Notizie recenti

| | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
Home Cultura Cultura e società I Giganti di Sardegna: tra storia di una civiltà evoluta e leggende

I Giganti di Sardegna: tra storia di una civiltà evoluta e leggende

Molto probabilmente quella sarda è la civiltà evoluta più antica della quale moltissimo c’è ancora da scoprire. I “Giganti” Mont’e Prama in Sardegna sono infatti la testimonianza di una civiltà che utilizzava il ferro 3 millenni prima del periodo egizio di Tutankhamon.

La leggenda di “Atlantide” è fortemente legata alla Sardegna e non si esclude che nelle ricerche prossime possano venire alla luce elementi comprovanti.

Ma lasciamo il fascino della leggenda e entriamo nell’affascinante mondo della civiltà nuragica e dei 6 millenni che l’hanno preceduta attraverso i racconti del professor Ivo Zoncu e del maestro Carmine Piras ospiti del Canale Telegram “Il Giusnaturalista” #@Giusnaturalista del Professor Daniele Trabucco.

“Frequentando la Sardegna e lo straordinario popolo sardo, mi sono innamorato dei Giganti di Sardegna e degli oltre 6000 anni di storia di questa civiltà”, ha introdotto la diretta telegram il professor Trabucco prima di presentare i relatori e lasciare spazio ai saluti di Sandra Mella, consigliera del Comune di Belluno, oltre a presentare il prof. Don Roberto Caria che ha partecipato, non solo come uditore ma portando anche un suo contributo di docente.

Siamo onorati quando la gente apprezza e ama il nostro territorio – Introduce Ivo Zoncu ex sindaco di Riola Sardo, presentando il maestro Piras – e Carmine, considerato uno dei più grandi scultori, ci condurrà con le sue opere nella storia dei Giganti di Sardegna”.

In collegamento dal suo laboratorio, immerso nelle statue riprodotte nelle stesse proporzioni originali e con le medesime tecniche costruttive, il Maestro Carmine Piras, prende per mano il gruppo telegram per accompagnarlo indietro di 10.000 anni, in un profondo spaccato di storia della civiltà sarda.

Vorrei precisare che non sono un archeologo, si presenta il Maestro Piras – ma un artista che ha dedicato molto tempo a ricercare gli stili che hanno dominato la nostra cultura dal paleolitico alla fine della civiltà nuragica, che è il punto più alto raggiunto dalla civiltà ma avanti ad essa ci sono 10.000 anni di storia che hanno condotto a tutto questo splendore. Sarebbe quindi opportuno partire dal paleolitico per giungere, infine, al periodo dei Giganti, così detti non tanto per l’altezza ma per l’importanza dei soggetti e la elevata cultura che esprimevano.

Queste statue, infatti, secondo la mia personale opinione, sembra siano state costruite nel massimo della potenza della civiltà nuragica. La statuaria dei giganti di Mont’e Prama in Sardegna è tra le più antiche statuarie al mondo, databile circa 800 anni prima della statuaria greca.

Certo che la datazione della pietra è impossibile, quindi si deve ricercare con la logica e con i reperti organici ritrovati. Le statue rappresentano guerrieri come Il pugilatore, un arciere, e l’ultimo rinvenuto è un guerriero con uno scudo particolare (a forma di cono e collegato al petto per essere meglio portato con possibilità di movimento basculante) e un guantone in bronzo indossato sul pugno destro.

Sono giunte sino a noi anche le spade dei guerrieri, solo quelle votive realizzate in bronzo, perché quelle vere, forgiate in ferro, si sono consumate essendo il materiale solubile in acqua.”

Se la civiltà sarda ha espresso il primato sulla arte statuaria, per la presenza e facile disponibilità di ferro, la civiltà già precedente a quella nuragica aveva la capacità di fondere il ferro e modellarlo per fare utensili e armi, realizzando un altro primato mondiale di assoluto valore: l’uso del ferro.

Qui abbiamo ferro nativo – prosegue Piras – perciò il ferro non lo hanno portato da fuori gli ittiti, come alcuni presumevano, ma è tutto autoctono. Il ferro si trova in quelle spiagge.”

Una prova viene dalle tombe, apparentemente risalenti a 4000 anni a.c.  che, essendo scavate nel granito, non potevano essere state lavorate con pietra bensì scalpelli e utensili vari di ferro.

