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Il PD e la Scuola dell’Infanzia Obbligatoria. La Psicologa: “Standardizzazioni dannose, i bambini sono diversi”

da | Ago 27, 2022 | Costume e società

Scuola materna obbligatoria “Ce lo chiede l’Europa?”, a prevedere l’inizio della scuola a 3 anni sono la Francia e l’Ungheria. In Irlanda del Nord, Lussemburgo e Grecia si comincia a 4 anni, in Olanda, Austria, Bulgaria e Repubblica Ceca a 5. E il Pd non si tira certo indietro.

Veronica Colaianni è psicologa e psicoterapeuta, si è laureata a Firenze in psicologia dello sviluppo e dell’educazione, ha ottenuto la specializzazione in psicoterapia presso la scuola Psicoumanitas di Roma, Pistoia e Taranto.

Il suo approccio teorico è integrato e per oltre 5 anni si è occupata di violenza domestica, come operatrice presso il centro antiviolenza della provincia.

Offre attività di consulenza tecnica in ambito giuridico alle coppie e alle famiglie in ambito di separazione, divorzio, affido dei minori, nonché di maltrattamento e abuso. In ambito scolastico si occupa di apprendimento, dsa, e altre difficoltà di tipo psico-educativo. 

L’abbiamo intervistata a proposito dell’ultima trovata del Partito Democratico, il quale vorrebbe costringere le famiglie a “consegnare” i bambini di età prescolare alle scuole dell’infanzia.

Il PD propone che la scuola dell’infanzia dai 3 ai 6 anni diventi obbligatoria. Oltre ai rilevanti aspetti giuridici e costituzionali, vorremmo analizzare la questione dal punto di vista della salute emotiva del minore e dei genitori. Infatti, sappiamo che ogni bambino è diverso, e non tutti i bambini sono pronti per un distacco così precoce.

La proposta del pd potrebbe sembrare ad una prima occhiata accattivante. Ma occorre uscire dalla foga della propaganda per fare delle riflessioni più accurate, specialmente perché stiamo parlando di bambini, anche molto piccoli.

Innanzitutto, dobbiamo far presente che la costituzione all’articolo 30 stabilisce il dovere dei genitori al mantenimento e all’istruzione dei figli.

Perciò non è corretto chiamarlo “obbligo scolastico” in quanto la scuola (pubblica, privata, parentale,…) è solo una delle agenzie di cui si possono avvalere i genitori nell’assolvere il loro dovere di istruire i figli e ovviamente non l’unica.

I figli, che siano nati dentro o fuori del matrimonio, hanno diritto ad essere istruiti dai propri genitori come prima cosa. Per la nostra costituzione è di fondamentale importanza il legame con i genitori, un legame fatto non solo di semplice mantenimento materiale, ma di precisi doveri nei loro confronti, un legame che inizia ovviamente ben prima dell’età scolare.

Mettere un obbligo alla frequentazione scolastica ad un’età così precoce non sembra sensato, specialmente perché più che fornire una opportunità di crescita, sembra piuttosto sottrarre ai bambini la possibilità di ricevere le adeguate cure da parte delle figure genitoriali. 

Da 0 a 6 anni, e in particolare da 0 a 3, si susseguono tappe di crescita importantissime dal punto di vista cognitivo e linguistico, ma anche emotivo e relazionale (basta citare la famosa teoria dell’attaccamento per capire quanto sia importante la relazione costante e sicura delle figure primarie, in particolare la madre).

Il bambino passa da un legame simbiotico con la madre a livelli progressivamente più alti di autonomia e capacità di entrare in relazione.

Ed è all’interno di questo legame così intenso e profondo che si formano i modelli operativi interni e le basi della struttura di personalità del futuro ragazzo e poi adulto, mentre nel frattempo il bimbo impara a parlare, a camminare, a svolgere le routine giornaliere, a giocare in modi sempre più complessi, creativi e personali. 

È prevalentemente all’interno del calore dei legami familiari primari che il bambino acquisisce le informazioni sul mondo, sviluppa le basi della sua intelligenza e della sua personalità.

Per questo motivo le strutture educative da zero ai sei anni sono state finora intelligentemente pensate per essere estremamente flessibili, negli orari di frequentazione e con particolari tempi iniziali chiamati non a caso di “inserimento”.

Tutto questo per permettere al bambino di abituarsi ad un ambiente nuovo, a figure di accudimento diverse dai familiari, e di ricevere la porzione di educazione extra-familiare più adatta al carattere al livello di sviluppo del bambino (non siamo tutti uguali!) e alle esigenze delle famiglie (non sono tutte uguali!).

È con questa flessibilità che le strutture educative, siano esse pubbliche, private o tipo home-schooling, possono fornire un validissimo aiuto alle famiglie e un servizio educativo davvero di grande qualità. 

Mettere un obbligo scolastico durante questa tenera età va invece verso la direzione di una eccessiva standardizzazione dell’offerta educativa che mal si sposa con i bisogni dei bambini più piccoli:  vanno rispettati i loro tempi di crescita, che possono essere molto diversi (ma ugualmente validi e “normali”) da bambino a bambino. 

Piuttosto troverei estremamente importante che la politica agisse sui costi (spesso troppo elevati) dei servizi educativi e sulla accessibilità (come è noto esistono differenze importanti in qualità e quantità nei vari territori).

Sul piano culturale torno a sottolineare come la costituzione ribadisca a più riprese l’importanza dell’educazione e del dovere di istruire i figli da parte dei genitori e non dello stato, che piuttosto si situa come aiuto alla famiglia nelle sue funzioni e non come sostituzione ad essa. Sembra che il pd voglia sottolineare l’opposto?

