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La salute non è neutra: perché la medicina di genere è la vera rivoluzione scientifica

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Per decenni la medicina moderna ha lavorato su un presupposto scientifico errato: considerare il corpo maschile come il modello standard dell’essere umano e quello femminile come una sua replica in scala ridotta, condizionata solo da una diversa funzione riproduttiva. 

Oggi, la medicina di genere, sta scardinando questo vecchio paradigma. 

Non si tratta affatto di una “medicina delle donne“, ma di un approccio clinico d’avanguardia che studia come le differenze biologiche, genetiche, ormonali e socio-culturali influenzino lo sviluppo delle malattie, la manifestazione dei sintomi e la risposta alle terapie tra i due sessi. 

Prof. Dr. Fulvio Tomaselli

Curare in modo identico due organismi biologicamente differenti non è più scientificamente sostenibile.

Il divario più drammatico e immediato si consuma nel campo della cardiologia. Nell’immaginario collettivo, ampiamente alimentato dal cinema e dai media, l’infarto si manifesta sempre con un dolore acuto al petto che si irradia al braccio sinistro. Questo scenario descrive perfettamente l’attacco cardiaco maschile. Nelle donne, la realtà clinica è radicalmente diversa e, purtroppo, spesso letale. L’infarto femminile si presenta frequentemente con sintomi atipici: nausea, stanchezza improvvisa, mancanza di fiato, vertigini o un dolore localizzato esclusivamente alla schiena e alla mandibola. 

La mancanza del dolore toracico classico porta le donne a sottovalutare i segnali e a ritardare la richiesta di soccorso. 

Al tempo stesso, il personale sanitario può cadere in errore, etichettando il malessere come un banale attacco d’ansia.

Il risultato è un ritardo diagnostico che riduce in modo drastico le possibilità di sopravvivenza.

Anche la farmacologia moderna sconta un pesante pregiudizio storico. 

Per generazioni, la stragrande maggioranza delle sperimentazioni cliniche, per l’approvazione dei farmaci è stata condotta esclusivamente su soggetti maschi, sia umani che animali. 

Le donne venivano sistematicamente escluse dai trial clinici per evitare che le fluttuazioni ormonali tipiche del ciclo mestruale potessero “alterare” i dati finali della ricerca. Questo significa che oggi le donne assumono farmaci quotidianamente dosati e testati su organismi maschili. 

Tuttavia, il corpo femminile metabolizza i principi attivi in modi e tempi completamente differenti, a causa di una diversa percentuale di massa grassa, di una differente acidità gastrica e di una velocità di filtrazione renale ridotta. Non sorprende, quindi, che le donne registrino statisticamente un numero di reazioni avverse e di effetti collaterali ai farmaci da prescrizione nettamente superiore rispetto agli uomini.

Le divergenze biologiche diventano ancora più evidenti se analizziamo il sistema immunitario, dove i due sessi mostrano comportamenti diametralmente opposti. Le donne possiedono un sistema immunitario innato, molto più reattivo e potente, coordinato dalla presenza degli estrogeni e del doppio cromosoma X, che ospita la maggior parte dei geni legati alle difese. Questo scudo biologico protegge la donna dalle infezioni, ma presenta un risvolto drammatico: circa l’ottanta per cento delle persone colpite da malattie autoimmuni, come il lupusl’artrite reumatoide e la sclerosi multipla, è di sesso femminile

Il loro sistema immunitario è così aggressivo da arrivare a distruggere i tessuti sani dell’organismo. 

Al contrario, gli uomini hanno difese immunitarie innate più deboli contro virus e batteri, motivo per cui sviluppano più frequentemente complicanze gravi e tassi di mortalità più alti di fronte alle infezioni respiratorie acute.

Oltre ai fattori strettamente biologici, il genere inteso come ruolo socio-culturale esercita un impatto profondo sulle dinamiche di salute e prevenzione. 

Gli uomini tendono a ignorare i sintomi iniziali delle patologie croniche, evitano i controlli medici periodici per ragioni culturali legate all’idea di una presunta invulnerabilità, e arrivano alle cure quando il quadro clinico è ormai compromesso. 

Le donne, pur essendo statisticamente più attente alla prevenzione ordinaria, tendono a trascurare la propria salute quando questa entra in conflitto con il ruolo di caregiver familiare, accumulando un carico di stress e fatica che logora il sistema cardiovascolare e metabolico.

La medicina di genere rappresenta il passaggio fondamentale verso una reale medicina di precisione. Integrare la variabile del sesso in ogni fase del percorso medico, dalla ricerca di laboratorio alla diagnostica d’emergenza fino alla prescrizione terapeutica, non è solo un atto di equità sociale, ma un dovere scientifico imprescindibile per garantire a ogni individuo una cura efficace, sicura e strutturata sulle reali necessità del proprio corpo.

Prof. Fulvio Tomaselli

Angiologo Eticista Esperto di prevenzione della senescenza e di medicina rigenerativa

Medico Responsabile, RSA Villa Tuscolana – Sereni Orizzonti, Roma

Presidente onorario della società SIME

Vicepresidente di Labirinto 14 Luglio

Fultomas1@gmail.com

Labirinto14luglio@libero.it

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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