Continuiamo il nostro viaggio per esplorare ciò che può ridefinire nel profondo, il concetto di assistenza, muovendoci lungo un percorso tracciato per stimolare riflessioni concrete e spunti innovativi.
In questo cammino, ci facciamo guidare ancora una volta dalle preziose riflessioni del professor Fulvio Tomaselli, proseguendo un dialogo essenziale relativamente a ciò che potrebbe essere utile per un cambiamento radicale per la cura e la dignità dei fragili.
Mettere davvero la persona al centro non significa soltanto erogare prestazioni sanitarie impeccabili, ma richiede il coraggio di rivoluzionare i luoghi stessi della cura.

Se nei precedenti appuntamenti abbiamo compreso il valore terapeutico di attività come la musica, il disegno e la cucina, oggi il professor Tomaselli ci spinge a guardare oltre le mura delle strutture tradizionali.
La sfida attuale si gioca, infatti, sulla trasformazione dell’ambiente fisico: l’architettura e la natura devono cessare di essere semplici cornici estetiche per diventare veri e propri strumenti di riabilitazione e di rispetto della libertà individuale.
Per molto tempo, le Residenze Sanitarie Assistenziali, sono state concepite seguendo un rigido modello ospedaliero, dove la sicurezza veniva garantita attraverso la limitazione dei movimenti e l’isolamento.
Oggi, la consapevolezza che il benessere psicologico passi attraverso la qualità dello spazio, sta spingendo verso soluzioni radicalmente diverse, dove l’adozione di “Giardini Alzheimer“, di percorsi terapeutici fluidi e l’integrazione di strutture sul modello delle “greenhouse” rappresentano la frontiera più avanzata di una cura che rifiuta la contenzione e abbraccia l’autonomia del residente.

Uno degli ostacoli più complessi nella gestione quotidiana del declino cognitivo è il fenomeno del wandering, ovvero quel bisogno impellente e continuo di camminare che manifestano molti anziani.
Questo vagabondaggio non è un atto privo di senso, ma rappresenta la risposta fisica a uno stato di ansia interiore o all’esigenza emotiva di scaricare una forte tensione.
Nelle strutture vecchio stampo, un corridoio interrotto da una porta chiusa a chiave o da un vicolo cieco, diventa una fonte insostenibile di frustrazione e panico per l’anziano, che si sente intrappolato e reagisce spesso con episodi di forte aggressività.
Il Giardino Alzheimer risponde a questo bisogno motorio, scardinando l’idea stessa di barriera e offrendo una risposta concreta alla ricerca di dignità.
Si tratta di uno spazio verde progettato seguendo linee geometriche precise, dove i percorsi sono rigorosamente circolari o a forma di “otto“.
Non esistono bivi complessi che richiedano decisioni logiche frustranti, né tantomeno ostacoli visibili che blocchino il passo. L’anziano può camminare liberamente assecondando il proprio istinto, in modo del tutto naturale, verso l’ingresso della struttura.
In questo modo, la sicurezza non viene ottenuta limitando la persona, ma espandendo i confini del suo raggio d’azione in un ambiente totalmente protetto e sereno.
Oltre a garantire la libertà di movimento, il contatto diretto con la natura all’interno di questi spazi, svolge una funzione terapeutica insostituibile agendo direttamente sui canali sensoriali, che rimangono attivi anche nelle fasi più avanzate della malattia.
La scelta delle piante, all’interno di un giardino terapeutico, segue una precisa strategia stimolativa. Vengono privilegiate essenze della flora locale e piante aromatiche tradizionali, come la lavanda, il rosmarino, la salvia e la menta.
I profumi intensi di queste specie agiscono come veri e propri ponti con il passato, attivando la memoria olfattiva e risvegliando ricordi d’infanzia legati alla vita domestica o alla giovinezza.
Anche l’uso del colore è calibrato: i fiori dai toni caldi aiutano l’orientamento visivo, mentre la presenza di alberi a foglia caduca permette di percepire visivamente lo scorrere delle stagioni, un elemento fondamentale per combattere il disorientamento temporale.
Camminare all’aperto, sentire il calore del sole sulla pelle e ascoltare il fruscio del vento, contribuisce a ridurre i livelli di stress, placa l’agitazione e migliora il sonno notturno, evitando terapie farmacologiche sedative.
Questo approccio si esprime al meglio nelle moderne RSA sul modello delle “greenhouse”, comunità integrate nel verde dove il confine tra interno e natura si annulla. Qui, l’anziano, mantiene le proprie routine in un nucleo domestico aperto verso la terra.
Attività come la cura di un orto rialzato, accessibile anche in carrozzina, restituiscono alla persona fragile utilità e dignità.
Accudire una pianta inverte il ruolo dell’istituzionalizzazione: l’anziano non riceve solo assistenza, ma dona vita a un altro essere vivente.
È questo il pilastro del cambiamento radicale: nutrire ogni giorno la sensibilità emotiva della persona con la bellezza.
Trasformare l’ambiente, da contenitore medico a partner terapeutico, garantisce una qualità di vita autentica, dove ogni passo all’aria aperta rispetta profondamente l’identità dell’individuo.
Prof. Fulvio Tomaselli
Angiologo Eticista Esperto di prevenzione della senescenza e di medicina rigenerativa
Medico Responsabile, RSA Villa Tuscolana – Sereni Orizzonti, Roma
Presidente onorario della società SIME
Vicepresidente di Labirinto 14 Luglio
Francesca della Valle – Giornalista Conduttrice Autrice Scrittrice Attivista civile
Presidente di Labirinto 14 Luglio