Non le sembra preoccupante questo insidioso e capillare tentativo di controllo del corpo, della gestazione, sull’intimità, delle forze progressiste? Si definiscono aperte e tolleranti, tuttavia impongono ogni tipo di bio-coercizione.

Durante questi anni di circolazione di questo nuovo virus abbiamo potuto sperimentare in modo massiccio la perdita delle nostre libertà personali, persino quella di respirare liberamente e mostrare il volto.

Abbiamo avuto il triste primato di stato che ha messo in atto il più alto numero di restrizioni e limitazioni della libertà personale per il maggior numero di giorni (stiamo già vivendo il terzo anno e ancora non sono spariti del tutto l’obbligo vaccinale, né le mascherine, né il green pass ad esempio) e abbiamo provato sulla nostra pelle il dolore e la paura per la completa perdita dello stato di diritto, con un susseguirsi di dpcm e decreti-legge ogni 15 giorni.

Tuttavia, il covid non ha smesso né di circolare né di mietere le vittime tra i più fragili, sancendo inequivocabilmente l’inutilità di tali decisioni.

Non è un segreto che il PD (ma anche tutti gli altri partiti che hanno appoggiato il governo conte prima e draghi poi) rivendica queste come decisioni buone e giuste e fa suo uno stile di governo violento e paternalistico, dove il cittadino è trattato come un bambino mai in grado di autodeterminarsi né dotato di facoltà di discernimento.

Tutto questo è stato possibile anche grazie alla forte diffusione di nuovi mezzi di comunicazione che per la prima volta nella storia consentono di raggiungere ogni individuo h24 e di abbattere qualunque barriera e protezione della privacy personale e, sul piano culturale, grazie alla diffusa fiducia (ma direi venerazione!) per la figura del medico (descritto a tratti come un eroe a tratti come una divinità) e una fortissima ingerenza delle scienze sanitarie rispetto agli altri saperi.

Dobbiamo stare molto attenti: la assurda medicalizzazione della società ci espone ad un rapporto molto asimmetrico nei confronti dello stato che si sente autorizzato a violare facilmente i confini del nostro corpo (esattamente come avviene nell’ambulatorio del medico).

È anche sparita la figura della persona sana: siamo diventati tutti malati asintomatici e quindi esposti perennemente ai comandi dell’autorità sanitaria. Qualcuno ha preteso che fosse più importante la salute della libertà, ma ci siamo accorti che è vero piuttosto il contrario: non vi è alcuna salute senza libertà.

Alla luce di quanto detto sopra e della sua esperienza e competenza, possiamo affermare che la pratica dell’utero in affitto sia di fatto un crimine contro l’infanzia e quindi la persona umana?

La pratica della GPA (Gestazione Per Altri) chiamata anche “utero in affitto” (termine che secondo me rende perfettamente l’idea della sua natura mercificante) è una grave violazione dei diritti umani.

Chi vede nell’utero in affitto una bella possibilità di poter dare alla luce figli a chi non può averne, come ad esempio le coppie omosessuali, si mette completamente dalla parte del futuro genitore che compra per centinaia di milioni (oppure poche decine se si avvale di donne povere e derelitte) la possibilità di acquistare un ovulo, fecondarlo artificialmente e impiantarlo nel corpo di una donna estranea biologicamente all’embrione, ma che porterà in grembo il bambino per nove mesi e lo partorirà dietro compenso, per poi rinunciare ad ogni diritto su di lui, come se quel legame non fosse mai esistito.

Solitamente si tratta di donne estremamente povere, costrette a vendere se stesse. Occorre ricordare che anche l’estrazione degli ovuli non è una pratica medica indolore e priva di rischi e anche in questo caso sono coinvolte giovani donne in difficoltà economica. 

Tutto questo già basterebbe per avere in odio una pratica gravemente classista

Ma c’è di più: occorre assolutamente mettersi dalla parte del minore, essere umano che ha il diritto di vivere con i propri genitori, di amarli e di conoscere le proprie origini.

Esistono infatti centinaia di autorevoli studi sull’importanza non solo dei primi anni di sviluppo (come abbiamo prima ricordato), ma anche altrettanta letteratura scientifica sulla vita fetale e su come esista una continuità tra la vita intra ed extra uterina: il legame madre figlio inizia fin dalla gravidanza in uno scambio di continuo di calore, sangue, sogni ed emozioni.

La scienza ci conferma senza alcun dubbio ciò che sappiamo già intuitivamente e per esperienza: il bambino sa già riconoscere la sua mamma, il suo odore, la sua voce, sa richiedere le sue attenzioni col pianto, la ricerca attivamente come fonte di amore e protezione costante.

La psicologia dello sviluppo ha dedicato grande attenzione ai traumi infantili precoci e a tutte le situazioni in cui il legame madre figlio viene interrotto (gravi malattie, allontanamenti, morte del genitore, abbandono…).

L’utero in affitto a mio avviso è il legale compimento di un delitto: una coppia ricca e senza figli decide di usare donne povere per comprare del materiale biologico che serve per la fabbricazione di un neonato.

Neonato che in certi contratti, al pari di una merce, può essere anche rifiutato e rispedito indietro se non corrisponde ai desiderata del ricco committente.

Bambino che sperimenterà il distacco dalla donna che lo ha cresciuto nel suo grembo e partorito e in seguito andrà alla ricerca delle origini di quell’ovulo fecondato.

Alcuni pensano che non sempre le mamme sono buone madri e conta molto come lo cresci un bambino.

Ma voi come pensate si possa crescere presso chi ha commissionato un bambino, quasi fosse un pacco di Amazon?

Giulia Bertotto

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