Poema epico attribuito ad Omero e scritto tra l’VIII e il VII secolo avanti Cristo.
Il protagonista è Ulisse chiamato Odisseo (Ὀδυσσεύς) in greco antico.
Al di là che tale poema epico ci ha fatto penare le pene dell’inferno durante il liceo al pari dell’Iliade sempre attribuita ad Omero, appare in tutto il suo splendore che tali poemi siano stati stravolti dal cinema statunitense per seguire il politicamente corretto.
Ma non si è riusciti a cogliere, appunto, l’epicità dei poemi e il messaggio intriso degli stessi laddove Troy con Brad Pitt (bellissimo, biondissimo e palestrato a pressione 6.0 e impostazione ariana) tanto che se fosse stata viva Leni Riefenstahl, la cantrice del terzo reich nazista con il film Olimpia nel 1936, avrebbe avuto un orgasmo mentale nel vedere Achille/Brad Pitt in tale sfolgorante ma buzzurra bellezza.
Ma mentre in Troy, liberamente inspirato all’Iliade e cioè l’assedio di Troia dalle parti dell’attuale Canakkale nell’ ellesponto turco attuale, in questi giorni è uscito per la regia di Nolan il film Odissea e i puristi si sono sbellicati dalle risate e Vi spiego il perché.
La bellissima Elena di Troia è diversamente pigmentata (se scrivessi nera mi affibbierebbero il termine razzista) laddove la attrice che la interpreta – Lupita Nyong’o – ha affermato che in Omero non c’è mai stato spazio per le donne.
Al di là che Omero descrive (Elena) Ἑλένη λευκώλενος καὶ χρυσοκόμη Elena dalle bianche braccia e dai capelli dorati…per cui “leggermente” lontana dai canoni estetici di Hollywood, non mi dimentico che anche il premio Nobel per la letteratura nel 1963 Giorgio Seferis nella poesia Elena (bellissima) se da una parte spiega al meglio le atrocità della guerra (le anime
consegnate alla mole, come grano) dall’altra ne sancisce la causa in Elena stessa e la sua bellezza (per uno scarto di farfalla, una piuma di cigno,
per una spoglia vuota, per un’Elena).
Ora, non che sia brutta la attrice di Nolan – tutt’altro – ma certo è che la mitologia dice altra cosa.
Il concetto del mito è una rappresentazione laica ma altrettanto sacra dei ricordi e su di esso si fonda buona parte della letteratura del mondo occidentale che ha la sua origine nella filosofica e letteratura della Grecia Antica e costituisce spesso l’architrave del sapere e della saggezza.
Cosa che gli statunitensi non posso sapere perché popolo e nazione relativamente giovane che ha cancellato la sua storia con lo sterminio dei nativi americani da parte dei caw boys alla conquista del west i nuovi Achei dell’Iliade.
Ma come nella Iliade parteggiavo nell’umanissimo Ettore nel duello con Achille, al pari del troiano parteggiavo per gli indiani e segno inequivocabile che il mio destino di avvocato e giurista forse era già segnato inconsapevolmente.
Affermare che Omero aveva dato poco spazio alle donne denota che la stessa Lupita Nyong’o sia una sostanziale somara o somaro chi le abbia riferito ciò perché mentre nell’Iliade è successo un casino epico per una donna bellissima, nell’Odissea con il viaggio di Ulisse per tornare a casa mettendoci dieci anni manco avesse usato la circumvesuviana, i punti centrali sono il concetto del ritorno (νόστος) ma anche l’attesa e la fedeltà in po’ cogliona incarnata da Penelope ad Itaca.
Penelope vista come premio finale del viaggio anche se durante lo stesso Ulisse si fece i cavoli suoi con Calipso abbandonata dal nostro eroe dopo ben sette anni tanto da essere considerato un eroe moderno primordiale del maschio ego riferito.
Ne consegue, ad un attento esame, che sono due donne le figure centrali sia dell’Iliade che dell’Odissea, là Elena e qua Penelope perché sono il motore e la fonte di ispirazione dei poemi omerici.
Così come centrali nelle sacre scritture sono la Madonna e la Maddalena e affermare il contrario si sfocia nel ridicolo dimostrando che quanto meno non si è capito nulla di ciò che si è letto.
Come accade spesso agli statunitensi a meno che siano ammantati di malafede perché’ oramai accecati dal politicamente corretto e dalla cultura woke nell’eterna contraddizione di tale scellerato paese dove si può comprare un carro armato (un paradosso) al supermercato pagandolo a mezzo della Findomestic del posto.
Ne consegue che gli Usa o quanto meno il cinema di tale paese, al fine del guadagno facile derivante dai soliti entusiasti radical chic, ama stravolgere il mito senza conoscerlo non accorgendosi che così facendo vanno a demolire le basi della cultura occidentale.
Sul punto, senza scomodare i miei soliti noti che vanno da Guénon ad Evola e il loro concetto di tradizione, ritengo che la moderatezza conservatrice di Roger Scruton sia più pregnante “la cultura di una civiltà è l’arte e la letteratura attraverso la quale sale alla coscienza di se stessa e definisce la sua visione del mondo”.
Il problema, quindi, è che Hollywood sta diventando l’elemento trainante della cultura occidentale con tutti i limiti ad essa connessi ma su cui si sta appiattendo una ben nota parte politica che sta dalla parte del giusto, dimenticando che lo stravolgimento del mito comporta inevitabilmente che viene a mancare il citato architrave del sapere di cui si ritiene saggio e bravo.
E invece tutto si riduce ad avere più incassi al cinema, pensate un po’.
Aveva ragione Freud:” L’America è colossale, un errore colossale”.
Filippo Teglia – Avvocato cassazionista penalista, pubblicista, giurista e docente universitario a contratto
In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

