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La nascita della Filosofia e i suoi sviluppi. Alcune osservazioni 

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Nella nostra società domina ormai il materialismo, non solo pratico, ma filosofico, ovvero il concepire come reale solo la materia. Il materialismo e l’ateismo sono ovviamente interdipendenti. Di conseguenza, pure la Storia della Filosofia viene abitualmente raccontata, anche dalla manualistica più diffusa, in modo materialistico e ateistico. Ma è la prospettiva migliore, la più fondata nei fatti, che sono realtà “inemendabile”, come avverte il prof. Ferraris dell’Università di Torino?

Non mi pare affatto. 

Prodotto culturale singolare e originale, la Filosofia è una creazione degli antichi Greci. Nonostante sospetti influssi e somiglianze con le culture orientali, gli studiosi concordano su questo. 

Ma cos’è la Filosofia? È lo studio razionale della realtà

Non si occupa, quindi, di aspetti particolari di essa, come fanno le Scienze, e lo fa con ragionamenti, in Filosofia vale infatti l’argomentazione razionale. Per inciso, chi pensa, a livello popolare, che la Filosofia sia un insieme di chiacchiere, che si contraddicono pure tra loro, non la conosce ed è a suo modo un sofista molto scadente, quindi una specie di filosofo: pure per dire che la Filosofia non serve, ha detto infatti Aristotele, occorre fare Filosofia.

La ragione si può anche usare male, per scopi di comodo e malvagi, come ha dimostrato non solo la Storia dell’umanità, ma proprio ad esempio l’antica sofistica, oggetto di inopportuna rivalutazione nella decadente e corrotta cultura contemporanea (similis simile agnoscitur). La ragione può non essere illuminata e illuminante, ed ha un’autonomia solo  relativa dalle altre componenti della personalità umana, come hanno spiegato le religioni (vedi ad esempio, S. Giovanni Paolo II, Fides et ratio ) e anche già i primi (veri) filosofi, a cominciare da Eraclito:  come la bellezza è innanzitutto negli occhi di chi guarda, così la bruttezza e la stupidità sono nella mente di chi è schiavo delle sue passioni materialistiche, ingannatrici le chiamerà San Paolo (Lettera, consigliata, agli Efesini), apostolo che conosceva anche la Filosofia.

Ma perché gli antichi Greci hanno inventato la Filosofia? La mia risposta è duplice: perché non avevano alternative e perché Dio, presente in ogni uomo, li ha aiutati.

La maggior parte degli studiosi recenti, tra cui l’autorevolissimo (e da me stimatissimo) compianto prof. Giovanni Reale, hanno sostenuto, all’apparenza, tesi un po’ diverse. Il prof. Reale, scomparso nel 2014, studioso di fama mondiale, sosteneva che una serie di fattori concomitanti hanno favorito la nascita della Filosofia in Grecia, intorno al VI secolo a. C.:

– l’assenza di dogmi religiosi e di una casta sacerdotale che li custodisse, laddove la religione era veicolata dai poeti (Omero e Esiodo in primis); 

– la parallela assenza, nelle poleis, di un potere politico su base sacrale, come in Egitto o in Mesopotamia;

– lo sviluppo della borghesia mercantile, che si è contrapposta alla vecchia élite dominante, guerriera e aristocratica, e alla sua ideologia, anche mitologica, imponendo forme di governo in parte democratiche, il che ha comportato in certa misura pure la pubblica e libera discussione.

– Aristotele, infine, diceva che il raggiunto benessere economico, nelle poleis, aveva liberato dalla necessità incombente e quindi favorito la speculazione, mossa dal desiderio di capire, dalla “meraviglia”.

Questa configurazione storico-sociale-culturale avrebbe creato le circostanze favorevoli al felice parto filosofico, ed è senz’altro così, ma non lo spiega fino in fondo. 

Gli esseri umani, di ogni epoca, società e cultura, hanno sempre e comunque il problema della vita e il problema della morte: hanno bisogno di sapere come vivere e come morire. Sono generalmente protetti dall’angoscia della morte, diceva Ernesto de Martino, antropologo e filosofo ateo e marxista, dalla cultura di appartenenza, che assegna scopi e significati, e scherma e razionalizza (in senso freudiano), e allontana (psicologicamente) l’ineluttabile certezza. 

La religione è, nelle culture umane, di solito, l’orizzonte di significato in cui s’inscrive l’esistenza individuale e collettiva. Oggi, infatti, la rimozione della morte, nello stressante e idolatrico inseguimento quotidiano di fini solo terrenistici, rimozione rilevata pure da sociologi e psicologi, è parallela alla rimozione della religione, si vive spesso Etsi Deus non daretur , come se Dio non fosse dato, lo si accantona, dall’adolescenza, come un problema scomodo, senza fare troppe indagini e usando magari soluzioni – laiciste – preconfezionate fornite oggi a iosa dalla cultura di massa, mediatica o scolastica, e quindi da chi la produce, l’élite capitalista al potere. 

La religione ufficiale dei Greci, quella olimpica, omerica, pur con i suoi valori, di fronte ai problemi della vita e a quello della morte, faceva acqua da tutte le parti. Era cioè filosoficamente inadeguata a dare sicurezza esistenziale e psicologica, piena com’era di contraddizioni e basse passioni negli stessi volubili Dèi, a cui ci si sarebbe dovuti affidare. Poi era completamente su base mitologica, non storica, non era basata su fatti documentati (come invece l’ebraismo e il cristianesimo), ma solo su leggende, anch’esse contraddittorie, di dubbia e oscura origine.

