La Treccani online definisce pudóre s. m. [dal lat. pudor –oris, der. di pudere «sentir vergogna»]. – 1. Senso di riserbo, vergogna e disagio nei confronti di parole, allusioni, atti, comportamenti che riguardano la sfera sessuale: avere, non avere p.; provare p.; offendere,turbare il p. di una persona; il comune senso del p.; cosa che il p. vieta di nominare; mi creda pure … una sciagurata, la quale abbia perduto ogni pudore (Capuana). 2. estens. Ritegno, vergogna, discrezione, senso di opportunità e di rispetto della sensibilità altrui.
In base a quello che leggo e osservo sui social, che hanno sostituito indegnamente i giornali de noantri, mi accorgo che il senso del pudore è andato a farsi benedire.
Il problema nasce da una società malata e contradditoria che ha nell’apparire il vulnus di una esistenza sostanzialmente vuota che trova nella affermazione di Andy Warhol “Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo per quindici minuti” la punta di diamante di un neo-decadentismo becero.
Cioè che tutti mirano ad essere famosi by passando il proprio senso del pudore con i risultati che, a volte, sono deleteri a motivo del quale i paletti di una società sana sono caduti miseramente.
L’avvento dei social, delle dirette su Instagram, dei programmi TV squalificanti hanno implementato questa grave carenza al punto che, chi si comporta in maniera rigorosa non spiattellando tutto in piazza, ha fatto il resto con il laconico risultato che chi non appare sembra che non esista.
Emerge quindi in tutto il suo malevolo splendore la vicenda di Garlasco che imperversa sui social stessi e che denota da un lato il cortocircuito mediatico tra Procura competente e giornalisti e dall’altra che sembra ulteriormente che i protagonisti (avvocati compresi) siano contenti di apparire in TV per la fama sopra citata che porta pubblicità ed incassi.
In realtà, una persona perbene spera in cuor suo che tutti i protagonisti prendano l’ergastolo in modo che si si mette una pietra sopra e si passi ad altro argomento altrettanto pruriginoso perché’ non se ne può più avendone le scatole piene.
Ma, se ci pensate bene, la questione di mancanza di pudore ha avuto le prime avvisaglie quando Adriano Sofri, ex di Lotta Continua già condannato a ventidue anni di carcere per essere stato il mandante dell’omicidio Calabresi nel 1972, cominciò a scrivere articoli sia per il Foglio di Giuliano Ferrara che per Repubblica discettando su ogni argomento sensibile e diventando un guru del nulla cosmico.
E venendo ad essere preso, dai soliti sinistri, come esempio di un giornalismo pensante e ragionato politicamente schierato a sinistra a motivo del quale e’ subentrato il perdono con la erra moscia di questo cattivo maestro.
Oppure quando lo scrittore operaio Erri De Luca si faceva fotografare sorridente con Adriana Faranda, la brigatista che ebbe un ruolo importante nel rapimento di Aldo Moro.
Questo per essere chiari.
Ho sempre pensato che il limite del pudore fosse già stato ampiamente superato ma mi sbagliavo perché poi la carenza di vergogna ha proseguito imperterrita per la sua strada.
Un esempio? Si parla di patriarcato, di body shaming, di cat calling e altre cose orribili di derivazione statunitense e poi imperversano su TikTok video di fanciulle (pure bone per carità) che discettano sulle dimensioni delle propaggini del manzo di turno e sulla durata nell’atto, per la gioia dei genitori pietrificati nel vedere la loro bimba cresciuta un po’ malamente e perennemente in fregola.
Una gran colpa di tutto ciò ricade anche sui giornalisti che cercano lo scoop ad ogni costo e passando sopra a qualsiasi esigenza giornalistica se non quella di far parlare di loro, cioè dei giornalisti.
Fabrizio Corona sul punto di visibilità è un maestro inarrivabile.
Il 5 maggio scorso è andata in onda una intervista di Francesca Fagnani a Roberto Savi, capo della famigerata banda della Uno bianca nel nuovo programma Belve crime.
Qui è da capire se è la giornalista che non ha avuto pudore o non lo ha avuto Roberto Savi a rilasciare una intervista che ha aperto tanti punti interrogativi, ma certo è che – secondo me- la Fagnani ha fatto bingo con il suo programma che scimmiotta le inchieste di valorosi Pubblici Ministeri.
Il problema nasce da ciò che recepisce il pubblico quando assiste a programmi per molti aspetti deleteri laddove un tempo, chi condannato per un reato grave, aveva il pudore di vivere silente nel ricordo di ciò che aveva posto in essere cercando di dimenticare e farsi dimenticare per il citato pudore o vergogna, vedete Voi.
Una diversa via di redenzione spirituale, non sociale.
Ne consegue che oggi invece la società è marcia sotto ogni punto di vista dato che, in un’ottica di finta libertà o di un modernismo esasperato che aveva in Oswlad Spengler il suo alfiere con il libro “il tramonto dell’occidente” (1922), è venuto a mancare il pudore e il rispetto per sé stessi, ma anche di chi ascolta.
Artefice di questa decadenza è una parte politica ben precisa che si basa sulla ideologia ultra-materialista marxista di dover combattere ogni ordine precostituito compreso il pudore.
Ma questa esposizione mediatica di tanti non implica di certo la redenzione sperata o un mea culpa, ma un mal celato senso di libertà di far valere le proprie motivazioni quando sarebbe più opportuno il silenzio.
Silenzio, auto analisi e meditazione per implementare la via iniziatica alla verita’ per alimentare il proprio io rigoroso per rimanere in piedi in un mondo di rovine, come affermava Julius Evola.
Filippo Teglia – Avvocato cassazionista penalista, pubblicista, giurista e docente universitario a contratto
In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it
Foto copertina: immagine generata dall’AI

