomparsa e così il dolore. Chi cerca un contatto con un caro defunto di solito non cerca noi e quando mi chiedono di un medium, e io naturalmente ne conosco moltissimi, non mi sento di consigliare mai questa figura. La gente si rivolge ai medium perché la spiritualità oggi non sa rispondere alle domande sul passaggio della morte, e d’altro canto anche la scienza classica ha abbandonato la ricerca sull’aldilà lasciando un vuoto di cui hanno approfittato molte persone che non sono in buona fede o che lucrano sulla disperazione delle famiglie. 

La morte è un fatto certo, costante, inevitabile (almeno finora) eppure la scienza davanti ad essa abdica ai suoi compiti di indagine. Potremmo dire che è davvero un atteggiamento irrazionale ed anti scientifico ostracizzare questo tipo di studi. Inoltre l’anima, l’aldilà, la metempsicosi sono temi assoluti, da sempre se ne occupa la filosofia dalla quale nasce la scienza stessa. Abitiamo ancora l’antico dualismo occidentale tra corpo e spirito.

C’è il timore di essere estromessi dalla scienza ufficiale, di essere relegati nel cospirazionismo, conosco tanti medici che si occupano di esperienze di pre-morte, ma che lo facciano apertamente sono davvero pochi. Molti medici sono in prima persona testimoni indiretti di esperienze pre-morte, nelle quali un paziente racconta precisamente cosa ha visto e sentito mentre la persona era in stato di incoscienza. Ci sono anche università, delle quali non posso dire i nomi, che stanziano piccoli fondi destinati a dipartimenti che si occupano di questo. Collaboro con alcune di esse in campi come la chiaroveggenza, telepatia, fenomeni extra-sensoriali. Perché sono legati all’eventuale apparizione di ciò che chiamiamo fantasma. Ma deve restare taciuto. 

Non vorrei banalizzare ma recenti studi di fisica dei quanti ci mostrano che ci relazioniamo in modo molto più complesso con la materia di quanto non si credeva sulla base della fisica classica e che la realtà è composta da particelle che si influenzano costantemente. Questo ha cambiato la nostra concezione dello spazio-tempo.

Gli adolescenti, ad esempio, vivono condizioni tensionali molto alte e in certi casi quando non riescono a sfogare queste emozioni e a comunicare può succedere che si scatenino fenomeni nell’ambiente come rotture di vetri, caduta o spostamenti di oggetti, aperture di cassetti. La nostra quotidianità è piena di fatti misteriosi, di piccoli enigmi, di casualità che non lo sono, di sincronicità, di forme di pre-cognizione come quando pensiamo a qualcuno e quel qualcuno poi ci telefona.

La vulgata o il mito ci racconta che i fantasmi sono corpi sottili rimasti imbrigliati in una dimensione sospesa tra materia e spirito. Di solito una grande sofferenza o una missione da compiere li tiene agganciati alla materia che abitiamo noi vivi. Insomma, un irrisolto li trattiene.

Dalla mia esperienza posso dire che questo trapasso mancato non c’è. Se intendiamo l’irrisolto come la consegna di un messaggio posso dire di sì. Una volta portato il messaggio i fenomeni infatti si esauriscono. Più che un irrisolto comunque parlerei di una volontà di comunicare qualcosa a chi è rimasto di qua. Non direi neppure che qualcosa del defunto è rimasto incastrato: il defunto abita un’altra dimensione e nulla lo imbriglia qui se non la sua volontà di dare il suo messaggio. Questo accade anche in base alle condizioni ambientali come la presenza di un medium, una persona particolarmente sensibile, un canale aperto ricettivo a tale messaggio. 

Ha mai visto una materializzazione completa, ossia un fantasma?

Sì, tre volte. Una volta quando siamo tornati nella casa in montagna di cui sopra. Non ottenemmo nulla strumentalmente ma la vedemmo tutti e tre: una signora con uno scialle rosso in soggiorno. 

Un’altra volta sempre in una casa, un signore nitidissimo. E infine una manifestazione molto particolare perché la figura antropomorfa era visibile nel riflesso di uno specchio ma non direttamente. Questa visione mi ha ossessionato per anni perché non capivo: perché la termocamera ne registrava il calore ma non era visibile? Non ne sono ancora venuto a capo.

In qualche modo anche lei è un giornalista, solo che interroga delle figure che non sappiamo di quale natura siano. E come un giornalista dovrebbe avere un atteggiamento sempre critico nei confronti delle sue stesse convinzioni.

Non mi ero mai visto sotto questa luce ma credo si possa dire di sì. La quasi totalità delle persone con cui mi sono relazionato ha vissuto esperienze legate alla morte ma pochi le raccontano. Il ventaglio di ipotesi su cosa possa essere accaduto realmente durante una di queste esperienze è pressoché infinito. Paure, condizionamenti, proiezioni infantili. Ma non è questo il punto, il fatto è che la morte è nella nostra cultura un tabù. Devo dire però che la maggior parte delle persone è disponibile con noi e non ha pregiudizi o atteggiamenti ostili, anzi sono incuriositi e affascinati. Paradossalmente ci sono più resistenze proprio tra gli scienziati e tra le persone più istruite che dovrebbero invece avere uno slancio conoscitivo più libero e sereno.

Giulia Bertotto

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