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“L’Agorà del Diritto” – una domanda, una risposta: Divieto di utilizzo dei telefoni cellulari in classe. Era ora!

da | Dic 25, 2022 | Costume e società

In questi giorni sta facendo molto discutere la circolare del Ministro dell’Istruzione e del Merito del 19 dicembre scorso, relativa al divieto di utilizzo, da parte degli studenti, di telefoni cellulari in classe.

Da un punto di vista prettamente giuridico è bene precisare che tale divieto è previsto dalla direttiva comunitaria 104/2007 ed un provvedimento analogo alla circolare del ministro Valditara, sempre nel 2007 venne adottata dall’allora ministro Fioroni.

Qualcosa, però, non ha funzionato se, nuovamente, si è dovuti tornare sull’argomento e temo che, purtroppo, anche questa volta la circolare non sarà risolutiva.

Anche questa volta, non sono previste, infatti, sanzioni specifiche, chiare e tassative per i trasgressori.

Chi mi conosce sa bene che, anche in qualità di docente, sono da sempre stato contrario all’utilizzo dei telefoni cellulari in classe che, personalmente, ho sempre vietato.

Più volte, però, mi sono sentito opporre – non solo dagli studenti (la cui contrarietà al divieto considero del tutto naturale e comprensibile, anche per un fattore, generale, di ribellione, connaturato all’età, che è giusto che ci sia) – che non permettere di utilizzare telefoni cellulari voleva dire non essere al passo con i tempi e non tenere conto delle nuove tecniche di apprendimento e metodologie didattiche, nonché delle esigenze dei ragazzi.

Ancora, ho sentito criticare la mia decisione sul presupposto che l’utilizzo dei telefoni cellulari costituisce un modo per i ragazzi di fare ricerca attraverso uno strumento per loro familiare.

Non posso, quindi, non salutare la circolare con un deciso “era ora” (con tutte le riserve sull’incidenza della stessa che ho sopra opposto).

Almeno bisogna riconoscere che con essa si sono puntati i riflettori su una problematica importante per i ragazzi i quali sarebbero i primi a beneficiare sotto molteplici aspetti del divieto assoluto nelle singole scuole di tali strumenti.

Passiamo ora ad esaminare il perché del mio “era ora”.

L’utilizzo del telefono cellulare nel contesto scolastico costituisce:

1)elemento di distrazione;

2)elemento di interruzione e disturbo della lezione (il docente è costretto ad interrompere le lezioni e le interrogazioni per riprendere gli studenti che utilizzano il telefono cellulare);

3)mancanza di rispetto verso il docente che sta svolgendo il proprio lavoro;

4)rischio di violazione della privacy di studenti e professori;

5)rischio di cyberbullismo, attraverso foto e filmati;

6)fattore di allontanamento dei ragazzi dall’utilizzo di libri, vocabolari, enciclopedie.

Senza parlare, poi, del rischio di danni alla salute fisica e psicologica.

Nella relazione finale allegata alla circolare e realizzata durante la scorsa legislatura dalla 7° commissione del Senato è bene evidenziato, al termine di un’indagine ad ampio raggio, sull’impatto digitale nei processi di apprendimento degli studenti, che l’utilizzo eccessivo dei dispositivi comporta sia danni fisici come miopia, obesità, ipertensione, disturbi muscolo-scheletrici e diabete, che psicologici quali dipendenza, alienazione, depressione, aggressività, insonnia, insoddisfazione e diminuzione dell’empatia.

Inoltre, aspetto determinate la perdita di facoltà mentali essenziali come quella di concentrazione, la memoria, lo spirito critico, l’adattabilità e la capacità dialettica, le stesse implicazioni che la relazione paragona all’uso di cocaina.

Ben vengano, quindi, misure più drastiche e restrittive per l’utilizzo dei telefoni cellulari.

Interrompere per un certo numero di ore la dipendenza dei ragazzi dai telefonini non può che fare bene a loro stessi ed allo studio.

Personalmente, a settembre di quest’anno avevo ritenuto giusta la decisione adottata dal Liceo Malpighi di Bologna di bandire sia in classe sia durante la ricreazione l’utilizzo dei telefoni cellulari.

Una scelta coraggiosa che anche altre scuole sull’intero territorio nazionale avrebbero dovuto fare per il bene degli studenti.

avv. Emilio Graziuso – Avvocato Cassazionista e Dottore di Ricerca

Presidente Nazionale Associazione “Dalla Parte del Consumatore

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

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