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Il perdono diseducativo

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A Parma un Professore è stato malmenato da alcuni alunni e il professore in questione ha deciso di non sporgere denuncia ritenendo più educativo non denunciarli e attuare il perdono che perseguirli penalmente.

E si è aperto un dibattito tra chi ha condiviso tale scelta e chi è rimasto perplesso.

Per quanto mi riguarda, nonostante la mia età (63 anni) e il mio trascorso da rugbista, se fossi stato aggredito forse a quest’ora mi starebbero a piangere i miei cari perché mi avrebbero dovuto sparare per la mia reazione senile. 

Ma al di là di ciò voglio analizzare la questione dal punto di vista giuridico e sociale anche se circolano in rete versioni contrastanti della questione ma solo al precipuo scopo di creare un alibi alla aggressione.

Se Sant’Agostino ebbe ad affermare che il perdono è un dono a gente che non lo merita, dall’altra mi viene in mente Pitagora che ebbe a dire: educa il bambino e non punirai l’adulto.

Le motivazioni del professore in questione possono apparire valide ma io mi domando se costui sia in sintonia con il mondo di oggi e quello giovanile in particolare laddove sono caduti completamente i paletti educativi da parte di tutti, scuola compresa anche se risulta che abbia sospeso i ragazzini in questione.

Il ruolo di quest’ultima è basilare per la sana crescita di un ragazzo ma non è sostitutivo del sistema famiglia ma semmai integrativo, tenuto conto che la scuola stessa ha spesso le armi spuntate al punto che se un alunno riceve una nota i genitori o picchiano il docente o vanno dall’avvocato per le contestazioni di rito arrivando perfino al TAR al punto che vedrete che la sospensione scolastica forse verrà impugnata.

Se avessi ricevuto io una nota il giorno dopo ero a fare il bracciante nei campi altroché.

Inoltre, sarà che forse, essendo un penalista puro, nel corso della mia vita professionale ho visto la parabola di ragazzini che, non puniti in tempo o monitorati dal Tribunale dei Minorenni, sono diventati adulti ma clienti cronici  e di ciò ho il rammarico per loro che hanno buttato via la esistenza tra entrate e uscite dalle nostre orribili patrie galere.

Perché, in buona sostanza, per far crescere bene una pianta la si deve accudire al meglio anche mediante dolorose potature.

Detto ciò, emerge, secondo me, in tutto il suo deleterio splendore l’errore gestionale del Professore in questione con una scelta che è condensata nel titolo di questo articolo.

Se oggi alcuni criticano il sistema sociale alla sostanziale deriva morale e spirituale è anche perché si sono persi i parametri educativi in ogni settore al punto di essere arrivati che una persona gentile venga quasi ostracizzata o considerata una disadattata.

Questo accede perché si tende a giustificare ogni comportamento non consono al senso civico per un verso e penale per altro al punto che si e’ ancora nella fase che un pedone che attraversi la strada sulle strisce pedonali con l’auto che si ferma per farla passare, il pedone ringrazia con un cenno della mano facendo anche la figura del bischero cosmico.

E questo la dice lunga sullo stupore quando ci si attiene al senso civico da parte di tanti ma non di tutti.

E comporta, questa debacle a tutto tondo, che parte politica affermi che son ragazzini   e che non debbano essere puniti perché tanto non si risolverebbe nulla e denotando che da un lato non si capiscono i rischi della mancata punizione e dall’altra che la libertà non significhi prevaricare l’altro, figuriamoci picchiarlo in un’ottica simil marxista di rivolta contro gli ordini precostituiti.

Ne consegue che la punizione viene vista come retaggio fascista quando in realtà è solo buon senso educativo per santificare la trasmissione del sapere tra maestro e discepolo come nell’antica Grecia.

E quindi Pitagora aveva ragione.

La mancata punizione dei ragazzi e quindi dello scampato pericolo, è un segnale preoccupante per loro che si sentiranno non graziati ma invincibili ma anche portatore di un messaggio di impunità per gli altri- in una becera imitazione quasi giurisprudenziale di merito- che considereranno il perdono come una sorta di viatico a comportarsi contra legem.

Ed è questo l’errore madornale del professore che appare più come un cattivo maestro che una persona che abbia veramente a cuore la sorte dei ragazzi.

Di tutti i ragazzi.

Professore che non ha tenuto conto della categoria cui fa parte e che è il corpo docente (suoi colleghi) che vede svilita la propria figura autorevole, non autoritaria, già minata dalla autonomia scolastica e l’impossibilità quasi statistica di poter bocciare i somari.

Ed è l’attuazione del sei politico, cavallo di battaglia delle frange estreme della sinistra negli anni 70 e 80 del secolo scorso.

Così appare del tutto evidente la resa del sistema scolastico per colpa di un professore che non ha ragionato sulle conseguenze del suo perdono al punto che, con un precedente di tal portata, in molti saranno legittimati a reagire avanti al Professore di turno.

Un capolavoro.

Filippo Teglia – Avvocato cassazionista penalista, pubblicista, giurista e docente universitario a contratto

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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