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Il rituale di esorcismo e i sintomi della possessione demoniaca 

persona che si copre il volto con la mano

Conosciuto da molte persone in tempi moderni grazie a cinema e letteratura, l’esorcismo è quell’ insieme di varie pratiche e riti di origine antica, che in ambito religioso vengono utilizzati per scacciare e combattere le presenze malefiche. 

Si tende infatti a parlare spesso di luoghi infestati, ma soprattutto di animali e persone possedute, che sotto l’influenza di spiriti e demoni perdono completamente il controllo delle proprie azioni. 

In genere le cosiddette possessioni colpiscono persone “ereditarie” ovvero individui con antenati che nel loro passato hanno avuto contatti diretti con il mondo spiritico. C’è da precisare che anche senza il fattore ereditario, una persona dedita alla magia è direttamente considerata un potenziale bersaglio del Maligno. 

Tuttavia, come ben sappiamo, le forze del male non guardano in faccia a nessuno, ed anche un vero fedele può essere vittima di attacchi demoniaci. In questo contesto, il ruolo da protagonista e di conseguenza di antagonista del male spetta all’esorcista, che attraverso gesti, preghiere, simboli e oggetti benedetti, si adopera per liberare la persona posseduta. 

Ma l’esorcista è da considerare per prima cosa anche un investigatore, perché uno dei suoi ruoli principali è soprattutto accertarsi della effettiva presenza maligna prima di procedere con il rituale di esorcismo dopo essersi consultato con un suo superiore. 

Diversi sono gli episodi di liberazione dal maligno citati nei Vangeli ed effettuati da Gesù Cristo e dai suoi apostoli, e questa pratica è tuttora riconosciuta dalla Chiesa Ortodossa, da quella Cattolica e dai Protestanti, ma anche all’interno della religione ebraica e islamica, anche se a causa della scienza e del progresso, in tempi recenti l’utilizzo di questo rituale è diminuito in vari gruppi religiosi. Il rituale non ha una durata ben precisa. 

La definitiva liberazione dal male può durare diversi mesi o addirittura anni, questo a seconda di quanto gli spiriti maligni si siano radicati nel corpo della persona posseduta. 

L’esorcismo, inoltre, come già detto in precedenza, è una pratica che spetta solo ai membri preposti del clero (in alcuni casi aiutati anche da gruppi di preghiera e laici), ma anche un semplice laico può effettuare la cosiddetta preghiera di liberazione, sia per se stesso che per altre persone. C’è da sottolineare inoltre, che per l’effettiva efficacia del rituale di esorcismo e per la liberazione del posseduto, anche la persona in questione deve essere convinta, esprimendo la sua volontà di liberarsi attraverso i vari Sacramenti e la preghiera costante. In caso contrario ogni tentativo di liberazione potrebbe risultare vano. 

Altra precisazione: al demonio non si chiede di andarsene. 

L’essenza dell’esorcismo, detta scongiuro, è l’ordine, il comando, dato al maligno in nome di Cristo Gesù. Detto questo, vediamo di elencare i sintomi più comuni che caratterizzano i casi di possessione: primo fra tutti, l’avversione al sacro, anche a livello fisico; infatti, in genere il posseduto ha difficoltà ad entrare in luoghi Sacri. 

Ma sono anche altri i sintomi, spesso più spettacolari ed eclatanti, come ad esempio il parlare lingue sconosciute e antiche e l’improvvisa materializzazione di oggetti di diverso tipo all’interno della bocca della persona da liberare. 

Questi in genere sono i principali sintomi visibili, ma la persona posseduta, durante il rituale di esorcismo può avere la sensazione di sentirsi tirare i capelli e accusare anche dolorosi bruciori alla testa. 

Non è raro, infatti, assistere alla caduta dei capelli delle persone durante e dopo il rituale. 

Ma la lista non è conclusa e come riportato da molti “esperti del settore” si possono elencare anche: palpitazioni cardiache, agitazione, perdita o aumento di peso, idee suicide, senso di freddo, senso di soffocamento, incubi, strane visioni, odori ripugnanti sulle persone o nelle stanze della casa, odore di cadaveri in putrefazione, deformazioni inspiegabili su alcune parti del corpo, la sensazione di essere perennemente osservati da qualcuno o qualcosa etc… 

Dopo aver affrontato questo tema nella speranza di far capire, specialmente ai giovani, che il demonio esiste e che è molto abile nel far credere alla sua inesistenza e a quella di Dio, concludiamo con questo episodio presente nel Vangelo di Marco nel capitolo 5 versetti da 1 a 20: “1 Intanto giunsero all’altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni. 2 Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. 3 Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene, 4 perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo. 5 Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. 6 Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi, 7 e urlando a gran voce disse: «Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». 8 Gli diceva infatti: «Esci, spirito immondo, da quest’uomo!». 9 E gli domandò: «Come ti chiami?». «Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti». 10 E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione. 11 Ora c’era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo. 12 E gli spiriti lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». 13 Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l’altro nel mare. 14 I mandriani allora fuggirono, portarono la notizia in città e nella campagna e la gente si mosse a vedere che cosa fosse accaduto. 15 Giunti che furono da Gesù videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. 16 Quelli che avevano visto tutto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. 17 Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. 18 Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo pregava di permettergli di stare con lui. 19 Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annunzia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ti ha usato». 20 Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli ciò che Gesù gli aveva fatto, e tutti ne erano meravigliati”.

Nicola Comparato 

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

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