Nella nostra epoca rivoluzionaria,
che ha invertito l’ordine del discorso
e ci fa vivere in un mondo capovolto,
innanzitutto, manca l’aria,
di dolore è in fondo il morso,
l’essenziale invece tolto.
L’anima non respira,
manca la preghiera
e il senso del pericolo.
Il demonio intorno gira,
questa è la sua Era,
cieco mena al vicolo,
che porta giù alla morte,
non sol quella terrena,
ma nell’atroce inferno.
Scampar codesta sorte
dritti con la schiena,
offre a noi l’Eterno.
Complici e sviati,
arbusti mal cresciuti,
con le anime malate,
dal mondo depistati,
ingannati ma pasciuti,
le menti depravate.
Tutti ben vestiti,
i poveracci residuali,
in fatti secondari
viviamo appesantiti,
distrazioni normali,
dai problemi seri:
un la morte eterna,
due quella terrena,
tre l’Amore vero.
Da questi il mondo storna,
materia fa serena,
nascosto il buco nero.
Se non ci fosse Dio,
con l’Amore Suo,
maggiore sarìa ‘l danno,
l’animo fatto rìo
e pur diviso e duo,
per disgrazia o gran malanno.
Materia non esalta,
cattivi insuperbisce,
incoscienti del destino,
perché la vita asfalta,
chi s’inorgoglisce
e vive da cretino.
E pur la Vita coglie
dei fiori sconosciuti,
dei morti prematuri,
che pregano con doglie,
per i sopravvissuti,
nell’anima immaturi.
Marco Santoro – 2° classificato a concorso Professore/ricercatore di Pedagogia generale e sociale c/o Università dell’Aquila 2002
Già Cultore di Storia della Pedagogia e Pedagogia sociale c/o Università di Cassino
In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it
Foto copertina: immagine generata dall’AI

