La tradizione storiografica, innanzitutto con Aristotele, narra che i primi filosofi furono quelli della Scuola di Mileto, colonia greca che oggi sarebbe in Turchia.
Dei filosofi delle origini sappiamo pochissimo, ma basta a considerarli dei geni e dei mistici, o comunque religiosamente ispirati, come ha detto W. Jaeger. Restano solo frammenti di loro opere perdute, o citazioni che si pensano testuali in opere di autori posteriori, oppure delle testimonianze di scrittori successivi, che riferiscono, magari a modo loro, i pensieri degli inziatori. In tale situazione (filologica) è impossibile farsi un quadro certo della prima teoresi. Sicuramente era iniziata la Filosofia, perché questi autori si ponevano il problema del Tutto in cui siamo inseriti e provavano a fornirne spiegazioni razionali, anche se spesso le presentano come rivelazioni divine.
Ma sono davvero in antitesi, o diverse, le due cose, non è la ragione umana anch’essa un dono, e quindi una parte, di Dio, ovvero una Sua manifestazione minore?
I primi filosofi, essendo panteisti, pensavano la ragione proprio in questi termini. Divina per i primi filosofi è tutta la realtà. Quelli della Scuola di Mileto sostenevano: con Talete, che il principio (archè) divino del Tutto è l’acqua e che “tutto è pieno di Déi”; con Anassimandro, che è infinito e indefinito, senza confini, àpeiron, il principio divino, sebbene conflittuale, dialettico, al suo interno; Anassìmene invece indicava nell’aria, soffio divino, pneuma, l’archè. Sempre nelle colonie greche dell’Asia minore, ma ad Efeso, visse Eraclito, un genio che mistici antichi, come San Giustino, o contemporanei, come certi induisti, hanno considerato ispirato da Dio. E di Dio Eraclito parlava, e lo diceva Uno-Logos, che voleva e non voleva essere chiamato Zeus, forse distinguendo le diverse possibilità umane di comprensione, e così magari era disposto a passare per Zeus presso i semplici.
Eraclito comunque divideva gli uomini in due categorie: gli svegli, quelli veramente intelligenti, che non erano schiavi delle loro passioni (superbia, lussuria, avarizia, ecc.), e i dormienti, tutti gli altri. Gli svegli capivano che c’è un ordine razionale e divino in tutte le cose, messo dal Logos, l’Intelligenza divina che governa il Tutto, che appare invece conflittuale e assurdo all’uomo comune, il dormiente. Le opposizioni dialettiche in divenire, che costituiscono la realtà, in cui nulla accade a caso, portano – diceva – ad una superiore armonia, ad un esito buono e giusto, nonostante il dolore e la morte. Il problema esistenziale umano, dunque, in Eraclito è risolto, c’è la possibilità di accettare la vita, la morte e la sofferenza, secondo una prospettiva simile a quella orfica, pure allora diffusa.
Ma anche i Milesi erano geniali: intuire un principio unico dietro l’apparenza molteplice anticipa la Fisica contemporanea. E Anassimandro l’ha detto infinito e indefinito, capace di assumere quindi infinite forme.
Ciò che Einstein, che pure considerava divina tutta la realtà, ha chiamato Energia, nella famosa equazione: E = mc².
Marco Santoro – 2° classificato a concorso Professore/ricercatore di Pedagogia generale e sociale c/o Università dell’Aquila 2002
Già Cultore di Storia della Pedagogia e Pedagogia sociale c/o Università di Cassino
Docente di Filosofia e Storia nei Licei
Professore a contratto all’Università di Cassino. Autore di pubblicazioni scientifiche
In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it
Foto copertina: immagine generata dall’AI

