Ogni mese milioni di persone investono i propri risparmi in un fondo pensione, un ETF o una polizza vita, convinte di far crescere il proprio patrimonio in modo semplice ed efficiente. Quello che quasi nessuno sa è che, con quei soldi, diventano anche comproprietari delle più grandi aziende del pianeta: da Apple ad Amazon, da Enel a Stellantis, fino a TotalEnergies.
Eppure, c’è un dettaglio che cambia completamente la prospettiva: i risparmiatori possiedono le azioni, ma non il potere di decidere.
È questo il cuore che l’autore Alessandro Mazzocca, per LVO GRUPPO sez. Editoria, ha descritto nel suo nuovo libro dal titolo: “Il Controllo nell’Ombra. La separazione tra proprietà economica e controllo nel risparmio gestito moderno”, un saggio-inchiesta che affronta una delle trasformazioni più profonde e meno conosciute del capitalismo contemporaneo.
Mazzocca si è chiesto: chi decide davvero?
Quando un’azienda deve scegliere il proprio consiglio di amministrazione, stabilire la retribuzione dell’amministratore delegato, approvare una fusione o decidere la propria strategia energetica, il voto non viene espresso dai milioni di risparmiatori che ne sono economicamente proprietari.
A decidere sono soprattutto tre giganti della finanza mondiale: BlackRock, Vanguard e State Street.
Insieme amministrano oltre 32 mila miliardi di dollari e rappresentano oggi i principali azionisti istituzionali della maggior parte delle grandi società quotate negli Stati Uniti e in Europa. Ogni anno votano in migliaia di assemblee societarie, esercitando un potere enorme in nome dei risparmiatori, ma senza consultarli.
Una rivoluzione iniziata cinquant’anni fa
In questo libro l’autore ricostruisce con rigore il percorso che ha portato a questa concentrazione di potere.
Tutto inizia nel 1971, quando nasce il primo fondo indicizzato moderno. L’idea era tanto semplice quanto rivoluzionaria: invece di cercare di scegliere i titoli migliori, acquistare l’intero mercato, riducendo costi e rischi.
Un’intuizione che Jack Bogle trasformò in una rivoluzione accessibile a milioni di investitori e che Larry Fink, alla guida di BlackRock, contribuì a portare su scala globale.
Il risultato è stato straordinario sotto molti aspetti: commissioni più basse, investimenti democratici e accessibili, maggiore diversificazione.
Ma, come evidenzia il libro, ogni innovazione ha avuto anche un effetto collaterale: la progressiva separazione tra chi mette il capitale e chi esercita il controllo.
I casi che hanno cambiato il dibattito
L’inchiesta di Mazzocca racconta episodi che sembrano usciti da un thriller finanziario, ma sono tutti documentati.
Nel marzo 2020, durante il crollo dei mercati provocato dalla pandemia, la Federal Reserve affida a BlackRock la gestione di un incredibile programma di acquisto di obbligazioni societarie.
Negli anni successivi esplode il confronto sul ruolo dei grandi gestori nelle politiche ESG, fino ad arrivare alle prime battaglie legali negli Stati Uniti. Tra queste spicca la causa Texas v. BlackRock, che porta il tema della common ownership e del potere dei grandi gestori al centro del dibattito antitrust.
Il volume analizza anche il successivo accordo con Vanguard, che ha scelto di chiudere il contenzioso con un’intesa milionaria, impegnandosi a limitare per alcuni anni anche il proprio attivismo climatico.
Non un atto d’accusa, ma una domanda necessaria
L’aspetto più interessante del libro è forse ciò che non sostiene.
“Il Controllo nell’Ombra” non è un libro contro gli ETF o contro i fondi indicizzati.
Al contrario, riconosce come abbiano rivoluzionato il risparmio, abbattendo costi e rendendo gli investimenti accessibili a milioni di persone.
La domanda che pone è un’altra, molto più ampia: è possibile che milioni di cittadini siano proprietari delle imprese senza avere alcuna voce sulle decisioni prese con il loro capitale?
Alessandro Mazzocca ha voluto scrivere questo libro guardando anche a delle soluzioni che mostra ai lettori.
Oltre alla ricostruzione storica e all’analisi economica, il volume dedica ampio spazio alle possibili riforme già discusse a livello internazionale.
Dal voto pass-through, che consentirebbe ai risparmiatori di esprimere direttamente le proprie preferenze di voto, fino ai modelli adottati da alcuni grandi investitori istituzionali come quelli norvegesi e giapponesi, il libro mostra che alternative possibili esistono già.
L’ultimo capitolo offre inoltre strumenti concreti per aiutare i piccoli investitori a comprendere meglio come viene esercitato il potere associato ai propri risparmi.
Perché leggerlo
In un’epoca in cui sempre più persone investono attraverso strumenti di gestione passiva, “Il Controllo nell’Ombra” invita a riflettere su una domanda destinata a diventare sempre più centrale: chi controlla davvero il capitale dei risparmiatori?
Un’inchiesta rigorosa, ricca di dati, casi concreti e riferimenti internazionali, che illumina una delle più grandi redistribuzioni di potere economico degli ultimi decenni e apre un dibattito destinato a coinvolgere investitori, istituzioni e cittadini.
Andrea Caldart
Foto copertina: immagine generata dall’AI

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