Lo stesso Maestro Piras ha provato a realizzare utensili dal materiale ferroso raccolto utilizzando le semplici attrezzature di cui avrebbero potuto essere stati dotati e in grado di utilizzare.

Per ottenere il ferro – illustra il Maestro – basta realizzare un forno di un metro di altezza e di 45 cm di diametro e con il carbone si arriva a temperature di 1500 gradi sufficienti a fondere la sabbia ferrosa per ottenere agglomerati ferrosi che poi in seguito, riportati a 800 gradi possono essere forgiati facilmente.”

 Di primato in primato, la civiltà nuragica evolve e scopre le leghe come il bronzo e altre fusioni. 

Il bronzo nuragico è – prosegue Piras – fusione di rame e stagno a dimostrazione di una grande scuola dell’arte fusoria e dell’arte plastica pur mantenendo i medesimi canoni nelle lavorazioni del ferro, cuoio e tessuti.

La grandezza della civiltà nuragica viene costantemente confermata dai vari ritrovamenti come ad esempio un bronzetto, esposto al museo di Cagliari e riprodotto da Carmine Piras, che raffigura un uomo che offre con la mano sinistra un piatto con pane mentre il braccio destro è alzato in segno di saluto, mostrando la mano nuda, quindi disarmata (1600 a.c. la presunta datazione).

L’uomo è vestito con pantaloni sopra i quali è indossato il gonnellino, del tutto simile a quello tipico tradizionale sardo, e una giacca con cappuccio. Particolarmente interessante è la originale e perfetta capigliatura. Considerando che la datazione è coerente con al civiltà egizia di Ramsete III, ecco che si evince che la civiltà nuragica era ben più avanzata rispetto a quella egiziana. Una civiltà ben organizzata dal punto di vista sociale e militare, con una imponente flotta composta da navi senza rematori, perciò in grado di muoversi di bolina, per tutto il mediterraneo e a tutto ciò si aggiunga che l’uso del ferro nuragico risale addirittura a 3.000 anni prima dell’era di Tutankhamon. 

Il declino della civiltà nuragica è iniziato nel periodo punico quando si è mescolata con i punici per fare la guerra ai romani.”

Il Professor Don Roberto Caria interviene per sottolineare come la struttura politica nuragica, verso il 1.800 a.c. fosse di tipo cantonale, retta da governatore locale.  “Per cui l’epoca delle 10.000 torri nuragiche descritta da Piras, è l’epoca della unificazione. Questo si percepisce ancora nei sardi moderni riconoscibili in un unico popolo ma legati alle tradizioni locali. L’epoca punica è una prima forma di globalizzazione mediterranea. La crisi arriva nel momento in cui popoli, commercialmente potenti, sono andati alla conquista di altre terre.”

Per Piras il declino della civiltà nuragica, più che per le conquiste esterne, è stata causata dalla malaria costringendo le popolazioni decimate dalla malattia a ritirarsi sulle alture e ricevendo in eredità l’anemia mediterranea e una statura più ridotta ma rinforzando la tempra e resistenza dei sopravvissuti. 

Era una civiltà molto organizzata con una forte spinta alla solidarietà e sussidiarietà. “Ad esempio se qualcuno perdeva il gregge, tutti contribuivano con una quota del proprio gregge per la ricostruzione del gregge perduto.”

Una appassionata discussione è stata quindi innescata parlando dei nuraghi e in particolare della straordinarietà del Pozzo di Santa Cristina. Una costruzione dalla fattura millimetrica, posizionato in area altamente energetica e con un particolare orientamento astrale.

Costruzione che ben rappresenta la elevata cultura e civiltà nuragica, all’interno della quale è stato anche ritrovata una statua di un rabdomante. “La verghetta del rabdomante, conclude il maestro Piras, serviva non solo per cercare l’acqua ma anche i minerali entro i quali scorreva l’acqua stessa e per identificare le energie negative delle persone”.

Santa Cristina è il più grande capolavoro nuragico, la massima espressione architettonica di questa civiltà risalente a circa 3000 anni fa, per quanto sembri costruito oggi, con i suoi massi squadrati, perfettamente incastrati con una geometria perfetta.

Come anticipato è il pozzo sacro più rappresentativo dell’Isola dove storie, leggende e verità si intrecciano tra loro.

Lamberto Colla – Direttore

Fuori dal Silenzio

SatiQweb

dott. berardi domenico specialista in oculistica pubblicità

Condividi

Condivi questo Articolo!