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La Biblioteca del lavoro: Ryan Roslansky, Aneesh Raman

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Open to work. Al tempo dell’IA

Che cosa resta del lavoro nell’epoca dell’intelligenza artificiale?

Il bozzolato grigio e la sua straordinaria dinamica chimica. Risponderebbe così un neurologo.

L’audace imperfezione della creatività. Risponderebbe così un romanziere. E anche un sociologo del lavoro.

Open to work. Come fare strada nell’era dell’IA”, pubblicato in Italia da Limina, è una guida al mondo del lavoro in mutamento e condizionato dalle tecnologie. Prima fra tutte – ma non l’unica – l’intelligenza artificiale. Gli autori – Ryan Roslansky e Aneesh Raman – sono rispettivamente l’amministratore delegato e il chief economic opportunity officer di LinkedIn, social media professionale altamente diffuso e strumento efficace di promozione dei contatti tra aziende, tra candidati e aziende e viceversa.

Non è un manuale per l’utilizzo di Linkedin e nemmeno di ricerca lavoro. E’ una visione a volo d’uccello di un futuro possibile del mondo del lavoro.

Scrittura fluida per un tema difficile da affrontare. Che fa notizia soprattutto in momenti di emergenza e disperazione.

Del lavoro quotidiano solo i lavoratori possono dire. E spesso non dicono.

Avvicinamento

L’era dell’IA si è imposta. Arrivata in silenzio. A passi lenti ha cominciato ad osservare i frequentatori della rete dai monitor del pc.

L’intelligenza artificiale ha fatto ingresso nella vita degli individui e non ha chiesto permessi o di essere accettata.

Ora tocca agli umani avvicinarsi all’IA. Non serve saperla programmare. Importante, invece, imparare ad usarla. A conoscerla. A diffidarne, quando serve.

Fondamentale utilizzarla consapevolmente. Proprio come si dovrebbe fare con Internet. Le informazioni trovate devono essere verificate. E per farlo è importante partire da una base culturale solida. Competenze e conoscenze non si improvvisano. Si costruiscono.

A proposito di nuove tecnologie, gli autori propongono un affondo sull’utilizzo dell’energia elettrica nell’industria. All’inizio, veniva utilizzata a supporto delle fonti di energia precedenti. Quasi fosse una risorsa sostitutiva. Ad accoglierla un’osservazione sospettosa e ignara della rivoluzione organizzativa che avrebbe portato con sé.

Risorsa per il funzionamento delle macchine, all’inizio. Quindi, vettore di una nuova organizzazione del tempo di lavoro, di un diverso utilizzo degli spazi. Verso una produttività più spinta, con maggiore efficienza.

Gli edifici delle fabbriche prima dell’elettricità sono a più piani. Dall’elettricità in poi, gli stabilimenti vengono progettati a piano terra. Il tempo lavoro si infila nelle sere d’inverno, nei turni notturni. Le potenzialità produttive cambiano in una cornice sistemica in forte evoluzione. È la fine dell’Ottocento. E il mondo sta correndo a velocità sempre più alte.

IA: osservazione

Gli autori si avvalgono degli strumenti classici dell’orientamento al lavoro, anche nella scrittura di questo libro. E a un certo punto propongono al lettore di scandire a chiare lettere le azioni che ogni giorno abitano le loro giornate. E di dividerle in tre cartelle. La prima: azioni meccaniche, per le quali non è necessaria interpretazione oppure valutazione qualitativa: ad esempio l’elaborazione di report quantitativi oppure di elenchi. La seconda: azioni meccaniche, per le quali è necessario l’intervento umano di impostazione o controllo. La terza: mansioni per le quali sono fondamentali talenti, attitudini e competenze costruite attraverso esperienza e studio.

Facile, la soluzione finale: tutto ciò che sta nella prima cartella può essere affidato all’intelligenza artificiale, che lo può eseguire molto meglio di un essere umano. Al lavoratore rimangono i contenuti delle mansioni che si avvalgono di competenze al confine tra hard e soft.

Il futuro del lavoro delegherà all’IA tutto ciò che è quantitativamente verificabile. Ai lavoratori, l’impegno di sviluppare le competenze trasversali, le soft skills. Ampiamente citate nel libro, come le cinque C: creatività, coraggio, curiosità, comunicazione, compassione.

Sono competenze che l’IA non ha e non avrà. Sono gli strumenti che permettono l’osservazione, la riflessione, la progettazione del futuro. In una parola: il pensiero.

E’ una visione che mette al centro l’individuo. E il cambiamento e la disponibilità alla resilienza.

Importante è ciò che si è e non ciò che si fa. Perché ciò che si è, e come si è, può fortemente influire su ciò che si fa.

Un altro medaglione all’introduzione di una nuova tecnologia: la macchina da scrivere elettrica. Veloce nella scrittura e dannatamente sicura nel vergare la carta. Anche con gli errori. Una segretaria, non esattamente ispirata dal ruolo, e con una attitudine artistica capisce l’importanza di uno strumento che copra gli errori. Proprio come fanno gli artisti, che spesso dipingono sugli errori. Non li cancellano, ma li coprono con un altro dipinto. È lei che inventa lo strumento per coprire gli errori sui documenti. La tecnologia non viene negata, ma porta con sé un indotto. Che introduce pillole di futuro.

Il futuro – come la verità – si manifesta a tratti.

Convivenza controllata 

Le competenze supereranno le certificazioni formali. In sede di selezione del personale sempre più si farà la domanda: che cosa sai fare; descrivi una situazione complessa nella quale ti sei trovato e che hai risolto. E questo tipo di competenza molto dipenderà dalla cultura, dalla conoscenza delle organizzazioni, coniugate alla capacità di analisi e all’esperienza. Cioè alle competenze trasversali sintetizzate parzialmente dalle cinque C.

Suggerimento: meglio non subire l’intelligenza artificiale. Importante conoscerla per usarla, per governarla.

Una convivenza controllata.

Gli autori lasciano intendere una grande fiducia nello sviluppo delle potenzialità degli individui. Dedicano un significativo accenno alla plasticità e alla capacità di evoluzione del cervello lungo il corso lungo della vita e ad oltranza. Riferiscono ricerche in campo neurologico. È un affondo specialistico che arricchisce particolarmente il libro.

Il libro orienta con determinazione alla coltivazione dei talenti e della propria cultura personale. Tende a non cogliere – forse volutamente – le negatività organizzative e collegate ai processi di recruiting. Non parla di discriminazioni. Non cita i lavoratori che non avranno la possibilità di spostare le loro azioni quotidiane di lavoro dalla cartella uno alle cartelle due e tre.

Nonostante il potenziale del bozzolato grigio continuano ad esserci lavoratori che hanno solo le braccia. E altri che devono coniugare un’attenzione attiva al lavoro manuale. Lavoratori sostituibili? Forse e solo per una parte del lavoro.

Per loro e per tutti: sempre attiva la funzione “open to work”. Non solo su LinkedIn.

Francesca Dallatana

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

Ryan Roslansky, Aneesh Raman: Open to work. Come fare strada nell’era dell’IA, Limina, Milano, 2026

Fuori dal Silenzio

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