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Il caso Roggero e il paradosso della giustizia: tra sanzione penale e beffa civile

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La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione per Mario Roggero, il gioielliere settantaduenne di Grinzane Cavour che il 28 aprile 2021, al culmine di una violenta rapina nel suo negozio, inseguì e uccise due malviventi e ne ferì un terzo.

 Con la sentenza degli ermellini si chiude il sipario sulla vicenda penale e si apre la reclusione nel carcere di Bollate.

Resta però aperto un dibattito etico, giuridico e politico che scuote nel profondo la coscienza del Paese.

La ricostruzione dei fatti è scolpita nei video delle telecamere di sorveglianza. Tre rapinatori entrarono nella gioielleria di Roggero: legarono e minacciarono la moglie e la figlia del commerciante, terrorizzando una famiglia che aveva già subìto un brutale assalto nel 2007.

Quando i criminali uscirono dal negozio con la refurtiva, Roggero, in uno stato di evidente alterazione psicologica, indotta dal terrore e dall’adrenalina, li inseguì in strada armato di revolver. Sparò mentre i banditi erano ormai in fuga.

Per i giudici di tre gradi di giudizio, l’assenza di un “pericolo attuale” ha escluso la legittima difesa.

Dal punto di vista del codice penale, l’inseguimento e gli spari alle spalle configurano il reato di duplice omicidio volontario e tentato omicidio.

Una condanna severa, mitigata solo parzialmente nei passaggi di grado, che sanziona la reazione tardiva trasformata in giustizia privata.

Pur accettando il rigore della legge penale, è impossibile non cogliere una profonda asimmetria umana nel trattamento riservato a Roggero.

L’uomo che ha sparato non era un killer spietato, ma un cittadino esasperato e traumatizzato.

Qualche attenuante, legata al fortissimo stato di agitazione e alla percezione di minaccia per i propri cari, avrebbe meritato maggiore peso nel computo finale della pena.

Tuttavia, il vero paradosso etico risiede nella sfera civile.

Roggero è stato condannato a risarcire le famiglie dei rapinatori uccisi e il complice superstite per cifre astronomiche.

Si parla di una provvisionale già parzialmente versata e di richieste complessive che toccano i 3,3 milioni di euro, con la Procura che ha già disposto sequestri conservativi sui conti dell’artigiano.

Questa decisione rappresenta un insulto al buon senso dei cittadini onesti.

Sebbene lo Stato di diritto debba tutelare la vita di chiunque, l’ordinamento non dovrebbe permettere ai congiunti di chi ha violato la legge in modo violento di trarre un profitto economico dalla tragedia da loro stessi innescata.

 Imporre un risarcimento milionario a un commerciante rapinato trasforma la giustizia in una beffa inaccettabile.

Chi sceglie la via del crimine, accetta il rischio delle conseguenze; costringere la vittima a impoverirsi per indennizzare i complici di un assalto, distrugge l’idea stessa di equità sociale.

La drammaticità del caso ha inevitabilmente innescato speculazioni politiche.

Subito dopo la sentenza, dai banchi della Lega è emersa l’ipotesi di una candidatura parlamentare per Roggero, espressamente paragonata dai commentatori all’operazione, che ha portato Ilaria Salis all’Europarlamento.

Il parallelo, tuttavia, scivola rapidamente nel grottesco se si analizza il bizzarro standard istituzionale che l’Italia ha inaugurato.

Nel magico mondo della politica nostrana, il seggio è diventato la nuova frontiera dell’amnistia “fai-da-te“.

Se a sinistra la candidatura di Ilaria Salis con Alleanza Verdi e Sinistra è stata abilmente impacchettata come un’epica operazione di salvataggio umanitario — trasformando un’attivista sotto processo a Budapest nell’idolo intoccabile di Bruxelles dotato di scudo spaziale contro la revoca dell’immunitàa destra si è pensato di copiare il copione.

Roggero è stato così evocato come la “Salis sovranista“, un martire della difesa personale da spedire in Parlamento non per meriti legislativi, ma come provocazione elettorale.

L’ironia finale della vicenda è tutta tecnica: a differenza della Salis, che gode di un’immunità protetta a oltranza dal Parlamento Europeo, grazie a un clamoroso pareggio per un solo voto, Roggero è inciampato nella scure dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici dettata dalla condanna definitiva.

Niente scranno, niente stipendio pubblico da onorevole e niente immunità d’oro. Al gioielliere piemontese restano solo il carcere e un conto stellare da pagare ai rapinatori.

La dimostrazione perfetta di come, nel grande circo della politica italiana, i drammi umani vengano usati come slogan elettorali per poi lasciare le vittime da sole, con le tasche vuote e senza alcun paracadute morale.

Francesca della Valle – Giornalista Conduttrice Autrice Scrittrice Attivista civile

Presidente di Labirinto 14 Luglio

www.francescadellavalle.com

Labirinto14luglio@libero.it

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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