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La Verità rimane sempre inascoltata, mentre la diffamazione e le maldicenze trovano sempre largo seguito

da | Ott 15, 2022 | Costume e società

La calunnia è un’arma micidiale, nasce dal risentimento dell’invidioso che usa la menzogna per infangare la reputazione del suo rivale.

Una calunnia può fare più danni di un pugnale o di una pistola, ma quali furono le peggiori calunnie della storia?

Eccovi alcune delle maldicenze più crudeli e assurde di tutta la storia: 

Salieri avvelenò Mozart: tutti conoscono la storia di Mozart, l’enfant prodige della musica che sedusse principi, regnanti e l’intero mondo con il suo talento prodigioso, e ogni volta che si parla di Mozart, compare anche la figura di Salieri, il perfido rivale che consumato dall’invidia avrebbe assassinato Mozart.

Questa diceria in realtà venne abilmente diffusa dalla moglie di Mozart dopo la morte del marito.

Salieri passò ingiustamente alla storia come l’invidioso per eccellenza. 

Essere uno degli artisti più famosi e acclamati nella Roma del Cinquecento non era una passeggiata.

Oggi come ieri la fama, il successo e il talento attirano immancabilmente l’ira degli invidiosi.

Perfino il divino Michelangelo fu vittima dell’odio delle malelingue.

Fu accusato di aver accoltellato un ragazzo al fine di studiarne l’anatomia e realizzare una scultura di Cristo.

Il pettegolezzo non aveva alcun fondamento, ma le calunnie, anche se completamente infondate, non hanno vita breve e questa calunnia ha attraversato i secoli per giungere fino a noi.

Dostoevskij violentatore di ragazzine: il più grande scrittore russo di tutti i tempi fu vittima di questa calunnia.

Nel romanzo Delitto e Castigo Svidrigajlov si uccide perché perseguitato dal ricordo di una bambina che aveva violentato, mentre nel romanzo I demoni il cupo, malvagio Stravogin confessa lo stupro di una bambina.

Il tema dello stupro dei bambini, ricorrente nelle opere di Dostovskij, diede origine alla leggenda nera che fosse anch’egli un violentatore di bambine, diceria riportata, senza prove, dal critico Lev Sestov che disprezzava e aveva in antipatia Dostoevskij.

Nell’immaginario popolare Maria Antonietta è ricordata come la regina frivola e insensibile che mentre la carestia colpiva la Francia e il suo popolo pativa la fame avrebbe commentato: «Se non hanno pane, che mangino brioche!».

In verità questa fu una menzogna costruita ad arte dagli storici fautori della rivoluzione francese che per giustificare il furore popolare attribuirono alla sfortunata Maria Antonietta questa frase maligna. 

Il compositore tedesco Johannes Brahms venne accusato di “tortura sugli animali”: è questa la calunnia messa in giro da un altro compositore tedesco, Wagner, che accusò il suo illustre collega di trarre ispirazione per la sua musica dal miagolio dei gatti che torturava. La rivalità tra i due era ben nota. 

La fama di Lucrezia Borgia la precede: assassina, sgualdrina, avvelenatrice, se pensiamo a una donna malvagia, Lucrezia Borgia è la prima a venirci in mente.

Per secoli la sua figura è stata demonizzata, ma fu vittima dei tanti nemici della sua famiglia che dopo la sua morte la accusarono di lussuria, incesto e omicidio.

In guerra e in amore non ci sono regole, recita un vecchio adagio popolare e neanche nella politica. 

Stessa sorte toccò infatti alla bellissima Clodia, la celebre Lesbia amata e resa immortale da Catullo.

Un amante ferito e tradito non è un giudice obiettivo, perché sì la bellissima e affascinante Clodia non era una donna fedele, ma fu Cicerone a distruggere la sua reputazione.

Clodia era la sorella del suo più acerrimo nemico (il tribuno della plebe Publio Clodio) e Cicerone, da abile oratore qual era, la descrisse come una meretrice, accusandola perfino di avere rapporti incestuosi con il fratello, al fine di screditare la reputazione di quest’ultimo.

Gossip e pettegolezzi non riguardano soltanto i tempi moderni.

Anche nel XIX secolo, quando Totti e Hilary e Fabrizio Corona neanche esistevano, c’era Massimo D’Azeglio, politico e scrittore italiano, che lanciò insinuazioni sulla paternità di Vittorio Emanuele, il primo re d’Italia.

Mise in giro la voce che il vero re morì da neonato in un incidente e venne sostituito con un altro bimbo, figlio di un macellaio. 

G. Middei

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