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Il bacio santo Di Giuda

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Il bacio santo Di Giuda

Penserete, già dal titolo, che la scrivente è delirante e forse non avete tutti i torti ma se avete anche un po’ di pazienza cerco di spiegare il mio punto di vista da credente assai anomalo e contraddittorio.

Mi sono sempre chiesto se a livello evangelico sia più importante il Natale o la Pasqua laddove è innegabile che se non avessimo il primo non esisterebbe la seconda e quindi, a rigor di logica, il Natale supera tutto perché la lieta novella ha cambiato l’approccio della vicenda umana e inserendo un elemento storico – oltre che teologico – innovativo rispetto il modo di sentire di 2000 anni fa.

Ha introdotto la misericordia e il perdono.

Ma se da una parte questi sono concetti bellissimi ma inattuati al pari della nostra Costituzione, dall’altra  si deve operare, per capire il concetto del titolo di questo articolo, alcuni aspetti di non poco conto che hanno  nella tradizione e nel simbolismo romano con Plinio il Vecchio e il suo Naturalis Historia, il punto di partenza per modulare e adattare la tradizione romana al nuovo corso religioso in modo da far rimanere ancorato il popolo a rituali magici che dal paganesimo si sono trasformati in monoteismo per controllarlo.

Assurge quindi a gloria eterna il simbolo che, estremizzato, diventa totem e i gesti da religiosi sfociano in atti scaramantici e superstizione.

La ritualità diventa magica e segnando il paradigma dell’uomo da elemento soggiogato alla religione pagana ad un nuovo concetto di religiosità più meditata e autonoma che ha nel libero arbitrio una diversa concezione di libertà.

Ma se si leggono i quattro Vangeli governativi adottati dal Concilio di Nicea del 325 d.C., si capisce al meglio che il concetto di destino è stato rimodulato in disegni divini tra cui il nostro Giuda e cassando il libero arbitrio stesso.

L’Enciclopedia Treccani definisce la santità, tra le tante enucleate, quale dono quindi di Dio che comporta dedizione totale dell’uomo a Dio nella vita della comunità dei credenti.

Sulla scorta di ciò – è innegabile – Giuda diventa lo strumento anche inconsapevole di Dio e del suo progetto anche un po’ perfido di sacrificare il figlio per dare la salvezza all’uomo ma non si sa da cosa, avendo architettato ab origine un piano strategico e di marketing che ancora oggi ha una certa valenza che comporta in maniera ineludibile che ci sentiamo tutti inadeguati rispetto alla parola di Dio e facendolo assurgere a manipolatore moderno.

Ma se si osserva al meglio la questione e il bacio di Giuda, si capisce al meglio che senza quel bacio la faccenda avrebbe preso una piega diversa e Cristo forse, da agnello sacrificato, sarebbe rimasto solo un Profeta .

Se quindi Giuda è stato strumento prediletto di Dio per compiere il suo piano diabolico, risulta innegabile che ricadendo su di Lui la scellerata scelta, Giuda stesso non può considerarsi assolutamente un traditore  ma un santo, forse il più importante  dell’olimpo Cristiano perché senza di Lui il disegno divino, che è culminato nella morte e resurrezione di Cristo, non si sarebbe compiuto  con il risultato  che sarebbe sfociato il tutto in neopaganesimo con i simboli assurti a totem del nulla.

Ne consegue che la figura di Giuda è centrale per lo sviluppo della religione anche se, per alcuni aspetti e se vogliamo attualizzare il gesto, può comportare una diversa e più pregnante interpretazione del valore dell’uomo.

Da una parte c’è l’obbedienza a Dio che è andata a svilire il declamato libero arbitrio e dall’altra è emersa la completa inaffidabilità dell’uomo in senso evangelico perché il tradimento è diventato un elemento cardine della natura umana.

Infatti, se Giuda ha tradito Cristo, potete immaginare noi mortali come siam messi perché significa, fatta salva la possibilità della piccola santità che è in ognuno di noi, che siamo legittimati a tradire anche i nostri ideali in funzione del Dio del terzo millennio: il denaro.

Ma se si approfondisce ancora di più il gesto, ci si accorge che è un simbolo iniziatico della malefica personalità dell’uomo che – attualizzato- non si vende a Dio ma al denaro stesso.

Perché i 30 denari simboleggiano che ogni persona può essere comprata e sancendo la completa inaffidabilità dell’uomo avido.

In conseguenza di ciò Giuda simboleggia l’uomo moderno che mira più alla materialità che allo spirito perché ingolosito da quattro soldi.

Questo, quindi, è uno dei tanti messaggi evangelici di difficile interpretazione ma reale perché se da un lato si sono poste le basi – con un bacio- del Cristianesimo, dall’altra si è fatta intendere la debolezza dell’uomo e la possibilità di vendersi e vendere la sua anima da buon mercante.

Ma invece viene considerato il male assoluto quando in realtà simboleggia l’uomo moderno che tradisce per il proprio tornaconto economico, non perché scelto da Dio e quindi in odore di santità, lasciando ai margini della questione gli altri undici apostoli un po’ insignificanti rispetto alla grandiosità di Giuda.

Viene quindi ribaltato ciò che disse Marcello Marchesi (anche attribuita a Ernest Hemingway):non bisogna giudicare l’uomo dalle amicizie. Giuda frequentava persone irreprensibili.

Questo è.

Filippo Teglia – Foligno – avvocato cassazionista penalista, pubblicista, giurista e docente universitario a contratto

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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