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Home Cultura e società Io Rompo Garlasco e la fabbrica dei mostri: quando la cronaca diventa sentenza (e condanna)

Garlasco e la fabbrica dei mostri: quando la cronaca diventa sentenza (e condanna)

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C’è un filo rosso, invisibile e velenoso, che lega le aule di giustizia ai salotti televisivi: è il filo della narrazione tossica, quella che non cerca la verità, ma il colpevole perfetto, quello che “buca lo schermo“, quello che vende copie. Lo abbiamo visto con il caso di Garlasco e il “mostro biondo” Alberto Stasi, e io – Francesca Della Valle – l’ho vissuto sulla mia pelle per la mia storia con Lando Buzzanca. Sono l’altro mostro biondo, con lo smalto rosso sulle unghie.
Il caso Garlasco è il manuale perfetto della giustizia mediatica

Dottoressa Francesca Della Valle

Per anni abbiamo assistito a un processo parallelo dove la pettinatura, lo sguardo o il tono di voce dell’imputato valevano più di una perizia del RIS. 

Se non piangi come il pubblico si aspetta, sei un mostro. Se sei troppo composto, sei un freddo calcolatore. 

Il sospetto diventa prova, il pregiudizio diventa sentenza.

È la stessa dinamica che ha cercato di annullare il mio amore con Lando. La differenza d’età? Diventa un’arma. L’affetto? Diventa interesse. 

I media non raccontano i fatti, plasmano una “falsa mediatica” che condiziona l’opinione pubblica e, purtroppo, finisce per bussare anche alle porte dei tribunali.


Oggi la partita sembra giocarsi più sulla capacità di gestire il concetto “al di sopra di ogni sospetto” che il diritto puro. Abbiamo bisogno di avvocati che siano baluardi di equilibrio, capaci di difendere non solo l’assistito, ma la dignità della verità contro il mostro della gogna, perché quando il fango mediatico entra in aula, la giustizia esce dalla finestra.


Non si può accettare che una vita – sia essa quella di un ragazzo di Garlasco o quella di una donna, professionista affermata, che ha amato un grande artista – venga tritata per alimentare lo share. 

La giustizia dovrebbe essere una bilancia, non un’arena da circo.

Dobbiamo pretendere un equilibrio che oggi manca: quello tra il diritto di cronaca e il rispetto sacrosanto dell’essere umano, perché, alla fine delle dirette e dei titoli cubitali, restano solo le macerie di vite distrutte.

In questa rubrica, continuerò a rompere questo meccanismo indegno, finché la verità non tornerà a essere più importante del personaggio.

Io Rompo” non si ferma alla superficie. Vuole scavare nel fango di quella che è diventata una consuetudine inaccettabile: la scarsa cultura del diritto che regna sovrana nei nostri media. Assistiamo a una narrazione figlia dell’ignoranza, dove i principi costituzionali vengono calpestati in nome del sensazionalismo. La disinformazione non è un incidente di percorso, è un metodo: si omettono dettagli tecnici, si enfatizzano suggestioni emotive e si serve al pubblico un colpevole precotto, pronto per il linciaggio.
A tutto questo si aggiunge l’aggravante di una gestione politica della giustizia. Spesso dietro la sovraesposizione di un caso si nascondono agende personali o di fazione: la “mia politica” che usa il dolore e il sospetto per raccogliere consensi o per spostare l’attenzione dai veri problemi del Paese.

È una strategia indegna che trasforma le vite umane in pedine di uno scacchiere di potere.

Il caso Garlasco, con la sua infinita altalena di colpevolezze costruite a tavolino, ne è l’emblema: una tempesta narrativa che oggi, dopo anni, vede spuntare nuovi scenari e nuovi nomi, come riportato dalle recenti analisi del caso su RaiPlay Sound e approfondite da testate come Il Dubbio

Questa è la dimostrazione che, quando la fretta mediatica di trovare il mostro prevale sul rigore investigativo, il fallimento è di tutto il sistema.


Siamo di fronte a una deriva illiberale che genera solo rabbia e rancore, come sottolineato anche dalle riflessioni delle Camere Penali.

 “Io Rompo” nasce per questo: per denunciare chi specula sulla pelle di chi non ha voce, perché la verità deve tornare a essere un valore etico, non un prodotto da vendere al miglior offerente.

Non è solo una battaglia per me e per Lando; è una battaglia per la civiltà.

Finché ci sarà disinformazione, io continuerò a rompere… e forse anche oltre.

Francesca della Valle – Giornalista Conduttrice Autrice Scrittrice Attivista civile

Presidente di Labirinto 14 Luglio

Labirinto14luglio@libero.it

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