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La Biblioteca del lavoro: Barbara Ehrenreich

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Futuro in trincea. Cage races.

Servire il popolo è un principio del partito comunista cinese. Barbara Ehrenreich è una servitrice del popolo in nome e per conto del diritto all’informazione. “Per una paga da fame. Come (non) si arriva a fine mese nel paese più ricco del mondo”, pubblicato in Italia da Feltrinelli all’inizio del terzo millennio, è il reportage dalla trincea dello sfruttamento.

Da allora a oggi, il fenomeno dello sfruttamento si è esteso in modo strisciante. È diventato un tassello integrante del mercato, complici il dumping sociale e lo sbiadimento della consapevolezza collegata all’importanza dei diritti e delle tutele. Non è una questione sindacale. È il declino della cultura del lavoro.

La sopravvivenza qui e ora sembra impedire la visione del futuro. I lavoratori sono chini sulle linee di confezionamento del presente e non alzano lo sguardo all’orizzonte. Correre, lavorare, non pensare: il lavoratore è un topolino che si muove come una pallina da ping pong nello spazio stretto di una gabbia.

Questo è il libro più noto di Barbara Ehrenreich, giornalista e scrittrice americana scomparsa nel 2022. Tra il 1998 e il 2000, per tre mesi, Barbara Ehrenreich sceglie di “servire il popolo”, un eufemismo per descrivere il lavoro di cameriera nella ristorazione, ai piani negli alberghi e come addetta alle pulizie domestiche. Florida, Maine e Minnesota. Barbara Ehrenreich parte da Key West, dove ha già vissuto nel corso della sua vita. La sua prima preoccupazione è non essere riconosciuta per ciò che realmente è: una giornalista in osservazione. Non accade. La città è cambiata. Il ricambio sociale ha rotto la memoria del riconoscimento quotidiano. Anche Barbara Ehrenreich è cambiata.

La ricerca del lavoro ha inizio da qui, in Florida.

Senza fissa dimora

Barbara Ehrenreich entra nel personaggio. Con un decollo privilegiato: la consapevolezza di tornare dopo qualche mese alla sua attività e una somma di milletrecento dollari, che le consente di affittare la prima casa da lavoratrice.

Prima di scegliere l’alloggio, seppure distante da Heartside, il primo impiego, Barbara Ehrenreich valuta l’intero ventaglio delle possibilità: motel, roulotte, condivisione di spazi.

La somma di denaro le garantisce autonomia. Come non accade ai colleghi del primo ristorante nel quale trova impiego.

Sono tutti senza fissa dimora, i nuovi colleghi dell’autrice.

Roulotte: ha un costo economico elevato e uno fisico ancora più impegnativo. Freddo e caldo diventano nemici del sonno.

Motel: nessuna richiesta di anticipo di mensilità. Costi mensili più alti rispetto a un monolocale, ma alla portata di chi non ha margini di scelta. Sono alloggi per chi non ha futuro.

Convivenze: i gruppi di conviventi – come i gruppi di lavoro – sono casuali e obbligati. Le incompatibilità sono frequenti. Se il gruppo di conviventi coincide con quello di lavoro il disagio si amplifica.

Il libro anticipa un tema attuale: la casa, la ricerca di un alloggio.

Il lavoro, i lavori

Le retrovie della socialità: tutto ciò che sta dietro alle sale dei ristoranti. La catena di montaggio del tempo del non-lavoro: sempre in piedi e in movimento, con ritmi e turni serrati, lavoratori e lavoratrici considerati macchine produttive, rapporti di lavoro finalizzati al galleggiamento in una piscina scossa da vortici imprevisti della quotidianità. A un certo punto, il ritmo supera la stanchezza. Il corpo risponde direttamente agli stimoli mentre la mente resta in folle.

Barbara Ehrenreich ha più di cinquant’anni quando si candida per nuovi impieghi. Bastano poche candidature per capire che rispondere a un annuncio non significa ottenere automaticamente un contratto. Spesso i selezionatori pubblicano offerte solo per essere pronti in caso di dimissioni o assenze improvvise. La ricerca di un’occupazione richiede costanza e capacità di relazione.

Nonostante l’età matura, Barbara Ehrenreich è fisicamente in forma. Regge ritmi intensi. Sa che l’esperienza durerà tre mesi e che poi tornerà al suo lavoro intellettuale. Non ha figli né familiari da accudire, a differenza di molte colleghe.

Barbara Ehrenreich ha due lauree. Durante il lavoro di bassa manovalanza comprende che non esistono mansioni non qualificate. Ogni volta si ricomincia da capo: codici di condotta, controlli, aspettative aziendali, linguaggi diversi. Una lingua relazionale muta per ogni contesto. Bisogna prestare attenzione a chi, salendo di livello, passa dalla parte dell’azienda: quel ruolo può rappresentare riscatto, ma anche distanza. L’empatia non è garantita.

La lavoratrice va in pareggio tra costo della vita e salario solo a Portland, Maine. E lavorando sette giorni su sette, senza spese per il tempo libero o beni non essenziali. La sanità resta esclusa, negli Stati Uniti dove le assicurazioni hanno costi insostenibili per molti. Al Walmart di Minneapolis comprende che, in due anni, potrebbe ottenere un lieve miglioramento salariale. Ma la soddisfazione più grande arriva in una struttura per persone affette da Alzheimer: quando riesce da sola a garantire cura e dignità nella distribuzione di cibo e bevande.

Mobilità professionale

Barbara Ehrenreich cambia impiego, si sposta tra città. Tre mesi sono un tempo breve. Sa che tornerà a scrivere presto. Dal primo ristorante passa a un secondo, affiancandoli per un periodo per raddoppiare il salario.

Perché nessuno dei colleghi fa lo stesso?

La povertà genera povertà. E non è solo mancanza di denaro: è anche assenza di informazione sulle alternative e limitazione della mobilità territoriale, oltre che della gestione autonoma del tempo di vita.

A questo si aggiunge il tabù del denaro. Parlare di retribuzione è difficile. Manca un’alfabetizzazione economica, e le aziende non la promuovono. Si parla spesso della scarsa conoscenza dei contratti collettivi e della debole cultura del lavoro, intesa come comprensione della cornice tecnico-giuridica dell’occupazione. Barbara Ehrenreich, all’inizio del terzo millennio, racconta la stessa realtà.

Servi del popolo

Servitrice del popolo: così Barbara Ehrenreich si definisce per raccontare la sua esperienza come cameriera.

Servitori dei padroni: così si percepiscono i lavoratori quando temono di peggiorare la propria condizione e non osano cercare alternative. Non chiedono, non parlano, spesso non denunciano.

Le dinamiche del lavoro restano in una penombra imbarazzante. Se ne parla soprattutto quando i fatti impongono la cronaca.

Francesca Dallatana

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

Barbara Ehrenreich, Una paga da fame, Come (non) si arriva a fine mese nel paese più ricco del mondo, Feltrinelli, Milano, 2002

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