Questo vecchio adagio popolare, spalmato su secoli di storia, caratterizza questo “alimento” pensato spesso solo come una bevanda e dimenticando il suo essere elemento culturale nel favorire la convivialità e il benessere psicologico, fattori che effettivamente contribuiscono alla longevità.
Nella nutrizione umana, intesa non solo come evento biologico, ma anche antropologico e conviviale, l’effetto principale è la creazione di un legame comunitario. Bere insieme rompe le barriere gerarchiche e facilita la parola.
L’astemio può scegliere di non bere vino, ma non sia contento di esserlo, perché perde qualcosa che serve alla qualità della vita.

Sin dall’antica Grecia, il vino era lo strumento per la discussione filosofica e politica. Non si beveva per ubriacarsi, ma per raggiungere uno stato di ebbrezza controllata che favorisse lo scambio di idee. Ancora oggi, incrociare i calici, sancisce patti, celebra unioni, rinforza l’appartenenza a un gruppo. Il vino funge da ponte tra l’umano e il divino
Grazie alle sirtuine, contenute nel vino, si agisce sul metabolismo dei grassi, il cui rapporto esistente è profondo e direzionale: queste proteine fungono da veri e propri sensori metabolici che orchestrano il modo in cui il corpo utilizza le riserve energetiche in riposta alla disponibilità dei nutrienti. L’uso consapevole del vino può fare tranquillamente parte di una dieta dimagrante, con azione riducente i grassi e sollievo del fegato.
Il resveratrolo, contenuto sia nel vino rosso che, in misura più contenuta, nel vino bianco, è una di queste fondamentali “molecole”. per le quali il vino può avere un’azione cardioprotettiva, con effetto antiossidante e di neutralizzazione dei radicali liberi. Una volta documentati, ormai da anni, quelli che possono essere gli effetti benefici dei polifenoli contenuti nel vino sulla qualità della vita, attraverso questa azione a livello cellulare, nuove e originali frontiere di studio appaiono all’orizzonte.
Bere vino durante i pasti è associato a un minor rischio di diabete di tipo due”; Rosario Iannacchero, neurologo, presidente della Società Italiana Studio Stroke, ci suggerisce “Bacco, Eros e Thanatos: il vino come ci protegge”
Oggi, non è fuori luogo parlare dei benefici derivanti da una corretta assunzione qualitativa e quantitativa del vino. – ha detto Zangrillo, che ha aggiunto “Sicuramente le evidenze più recenti in campo farmacologico dimostrano un’azione antidepressiva di taluni elementi antiossidanti contenuti nel vino, probabilmente attraverso un’interazione diretta”.
Dei diversi componenti del vino rosso, in particolare: alcol, resveratrolo e altri composti polifenolici, è dimostrato che possono ridurre lo stress ossidativo, migliorare la quota di colesterolo buono e inibire l’accumulo di colesterolo in quegli elementi che favoriscono l’aterosclerosi. Tutte queste componenti possono anche aumentare la biodisponibilità dell’ossido nitrico, che fa diminuire la viscosità del sangue e al contempo migliora la sensibilità all’insulina, (riducendo i rischi legati all’insulino-resistenza), inibisce l’adesione piastrinica causa di rischiosi eventi trombotici.
Il consumo di vino rosso, da leggero a moderato, è anche associato a una modulazione genetica favorevole alla fibrinolisi antitrombotica. Nel complesso, quindi, il “paradosso francese”, può avere le sue basi all’interno di un ambiente contenente diverse molecole presenti nel vino, cosicché i benefici cardiovascolari potrebbero essere principalmente attribuibili agli effetti combinati, additivi o forse sinergici dell’alcol e di altri componenti del vino. In conclusione, prove crescenti supportano fortemente gli effetti cardiovascolari benefici del consumo moderato di vino rosso (da uno a due drink al giorno, per 10-30 g di alcol) nella maggior parte delle popolazioni, l’assunzione di due bicchieri di vino al giorno nell’uomo e uno nella donna (Calabrese), rientra perfettamente in un quadro di buone abitudini alimentari. Ma sappiamo che questo limite è spesso superato.
David Sinclair, professore di genetica presso la Harvard Medical School, ha indicato una prospettiva solida a proposito della longevità in buona salute, riconoscendo un ruolo minore al codice genetico di tutti noi (circa il 20%) e dando considerevole ruolo ai cosiddetti fattori epigenetici (80%), ossia legati allo stile di vita. Il vino ne fa parte.
Su tutto questo parlare incide la qualità del vino che come ogni alimento deve essere di buona qualità, che parte dalla materia prima “l’uva” e dalla lavorazione della stessa, fino al prodotto finito in bottiglia e nel bicchiere. Enologi competenti stanno alla stregua di chimici farmaceutici o alchimisti del passato a guardia di queste raffinate fasi di produzione. Lo spessore di una cantina e dei suoi vini sta nella sinergia di qualità fra chi produce l’uva e chi la trasforma in vino. Tutti abbiamo visto nei film storici o letto nei romanzi della somministrazione del vino come una panacea, uno stimolante, un ricostituente fortificante nei secoli passati.
Leggendo Hemingway non passa pagina che non ci sia un superalcoolico da bere. Ricordiamo il simbolismo del vino con la frase manzoniana “un bicchiere pieno raso da vero amico”. Ancora più significativo il miracolo delle nozze di Cana. Ancor più il simbolismo del vino nell’Ultima cena e nella Messa.
Un cultore della conoscenza degli antichi alchimisti trasformata in scienza non poteva non volersi occupare di questo prodotto che tanta assonanza ha con la farmacologia.
In Italia abbiamo innumerevoli strade del vino con peculiarità diverse e una qualità e diversità di prodotti. Sul Trasimeno esiste la Cantina Poggio Santa Maria con una produzione di eccellenza di poche etichette, ma altamente selezionate e curate dalla terra al bicchiere che garantisce le massime possibilità di fruire del benessere legato al vino di qualità.

La Cantina è stata voluta da Massimiliano Marchetti medico, appassionato della sua terra e dei vini che ne ha voluto trarre, veri gioielli enologici, che affondano radici nella storia della sua Famiglia il cui patriarca attuale è Mario Marchetti, farmacologo.
Prof. Fulvio Tomaselli – Angiologo Eticista Esperto di prevenzione della senescenza e di medicina rigenerativa
Presidente onorario della società SIME
Vicepresidente di Labirinto 14 Luglio
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