È in questo contesto storico-culturale che uomini intelligenti e religiosi, non tanto schiavi delle loro passioni, e comunque disposti a rinunciarvi, si sono messi a cercare soluzioni alternative al problema della vita rispetto a quelle fornite dalla cultura ufficiale, dalla religione olimpica. Si sono allora diffusi contemporaneamente in Grecia i misteri orfici e la Filosofia, tra loro collegati e assimilati proprio dalla rinuncia alle passioni: solo un’anima pura può contemplare la verità, andando contro la moda corrente, e solo un’anima pura, dirà prima l’orfismo, poi la Filosofia, può sopravvivere alla morte e avere un’eternità felice. Gli orfici praticavano un particolare stile di vita e loro rituali di purificazione, credevano nel valore catartico della sofferenza, mentre i Filosofi delle origini, spesso influenzati dall’orfismo, utilizzarono anche tutta la loro intelligenza per spiegare diversamente la realtà, l’intera realtà, ma in cui era collocata e si svolgeva la loro vita bisognosa di senso, di significati perduti. 

Così i filosofi delle origini furono molto ma diversamente religiosi, come ha evidenziato il famoso studioso W. Jaeger. Erano dunque tutt’altro che atei, ma non credevano più alle favole mitologiche dei poeti e cominciarono a parlare dell’Uno, principio e fine di tutte le cose. Uno è il principio (l’archè) dei Milesi (infinito e indefinibile àpeiron per Anassimandro), Uno-Logos, Ragione divina che governa tutte le cose, è il principio in Eraclito, Uno il principio in Pitagora, Uno è l’essere di Parmenide, Uno il Nous (Intelligenza divina) di Anassagora, Uno il Dio supremo di Socrate e Platone, Uno il Motore Immobile di Aristotele, Uno il Logos, come in Eraclito, degli Stoici. I Fisici pluralisti e gli Epicurei coniugarono maggiormente la loro originale ricerca razionale su Dio con il tradizionale politeismo greco, peraltro con soluzioni diverse, ma sempre cercando di risolvere il problema della vita e della morte.

Erano tutti tentativi fallaci e parziali, ma hanno creato e sviluppato la ricerca razionale sulla realtà, allontanando i Greci dalle assurdità mitologiche, pure con vittime illustri, su tutti Socrate, come evidenzierà San Giustino, filosofo cristiano del II secolo.

Con la loro ricerca spirituale e intellettuale i Greci hanno contemporaneamente gettato le basi della civiltà occidentale, nei suoi aspetti razionali e scientifici, matematici e teologici, e della loro successiva conversione al cristianesimo. C’è un ordine matematico nella realtà e si può pensare il trascendente in termini razionali, ciò di cui si avvarrà il cristianesimo, nella elaborazione teologica della rivelazione (vedi illuminante discorso di papa Ratzinger a Ratisbona). La Filosofia greca, poi, dirà Clemente Alessandrino, filosofo greco-cristiano, è stato il Vecchio Testamento dei Greci, con la stessa funzione di preparatio evangelica di quello ebraico per gli Ebrei (e, si può immaginare, delle loro culture, per gli altri popoli).

Sorgerà infatti, sulle rovine dell’antica Filosofia greca, l’alba di un nuovo giorno, con la predicazione e i miracoli di San Paolo: il problema esistenziale posto dai Filosofi era in Cristo finalmente risolto.

Dio è presente in ogni uomo, dice il Vangelo (Gv 1,9) ed ha aiutato i Greci migliori, meno passionali, a trovarlo in se stessi, seppure parzialmente: chi rientra in sé stesso trova Dio. Ma la Provvidenza, che ha assegnato a ogni cultura umana una funzione specifica, ha fatto dunque della antica Grecia la base della razionalità umana. Essa non è quindi per niente in contrasto con la rivelazione di Cristo, verità dimostrata con ragioni e fatti, che anzi ne è la fonte, perché Gesù-Dio è Logos, dice il Vangelo (Gv 1), Ragione, Intelligenza suprema che governa l’universo e che è in ogni uomo e in ogni popolo in frammento. Anche la scienza moderna nascerà così ad opera di cristiani convinti e praticanti (i professori della Sorbona del Trecento, Leonardo da Vinci, Galilei, Cartesio, Newton, ecc.), unendo Filosofia, matematica e logica greca con  la rivelazione biblica, studiate e sviluppate per secoli nell’Europa cristiana. La Bibbia dice infatti, adombrando il metodo scientifico, che le teorie devono essere confermate da fatti: questa è la logica che sorregge la fede che Dio richiede: credetemi almeno a causa delle opere che compio, i miracoli, dirà Gesù. E le profezie che si realizzano sono un’altra prova fattuale, esplicitamente addotta da Dio (lo dice in Isaia) a conferma delle Sue parole. 

Sta agli uomini, quindi, ascoltare sé stessi, osservare i fatti, studiare i veri filosofi, leggere le Scritture, che riferiscono fatti, senza inventarsi alcuna insussistente contrapposizione tra razionalità, Filosofia, scienza, da un lato, e fede, dall’altro. Sono saperi complementari, che anzi vanno unificati in modo interdisciplinare, essendo unitaria la realtà. 

Ma solo chi cerca trova, ha detto Gesù.

Marco Santoro -2° classificato a concorso Professore/ricercatore di Pedagogia generale e sociale c/o Università dell’Aquila 2002

Già Cultore di Storia della Pedagogia e Pedagogia sociale c/o Università di Cassino, Docente di Filosofia e Storia nei Licei

Professore a contratto all’Università di Cassino. Autore di pubblicazioni scientifiche

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it       

Foto copertina immagine generata dall’AI

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