Esiste un confine invisibile, ma drammaticamente concreto, oltre il quale lo Stato e le sue istituzioni smettono di proteggere il cittadino e iniziano a invaderne la sfera più intima: quella dei sentimenti.
Quando un legame affettivo autentico, vissuto alla luce del sole e consolidato nel tempo, viene messo sotto processo, non assistiamo a un semplice dibattito tecnico, siamo di fronte a un cortocircuito culturale e umano in cui il pregiudizio sociale e l’avidità materiale si alleano, utilizzando il braccio armato del diritto, per tentare di cancellare la dignità e la libertà di scelta dell’individuo.
Il motore primario di questa deriva è il pregiudizio anagrafico.
La società contemporanea, pur professandosi aperta, fatica ad accettare le relazioni che deviano dai canoni tradizionali o che presentano forti asimmetrie, come una marcata differenza d’età.
In questi contesti scatta un meccanismo di sospetto automatico. La vicinanza emotiva, la convivenza e la cura reciproca non vengono decodificate come espressioni di un amore libero e spontaneo, ma come potenziali minacce o forme di manipolazione. Questo preconcetto applica uno sguardo cinico a una realtà che meriterebbe solo rispetto.

Dietro la facciata del moralismo e della presunta protezione, tuttavia, si nasconde spesso un’insidia ben più materiale: l’interesse economico.
Non è raro assistere a dinamiche in cui soggetti terzi utilizzano lo scudo della salvaguardia del congiunto “anziano” per perseguire, in realtà, la difesa di patrimoni e assi ereditari. L’istituto della “cura” viene così distorto e trasformato in una gabbia giuridica. La persona da proteggere viene progressivamente isolata dai propri affetti e dalle proprie scelte spontanee, mentre il partner viene deliberatamente criminalizzato, descritto come un usurpatore anziché come il pilastro emotivo della vita del congiunto.
Tutto questo non è un’ipotesi teorica. È successo a me!
Io sono Francesca della Valle. Sono una giornalista, un’autrice, una scrittrice, oggi attivista civile, e sono stata la compagna e convivente per anni di Lando Buzzanca: un uomo sano, un artista straordinario che ha lavorato con lucidità e passione sino a quando non è stato privato della propria libertà.
Nel nostro caso, la “nobile” finalità di tutela è stata completamente capovolta dall’applicazione distorta della Legge 6/04 – ufficio dell’amministrazione di sostegno, trasformata in uno strumento di veto per bloccare il nostro matrimonio e per decretare una reclusione forzata che ha reciso il nostro legame e la sua stessa dignità.
Oggi si apre un processo che rappresenta il culmine di questo paradosso.
Un processo che, dietro lo schermo delle formule giuridiche, pretende di giudicare, sezionare e invalidare una storia d’amore pubblica, evidente a chiunque avesse occhi per vedere.
È l’inizio di un procedimento che vuole processare l’amore stesso, colpevole solo di aver disturbato equilibri patrimoniali e di non essersi piegato ai dogmi del pregiudizio.
Come giornalista e scrittrice, credo fermamente che le parole siano importanti. Le parole non sono gusci vuoti: hanno un corpo, hanno qualità, portano con sé il peso della responsabilità e della verità.
Con questo mio scritto, con la forza della mia testimonianza, io voglio che a nessun altro accada ciò che è successo a noi.
La scrittura e la denuncia diventano così un atto di resistenza.
Ecco perché è nata Labirinto 14 luglio, un’associazione che lotta quotidianamente per la tutela dei diritti dei fragili perché, in fondo, tutti siamo o possiamo diventare fragili.
In questa battaglia di civiltà e di diritto, siamo fieri di camminare insieme a partner straordinari che hanno sposato la nostra causa: l’ADUSBEF ASP.
Per questo prezioso supporto, desidero ringraziare pubblicamente il presidente dell’ADUSBEF, l’avvocato Antonio Tanza che, insieme all’avvocato Veronica Mattei, sono i miei difensori.
L’applicazione rigida di istituti nati con finalità solidaristiche si pone in aperto contrasto con i principi fondamentali dell’ordinamento italiano. Viene violato l’Articolo 2 della Costituzione, che garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, comprese le unioni affettive di fatto. Si calpesta, inoltre, il principio di uguaglianza sancito dall’Articolo 3: la fragilità o l’età avanzata non possono diventare criteri automatici per revocare il diritto civile e umano di scegliere accanto a chi camminare.
Io sono certa che la verità emergerà, limpida e indiscutibile, perché i sentimenti reali e i fatti non si possono contraffare.
Nel frattempo, però, resta il dolore del tempo sospeso, l’eco delle ingiustizie subite e la consapevolezza che questa sfida non è più solo mia e di Lando: è una lotta collettiva affinché nessuna storia d’amore possa mai più essere cancellata da una finzione giuridica.
Francesca della Valle – Giornalista Conduttrice Autrice Scrittrice Attivista civile
Presidente di Labirinto 14 Luglio

