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L’ignoranza è un merito?

da | Ago 3, 2022 | Costume e società

A Roma sono tornati i roghi dei libri. Poche settimane fa è stata incendiata in piazza Flaminio, volutamente ci tengo a precisare, una storica bancarella di libri. 

Grazie alla tenacia del proprietario Alberto Maccaroni e alla mobilitazione della gente, la “Bancarella del Professore” ha riaperto al pubblico. È stato un atto vandalico, l’ennesimo, di chi trova divertente sputare addosso alla cultura. 

Ma come siamo arrivati a questo? Ecco cosa ci si dovrebbe domandare. 

Certo, questo è stato un caso isolato, oggi non bruciamo i libri, non li leggiamo e basta. 

Gli italiani non leggono, sei italiani su dieci non leggono nemmeno un libro all’anno, è quanto riporta l’Istat. Obietteranno alcuni: in questi tempi moderni chi ha tempo per leggere? Sbagliato, nel resto d’Europa la percentuale dei lettori è superiore al 75%, questo primato, questo disinteresse per la cultura è tutto italiano, ma non c’è da esserne fieri.

La politica del resto ha smesso d’interessarsi e di investire nella cultura.

“Un paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano o i costi sono eccessivi. Un paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere”: era Italo Calvino ad affermarlo, qualche decennio fa, ma quanti giovani oggi sanno davvero chi sia Calvino? Quanti l’hanno letto? Gli italiani non leggono, e aggiungo gli italiani non pensano. Dove s’informano allora? Dove maturano idee, riflessioni, opinioni? In televisione ovviamente. 

Ma la televisione è l’antitesi della riflessione. Leggendo, è la mente del lettore che, come un delicato e sensibile orologio accordato ai moti interiori dell’anima, stabilisce il tempo e la velocità della lettura, decide quando rallentare e quando soffermarsi su un determinato passaggio, e nel frattempo dialoga, confuta e medita su ciò che legge. 

Leggere è far scaturire da un pensiero letto, altri pensieri che a loro volta si ramificano in infinite riflessioni. Ciò non è possibile con la televisione o con la visione di un film: non si può attivare questa riflessione interiore senza perdere il passaggio successivo. 

La lettura come pratica sta scomparendo, pochi ormai hanno l’attitudine mentale per assaporare, gustarne la bellezza ma anche l’impegno, la dedizione che richiede, ben diversa dalla rapida fruibilità dei prodotti televisivi.  

Ecco allora che ci si limita ad assorbire in modo passivo ciò che si “vede”. I bambini fin da piccoli, drogati di programmi spazzatura, vengono educati ad assorbire ciò che la televisione veicola e proietta. 

E la passività conduce inevitabilmente all’indifferenza, all’abulia, che sono l’antitesi della lotta e della presa di coscienza. 

Leggete dunque e ricordate che l’esempio è la miglior forma di insegnamento, i bambini e i giovani apprendono per imitazione, fatevi vedere con un libro in mano al posto dello smartphone. 

G. Middei

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