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Professione politico: fare promesse e non mantenerle

da | Ago 20, 2022 | Costume e società

Il 25 settembre 2022 sarà un giorno che rimarrà nella storia perché, quel giorno in Italia, attraverso il voto, dovremmo dare la totale essenza alla nostra democrazia, ma sarà proprio così?

Ancora tutte le liste con i candidati non ci sono e, abbiamo idea solo di qualche nome più o meno conosciuto, che circola o, meglio ancora, che si è già auto candidato.

Quello al quale invece abbiamo assistito in questi primi 20 giorni, sono da una parte la corsa sotto il sole di ferragosto per alcune formazioni a cercare le 50.000 firme per poter partecipare alla tornata elettorale, dall’altra invece il consumarsi di nervi tra le due fazioni contendenti destra e sinistra le quali, anziché proporci un programma politico, si rincorrono sulle rispettive provocazioni.

Non parliamo poi di gente come Calenda che pur di esserci, ingoia anche sé  stesso, alleandosi con Renzi, o peggio ancora un Di Maio che, anche lui pur di non mollare ”la seggiola”, si allea con Tabacci; insomma non solo non c’è un programma per questo Paese, ma non c’è nemmeno la minima serietà della parola a suo tempo data.

Una democrazia, perché sia tale, dovrebbe svilupparsi su due meccanismi base, uno l’efficienza, l’altro la legittimazione.

Per quanto riguarda l’efficienza gli elettori dovrebbero poter eleggere, la competenza, l’affidabilità, l’onestà, più semplicemente persone che siano in grado di fare quel bene comune che assumono con l’investitura che ricevono dal Popolo, ma per come funziona oggi, sono i partiti che scelgono e noi possiamo solo scegliere a cose fatte.

Ma siamo scuri che il meccanismo della legittimazione sia quello giusto?

Se ci fermiamo a riflettere potrebbe sembrare proprio di no perché, quando andiamo dentro la cabina elettorale, ma in realtà molto prima, noi siamo “obbligati” ad una scelta che è imposta.

Le liste vengono preparate dalle organizzazioni politiche, un’élite vera e propria dove dei “prescelti”, che spesso sono distanti dal popolo, anzi per la maggior parte non rispecchiano la volontà popolare, dove troviamo invece il classico “politico di professione”.

Noi non ci rendiamo conto che, il voto è l’arma più potente che abbiamo, e allo stesso modo, non ci capacitiamo anche del fatto che, finite le elezioni, finisce il potere del popolo perché chi avremmo eletto, non risponderà più al suo corpo elettorale.

Sostanzialmente al momento dell’insediamento il “politico” risponderà agli ordini di “scuderia” e si dimenticherà invece di chi gli ha dato il “potere” e quindi verrà meno al patto con i cittadini, ovvero verrà meno la democrazia.

Ricordiamoci che la scelta dei prossimi “onorevoli”, non deve essere una scelta improvvisata perché saranno quelli che sceglieranno se limitarci le nostre libertà costituzionali oppure mandarci in galera, o toglierci la dignità personale, il lavoro, la sussistenza e dirci cosa “pensare”.

Forse è venuto il momento in cui il meccanismo del voto così, come oggi è concepito, è un “congegno” forse superato e bisognerebbe ripensare tutto il sistema.

Dovremmo impegnarci a creare un nuovo sistema di selezione dei futuri occupanti di Palazzo Chigi e Palazzo Madama, magari realizzando un sistema di votazioni dove siano i cittadini a proporsi e non i partiti ad imporre, e magari anche inutile avere due camere per allungare i tempi dei lavori parlamentari.

Certo ripensare la macchina elettiva non è una cosa semplice, soprattutto perché deve garantire la democrazia, ma va garantita ancor di più, la sovranità al Popolo italiano

Dobbiamo eliminare il “professionista della politica” perché se oggi siamo alla saturazione e vicini al precipizio, lo dobbiamo a chi, da anni si continua a presentare e, una volta avuto il consenso, si appresta a fare gli interessi del partito.

Sembra quasi che la più alta forma di democrazia, il voto, si concluda con il suo atto, ovvero, nell’esautorare il Popolo del suo potere e di ogni forma di controllo dei rappresentati delle due camere.

Non c’è giorno che il mainstream non esalti la forza delle elezioni, ovvero il voto, ma proviamo anche a vederla sotto un altro profilo e se fosse invece proprio il voto quello che l’élite vuole farci credere che è democratico, per farsi eleggere e allontanare così la presenza del Popolo dal suo agire?

È venuto il momento che il POPOLO torni ad essere SOVRANO, al centro della politica e sia l’artefice delle scelte governative con candidati scollegati dalle logiche di spartizioni partitiche che oggi sono rappresentate nelle “ammucchiate” che quotidianamente assistiamo da parte di un’è lite aristocratica pronta a fare tutto il contrario di ciò che promette anche perché, chi ci rimetterà, sarà sempre il Popolo.

C’è comunque una grande preoccupazione per questa tornata elettorale del 25 settembre: l’astensionismo.

Il Popolo questa volta se davvero si astenesse e le stime dei sondaggi danno questa possibilità dei disinnamorati del voto, oltre il 60%, significherà comunque aver firmato un assegno in bianco a chiunque vincerà.

In questa prossima sessione elettorale ci saranno due emozioni che faranno da ago della bilancia per chiunque risulterà il vincitore dallo scrutinio delle urne che sono l’entusiasmo e la frustrazione, ma più di tutto quello che va temuto e non è un’emozione, è la “debolezza culturale”.

Andrea Caldart

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